Vandali della matassa: Eleanore Rigby

{di Alessandro Romeo}

Questa è la prima puntata di una rubrica dedicata alla gente che ci piace. Vivana Capurso con i suoi We got the city tornerà l'anno prossimo. Perché le bionde tornano sempre.

Colti, raffinati, scapigliati e irriverenti, quelli di
Eleanore Rigby sono la stella cometa delle riviste indipendenti italiane.

Se quel proto-nerd di Pietro Bembo li avesse conosciuti, li avrebbe prelevati da Milano e calati nell’amena corte di Asolo a parlare d’amore platonico in chiave cristiana. Purtroppo per Bembo tutto sarebbe finito a colpi di Cabernet Superiore e
snuff-movies. Andrea Ferrari si sarebbe arrampicato su un platano a massaggiarsi la barba, cercando di colpire i pettirossi con lo sputo, Danilo Deninotti avrebbe passato il suo tempo a sperimentare nuove forme di bodypainting sulla schiena degli orsi, Giorgio Fontanta sarebbe scomparso e ricomparso a più riprese, ogni volta con una donna diversa, rossa di capelli e dallo spiccato accento british, Filippo Ferrari avrebbe preso sotto braccio il Bembo, per polverizzato con una fatality appena svoltato l’angolo.

La prima volta che li ho visti di persona è stato al
BIRRA di Perugia. Il BIRRA l’hanno inventato loro (assieme a quelli di FAM) e quello di Perugia era il primo. Noi di inutile - i giovenissimi - non capivamo un tubo e dovevamo apparire piuttosto estranei alla situazione: arrivato al gazebo che ospitava il banchetto pieno di riviste con l’intenzione di presentarmi, Filippo Ferrari tentò di vendermi una copia di inutile.

Eleanore Rigby è una rivista bellissima, bianchissima ed elegantissima. Ti viene naturale tenerla in mano alla stregua di una meringa, di una calle, di un cucciolo di White Terrier (quello a destra, sull’etichetta di Black&White). Poi, ad ogni numero, ci caschi e ti innamori della donna che sta in copertina, sempre diversa: sfogli sperando ci sia il nome, la città in cui vive, magari il contatto Facebook, ma niente. D’altra parte Eleanore non è una donna in carne e ossa, ma l’essenza stessa della femminilità. Ti sorride dal primo piano, ti fa abbassare lo sguardo, e quando trovi il coraggio di rialzarlo lei è già sparita dietro la tenda.

Eleanore Rigby esisteva già quando una parte della sua redazione giocava a prendere a calci i pacchetti di Marlboro sotto i portici di Bologna. Il formato era diverso, l’A4 pinzato con cui si comincia, poi nel tempo si è evoluta fino a diventare il brossurato con copertina semirigida da bava alla bocca. Dai tempi di Bologna a oggi il contenuto non è cambiato: in ogni numero c’è una manciata di racconti, alcuni scritti da loro, altri scritti da gente esterna alla redazione. Se te lo stai chiedendo, sì, puoi mandargli i tuoi racconti: ma devi essere bravo, e bello.

Tra non molto dovrebbe uscire il nuovo numero. Non si sa nulla a riguardo, a parte che avrà un titolo bellissimo e ci sarà di mezzo un coniglio. Tenete d’occhio il loro sito.
Eleanore Rigby: perché il punk è figlio del gusto.

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