Vandali della matassa: Colla
25/09/09 00:12 Archiviato in:vandali della
matassa
{di Alessandro
Romeo}
Francesco Sparacino è uno dei fondatori di Colla. A parte questo è una pippaduomo: non regge l’alcol e, per nascondere la sua pipperìa, va in giro dicendo che io sono un alcolizzato.
Questo mi sembra il luogo giusto per rendere nota la cosa.
Ci siamo conosciuti a Torino qualche mese fa, dopo aver scoperto di vivere nello stesso quartiere. Ci diamo un appuntamento alla chiesa di Largo Saluzzo, prendiamo una birra, parliamo di riviste. Poi, mentre siam lì seduti, mi viene una specie di solletico lungo la schiena e comincio a tirarmela in maniera indegna, dicendo che inutile qua inutile là, che le riviste ah le riviste, che il Birra eh io con inutile ho partecipato il BIRRA, ho partecipato al BIRRA! Poi, col tono da fratello maggiore, gli chiedo come funziona Colla. E lui mi spiega che l’idea di fondo è quella di mettere in ogni numero un paio di autori famosi e una manciata di sconosciuti. Mi racconta che cercano di pubblicare un numero nuovo ogni tre mesi, ma che per ora sono solo online. Tsk, penso. Autori famosi.
«Tipo?»
«Be’» fa lui. «Tipo boh, c’hai presente Veronesi?»
«Sì.»
«Ecco, Veronesi.»
«Veronesi?»
«Sì.»
«Come Veronesi?»
«Veronesi. Una persona gentile.»
«Una persona gentile?»
«Sì. Ci ha dato un suo vecchio racconto.»
«Veronesi?»
«Sì. È che non ci convinceva del tutto.»
«...»
«Stavamo pensando di fare un po’ di editing. Poco poco, una puntina.»
«A Veronesi?»
«Sì. Veronesi. Una persona davvero gentile. Poi l’abbiamo lasciato così perché in realtà - diciamocelo - andava bene.»
«Pippaduomo.»
«Cosa hai detto?»
La seconda volta che ci vediamo è in occasione della festa di Minimum Fax, durante la Fiera del Libro. Francesco ha gli inviti gratis e me ne allunga uno come fosse una caramella trovata per caso in tasca. Io accetto e mi accodo. Alla festa Francesco saluta. Saluta gente che non conosco, gente che scrive, gente famosa. Francesco conosce. Io mi limito a indicare Giorgio Vasta, l’unico che riconosco. Dico «uh uh Giorgio Vasta, eh eh Giorgio Vasta!». Francesco mi guarda come gli avessi detto «c’è mio cugino con la macchina nuova».
E allora in me scatta qualcosa: qualcosa che puzza di complesso di inferiorità.
Qualche ora dopo conosco un altro ragazzo di Colla. Si chiama Marco e mi parla di letteratura. Tanta letteratura, tanti nomi, conoscenza, erudizione, passione. Cazzo, penso. Cazzocazzo. E poi questo Marco è pure ubriaco... come fa? Dico un paio di volte “Carver” a caso, durante il discorso, tanto per darmi un tono.
Poi mi rinchiudo in un bagno e ragiono. Piango molto.
Nei giorni successivi, osservando Francesco, elaboro un piano. Distruggere Colla dall’interno. Il piano ha pure un nome preciso: Vov.
Me ne rendo conto una sera - ! - che Francesco non ha mai assaggiato il Vov.
Il suo gusto seducente e zuccherino lo ammalia. Beve il mio Vov, ne ordina un altro. Poi beve un paio di birre, ma la sua testa è tutta per quel miscuglio magico di uovo crudo e alcol. È fatta. Usciamo dal locale che già barcolla.
«Tu non sei ubriaco» mi dice. «Tu non sei umano. Tu sei di origine veneta. Tu reggi, alcolizzato di merda.»
Poi mi racconta del terzo membro di Colla.
