Teatrismi (2)

{di Paolo Zaffaina}

Inizio questa seconda puntata esprimendo le mie più sincere scuse al B.V.M.S per il ritardo con cui gli ho inviato il presente post; ritardo che si esprime in: qualche-ora-dal-momento-della-pubblicazione. Purtroppo, era rimasta impressa nella mia mente una data di consegna che non corrispondeva alla realtà. Per evitare ulteriori spiacevoli disguidi, pur andando contro ogni mio ancestrale istinto di sopravvivenza, mi sono munito di mini agendina acquistata da “Tutto a 1€” in cui riporterò le date precise delle pubblicazioni, agendina che provvederò a perdere, a salvaguardia della mia incolumità mentale, entro i prossimi venti giorni. Le mie scuse vanno quindi, oltre che al B.V.M.S., alla redazione di inutile, mentre il mio cordoglio è rivolto ai sacri gioielli di famiglia del Nostro i quali hanno roteato vertiginosamente in senso antiorario fino a qualche ora fa.
Ho deciso di dedicare questo numero interamente alla “Lettera aperta al B.V.M.S.” per tre motivi:
- per una interessante mail che mi è giunta qualche giorno fa
- per ruffianarmi il B.V.M.S.
- perché l’articolo che avevo già scritto lo tengo buono per la prossima volta così faccio il fico non lo consegno in ritardo e rivaluto la mia immagine.

LETTERA APERTA AL B.V.M.S.
Caro Matteo, sono orgoglioso e oltremodo gaudente per il messaggio di posta elettronica che mi hai inviato qualche giorno fa dopo la nostra visita serale al reading del castello di Serravalle in cui, tra un dibattito e l’altro, hai anche avuto modo di toccare con mano e non solo, il fossato dell’antico maniero. Il contenuto della suddetta mail era tanto semplice quanto esplicito e riportava un link ed una frase; cito testualmente: “Questi qui li voglio al Bersaglieri!” (il Bersaglieri è il teatro gestito dalla compagnia Teatroasincrono a cui appartengo. Segue link).
Orgoglio e gaudio sono motivati innanzitutto dal fatto che, evidentemente, il mio indottrinamento coatto nei tuoi confronti riguardo il teatro sta dando i suoi frutti e, in secondo luogo, che i soldi del bonifico mensile che ti faccio per sostenere le mie tesi non sono spesi male.

Il link in questione riguardava il sito di una compagnia teatrale veronese “
Babilonia Teatri”.
Babilonia Teatri è un progetto di teatro contemporaneo nato alcuni anni fa da tre artisti di Verona che ha la peculiarità di rappresentare attraverso spettacoli teatrali pervasi da diverse contaminazioni artistiche sia musicali che video, i vari aspetti di volta in volta divertenti, tristi e grotteschi della società moderna. Io ho avuto modo di interagire con loro in due diverse occasioni e sono felice che ti siano rimasti impressi al punto di volerli portare qui. Ti dico questo perché Babilonia Teatri è un esempio di quel sottobosco artistico-culturale a cui accennavo nel post del mese scorso che spesso passa inosservato perché non presenta spettacoli già conosciuti, non presenta grandi nomi e non sottostà a determinate regole che caratterizzano i classici circuiti teatrali ma che riesce ugualmente a generare prodotti di alta qualità autoproducendosi.
Il pregio che, a mio parere, ha un certo genere di produzioni è quello di esprimere l’arte come funzione del nostro tempo riuscendo in questo modo a coinvolgere gli spettatori facendo si che si riconoscano in ciò a cui stanno assistendo trasformandoli così da semplici fruitori di una piece teatrale in complici di una realtà che essi stessi condividono ogni giorno. Produzioni come: Underwork, Made in Italy e Pop Star esprimono il malessere e le contraddizioni della nostra società attraverso un linguaggio verbale, musicale e di immagini, che ci appartiene e consentono a chiunque di recepire il messaggio che intendono trasmettere.

Onde evitare strali improvvisi dall’olimpo dei teatranti sottolineo che lungi da me sminuire e tantomeno denigrare il teatro classico. So, per esperienza personale, che solo una conoscenza appropriata dei classici consente una preparazione adeguata per avvicinarsi alla pratica di qualsiasi forma d’arte tentando di creare in seguito un proprio stile; la musica ne è un esempio. Chi comincia a suonare uno strumento, che gli piaccia o no, deve in ogni caso confrontarsi inizialmente con dei canoni classici per poi evolvere verso altre forme e stili. L’aspetto sul quale invece sono più dubbioso è che se l’ottanta per cento della musica che ogni giorno viene trasmessa fosse classica questo sarebbe apprezzato dai più. Il punto non è ovviamente la qualità della musica, nessuno metterebbe in dubbio il genio di Mozart o il talento di Vivaldi, il punto è l’appartenenza a quel tipo di musica. Quelle opere per quanto siano meravigliose ed eterne non ci appartengono. Sono state scritte e realizzate come espressione del loro tempo e quindi possono essere elogiate, apprezzate ma non condivise (a parte gli addetti ai lavori e gli appassionati). Questo non significa che la produzione moderna sia migliore, è semplicemente l’espressione della nostra realtà; quindi la musica, presa come esempio d’arte, evolve.

Purtroppo non si può dire altrettanto del teatro il quale, per svariate ragioni che spaziano dal monopolio delle grosse organizzazioni e produzioni per giungere alla pigrizia delle più famose compagnie stabili passando per il terrore atavico dei grandi nomi del teatro di mettersi in gioco con nuove produzioni, propone e ripropone nell’ottanta per cento dei casi piece che spesso hanno più di un secolo di età con il rischio conclamato di far si che una persona che non abbia una particolare cultura teatrale la quale si trovi ad assistere per l’ennesima volta alla
Tempesta o a Sor Todero Brontolon cominci a preferire il GF che, per quanto annichilisca l’attività sinaptica perlomeno non genera attacchi orchite post teatrale a cui si accennava la volta scorsa oltretutto con il non indifferente pregio di risparmiare dai quindici ai venti euro a cranio.

Onde per cui, caro Matteo, ben vengano produzioni come quelle di Babele Teatri e molte altre, che intrise di esperienze classiche sanno adattarsi per divenire la rappresentazione della nostra realtà consentendoci di viverle da protagonisti e, aspetto non secondario, di assistervi pagando la metà o ancora meno di un biglietto per qualsiasi famoso teatro.
Non so se, per motivi di spazio ed installazioni, riuscirò a portarli al Bersaglieri ma, ne caso non ci riuscissi, sarei felice di andarli a vedere assieme a te e a chiunque altro volesse unirsi a noi; la cosa fondamentale è che, visti i precedenti, lo spettacolo non si tenga in qualche castello.
Alla prossima.