Facile: è un dio del pantheon norreno, crederà in suo padre Odino. Ma Hulk? E l’Uomo Ragno? Batman? E Superman?

Per la serie: le cose di cui non sentivamo il bisogno, ecco un elenco il più completo possibile delle affiliazioni religiose dei personaggi dei fumetti. Quando diciamo “il più completo possibile” intendiamo proprio, il più completo possibile: non mancano neanche Paperino, Zio Paperone, Qui Quo e Qua.

Nella tabella si specifica se il personaggio in questione è un supereroe, un cattivo, un dio di qualche tipo, uno scienziato. Si possono cercare i personaggi e filtrare le ricerche in base alle religioni prese in considerazione.

I supereroi comunisti (da quando è una religione?)

I supereroi comunisti (da quando è una religione?)

Il più importante supereroe mormone pare essere Capitan Canuck. Mai sentito prima.

(Noi non avremmo messo Sogno degli eterni tra le entità cosmiche, stava meglio sopra a tutti. Ma son gusti personali.)

joss-whedon

Joss Whedon è conosciuto dai più per il film sui Vendicatori uscito l’anno scorso, campione d’incassi e piuttosto amato anche in redazione. In realtà la poetica di Whedon inzia vent’anni fa, con Buffy l’ammazavampiri: e da lì attraversa delle serie molto belle (Firefly, ingiustamente sacrificata all’altare dell’audience), serie che partono male e chiudono prima di ingranare fino in fondo (Dollhouse), autentici capolavori (Dr Horribles Sing-Along Blog). Per capire un po’ chi è e in cosa crede, il suo discorso ai laureati dell’università di Wesleyan lo scorso 26 maggio capita a fagiolo:

(…) This connection is part of contradiction. It is the tension I was talking about. This tension isn’t about two opposite points, it’s about the line in between them, and it’s being stretched by them. We need to acknowledge and honor that tension, and the connection that that tension is a part of. Our connection not just to the people we love, but to everybody, including people we can’t stand and wish weren’t around. The connection we have is part of what defines us on such a basic level.

Freedom is not freedom from connection. Serial killing is freedom from connection. Certain large investment firms have established freedom from connection. But we as people never do, and we’re not supposed to, and we shouldn’t want to. We are individuals, obviously, but we are more than that.

So here’s the thing about changing the world. It turns out that’s not even the question, because you don’t have a choice. You are going to change the world, because that is actually what the world is. You do not pass through this life, it passes through you. You experience it, you interpret it, you act, and then it is different. That happens constantly. You are changing the world. You always have been, and now, it becomes real on a level that it hasn’t been before. (…)

{di Stefano Torregrossa}

Che la grammatica non sia materia inerte dovrebbero insegnarlo di più a scuola: l’impressione dai banchi delle aule è che la nostra lingua sia pressoché immobile e immutata e che – fatto salvo per qualche neologismo giornalistico e per un paio di termini stranieri legati al web – i vocabolari siano di fatto gli stessi da decenni. Prendiamo ad esempio i segni di punteggiatura. Li conosciamo tutti: punto, virgola, due punti, punto e virgola, punto esclamativo e punto interrogativo; poi ci sono i trattini, le virgolette, le parentesi e tutti gli altri simboli; i più esperti aggiungeranno anche i segni di punteggiatura stranieri, come il punto interrogativo rovesciato delle lingue spagnole.

Nel mondo del web, sono gli smiley a decidere il tono della conversazione. Ciononostante, non sono sempre univoci – tant’è che per una domanda o un’affermazione tendiamo più spesso ad usare ? e ! anziché gli opportuni smiley. continua a leggere ➛