«È il nostro webmaster» dice. «È un genio. Si chiama Stefano e si arrampica sulle impalcature.»
Non aggiunge altro.
Anche se la dipendenza da Vov comincia a fare i suoi danni, Colla continua. Con le sue copertine illustrate, i suoi sei racconti massicci, lavorati, perfezionati. I nomi famosi accanto a quelli sconosciuti. Le video interviste, montate da Antonio Marzotto, le recensioni precise. Manca il cartaceo, quello sì. Ma si sa che ci vuole tempo, e pure un po’ di culo. Intanto i numeri sono già impostati per la stampa e te li puoi scaricare gratuitamente dal loro sito. L’ultimo numero (il terzo) è appena uscito. Numero ricco, pieno di gente che ha già pubblicato, e c’è pure un racconto di Morozzi.
Ciò che non funziona nella strategia Vov è che debilita uno dei membri di Colla, ma la rivista nel suo complesso non sembra accusare il colpo. Ormai trovi Francesco a qualunque ora del giorno nei bar più marci di San Salvario a fraternizzare con brutta gente, giocando a freccette e a tresette, e bevendo Vov travasato in bottiglie di plastica da mezzo.
Fonti abbastanza attendibili dicono che col Vov ci faccia direttamente le frittate che poi divora a mani nude.
L’ultima volta che l’ho visto è stato qualche giorno fa. Erano le due di notte e camminavo stretto nella giacca, quando a un certo punto lo vedo che traffica con delle bombolette davanti alla facciata della Chiesa di Largo Saluzzo.
Sugli scalini davanti all’ingresso principale ha scritto “Quelli di inutile sono tutti degli alcolizzati di Vov”.
Ma in quella scritta qualcosa non torna.
Quando mi vede prende paura, poi si ricompone.
«Ciao Francesco» dico.
«Cosa vuoi? Stammi lontano» fa lui.
«Francesco.»
«Sei l’anticristo, non toccarmi.»
«Francesco. Senti. Vov si scrive con la vu, non con la vudoppia come hai scritto tu. Sennò è “uau”.»
Francesco Sparacino è uno dei fondatori di Colla. A parte questo è una pippaduomo: non regge l’alcol e, per nascondere la sua pipperìa, va in giro dicendo che io sono un alcolizzato.
Questo mi sembra il luogo giusto per rendere nota la cosa.
Ci siamo conosciuti a Torino qualche mese fa, dopo aver scoperto di vivere nello stesso quartiere. Ci diamo un appuntamento alla chiesa di Largo Saluzzo, prendiamo una birra, parliamo di riviste. Poi, mentre siam lì seduti, mi viene una specie di solletico lungo la schiena e comincio a tirarmela in maniera indegna, dicendo che inutile qua inutile là, che le riviste ah le riviste, che il Birra eh io con inutile ho partecipato il BIRRA, ho partecipato al BIRRA! Poi, col tono da fratello maggiore, gli chiedo come funziona Colla. E lui mi spiega che l’idea di fondo è quella di mettere in ogni numero un paio di autori famosi e una manciata di sconosciuti. Mi racconta che cercano di pubblicare un numero nuovo ogni tre mesi, ma che per ora sono solo online. Tsk, penso. Autori famosi.
«Tipo?»
«Be’» fa lui. «Tipo boh, c’hai presente Veronesi?»
«Sì.»
«Ecco, Veronesi.»
«Veronesi?»
«Sì.»
«Come Veronesi?»
«Veronesi. Una persona gentile.»
«Una persona gentile?»
«Sì. Ci ha dato un suo vecchio racconto.»
«Veronesi?»
«Sì. È che non ci convinceva del tutto.»
«...»
«Stavamo pensando di fare un po’ di editing. Poco poco, una puntina.»
«A Veronesi?»
«Sì. Veronesi. Una persona davvero gentile. Poi l’abbiamo lasciato così perché in realtà - diciamocelo - andava bene.»
«Pippaduomo.»
«Cosa hai detto?»
