L'uomo fra le nuvole

{Daniele Piccinini}

Era un uomo che viveva fra le nuvole. No, non era un aviatore e nemmeno un gabbiano, pur appartenendo al regno animale e non vegetale. Viveva fra le nuvole perché era molto alto? Be’ non esageriamo anche se sfiorava il metro e ottanta il che è ragguardevole di questi tempi, ma non sufficiente a lambire il cielo.

Il fatto era che alla cicogna, che l’aveva raccolto al campo dei (neo)nati, ovvero dei bambini nati con nei, era caduto durante il trasporto in fasce. La cicogna cadde in ambasce, non si dava pena (anche perché non era un giudice e non conosceva il codice civile) ma ugualmente non riuscì a trovarlo.

Il neonato crebbe su una nuvola. È dire poco che si sentiva da Dio. Innanzitutto la nuvola è composta dalla stessa sostanza dello zucchero filato: lo zucchero appunto. Quindi crebbe sano e robusto anche se con un certo tasso di glicemia. Quando si sentiva solo, usava le altre nuvole come surf e scendeva sulle alte vette, tipo il K2 o l’Everest. Qui ebbe, all’età di 17 anni terrestri che sono 3 in anni nuvolari, una colluttazione con lo Yeti e si fece l’idea della Terra come posto inospitale.

Perciò tornò alla sua nuvola che negli anni era stata rosicchiata abbondantemente, e andò proprio a sedersi dove c’era il buco più grande. Cadde sulla Terra. Ora si è convertito, lavora in fabbrica siderurgica e sta allargando il buco dell’ozono. Si è innamorato di una fumatrice incallita. Ma ogni tanto quando cade in depressione ed astinenza va al Luna Park e si compra tre chili di zucchero filato.

Perciò dico che l’aria ha un peso.