La seconda volta che ci vediamo è in occasione della festa di Minimum Fax, durante la Fiera del Libro. Francesco ha gli inviti gratis e me ne allunga uno come fosse una caramella trovata per caso in tasca. Io accetto e mi accodo. Alla festa Francesco saluta. Saluta gente che non conosco, gente che scrive, gente famosa. Francesco conosce. Io mi limito a indicare Giorgio Vasta, l’unico che riconosco. Dico «uh uh Giorgio Vasta, eh eh Giorgio Vasta!». Francesco mi guarda come gli avessi detto «c’è mio cugino con la macchina nuova».
E allora in me scatta qualcosa: qualcosa che puzza di complesso di inferiorità.
Qualche ora dopo conosco un altro ragazzo di Colla. Si chiama Marco e mi parla di letteratura. Tanta letteratura, tanti nomi, conoscenza, erudizione, passione. Cazzo, penso. Cazzocazzo. E poi questo Marco è pure ubriaco... come fa? Dico un paio di volte “Carver” a caso, durante il discorso, tanto per darmi un tono.
Poi mi rinchiudo in un bagno e ragiono. Piango molto.
Nei giorni successivi, osservando Francesco, elaboro un piano. Distruggere Colla dall’interno. Il piano ha pure un nome preciso: Vov.
Me ne rendo conto una sera - ! - che Francesco non ha mai assaggiato il Vov.
Il suo gusto seducente e zuccherino lo ammalia. Beve il mio Vov, ne ordina un altro. Poi beve un paio di birre, ma la sua testa è tutta per quel miscuglio magico di uovo crudo e alcol. È fatta. Usciamo dal locale che già barcolla.
«Tu non sei ubriaco» mi dice. «Tu non sei umano. Tu sei di origine veneta. Tu reggi, alcolizzato di merda.»
Poi mi racconta del terzo membro di Colla.
«È il nostro webmaster» dice. «È un genio. Si chiama Stefano e si arrampica sulle impalcature.»
Non aggiunge altro.
Anche se la dipendenza da Vov comincia a fare i suoi danni, Colla continua. Con le sue copertine illustrate, i suoi sei racconti massicci, lavorati, perfezionati. I nomi famosi accanto a quelli sconosciuti. Le video interviste, montate da Antonio Marzotto, le recensioni precise. Manca il cartaceo, quello sì. Ma si sa che ci vuole tempo, e pure un po’ di culo. Intanto i numeri sono già impostati per la stampa e te li puoi scaricare gratuitamente dal loro sito. L’ultimo numero (il terzo) è appena uscito. Numero ricco, pieno di gente che ha già pubblicato, e c’è pure un racconto di Morozzi.
Ciò che non funziona nella strategia Vov è che debilita uno dei membri di Colla, ma la rivista nel suo complesso non sembra accusare il colpo. Ormai trovi Francesco a qualunque ora del giorno nei bar più marci di San Salvario a fraternizzare con brutta gente, giocando a freccette e a tresette, e bevendo Vov travasato in bottiglie di plastica da mezzo.
Fonti abbastanza attendibili dicono che col Vov ci faccia direttamente le frittate che poi divora a mani nude.
L’ultima volta che l’ho visto è stato qualche giorno fa. Erano le due di notte e camminavo stretto nella giacca, quando a un certo punto lo vedo che traffica con delle bombolette davanti alla facciata della Chiesa di Largo Saluzzo.
Sugli scalini davanti all’ingresso principale ha scritto “Quelli di inutile sono tutti degli alcolizzati di Vov”.
Ma in quella scritta qualcosa non torna.
Quando mi vede prende paura, poi si ricompone.
«Ciao Francesco» dico.
«Cosa vuoi? Stammi lontano» fa lui.
«Francesco.»
«Sei l’anticristo, non toccarmi.»
«Francesco. Senti. Vov si scrive con la vu, non con la vudoppia come hai scritto tu. Sennò è “uau”.»



