Teatrismi (1)
11/09/09 00:39 Archiviato in:teatrismi
{di Paolo
Zaffaina}
A partire da questo mese e per i prossimi f(x)+1 mesi (dove x esprime l’interesse dei lettori), avrò la possibilità di essere ospitato su inutile con una rubrica che tratterà di teatro sotto diversi aspetti: articoli, brevi saggi, recensioni e quant’altro. L’idea è nata ad inizio estate dopo un incontro con il Buon Vecchio Matteo Scandolin (di seguito B.V.M.S.: non me ne voglia Bonelli). Durante quell’incontro sono emerse due distinte correnti di pensiero riguardo l’arte del teatro: una sosteneva che al di là della sua millenaria tradizione, il teatro rimane una forma di espressione artistica importante sia per le sue caratteristiche intrinseche suggestive e spettacolari, sia per la duttilità che lo caratterizza e che gli consente di essere rappresentato praticamente ovunque e di fronte ad un pubblico sostanzialmente eterogeneo; l’altra corrente di pensiero sosteneva che il teatro è una palla. Quindi la situazione a metà serata era sostanzialmente questa: da una parte c’ero io che mi occupo da diversi anni di teatro, soprattutto come autore, che sostenevo la corrente di pensiero numero uno, dall’altra il B.V.M.S. che sosteneva un’altra corrente ma per correttezza non dico quale. A centrocampo, quattro bicchieri di spritz oramai vuoti e due in arrivo. Risultato dell’incontro: questa rubrica e quindici euro di spirtz.
Devo ammettere però che i dubbi espressi dal B.V.M.S. in quel frangente erano più che mai giustificati sia riguardo il teatro che riguardo le bevande. Le critiche mosse concernevano alcuni spettacoli a cui aveva assistito e che avevano indotto in lui una momentanea narcolessia. Pare che l’effetto narcotizzante fosse dovuto in alcuni casi alla trama dello spettacolo completamente incomprensibile, e in altri ad una trama completamente assente oltretutto supportata da una regia priva di senso. Certo, il B.V.M.S. può aver avuto la sfortuna di incappare in rappresentazioni non molto stimolanti ma le sue perplessità, ripeto, non erano assolutamente fuori luogo.
Il teatro è un’arte poliedrica che utilizza suoni, immagini, colori e, a volte, anche odori e sapori. Attraverso il teatro si possono trasmettere ilarità o malinconia, si può criticare o protestare. Il teatro deride e denuncia, racconta ed ascolta, insegna ed impara. Ma tutto ciò è funzione di un’unica cosa: il pubblico. Il teatro è nato per poter essere accessibile a chiunque, indipendentemente dal ceto sociale o dal livello culturale. Aristofane, Shakespare, Moliere, Garcia Lorca, sono stati rappresentati e apprezzati tanto in teatri dai nomi altisonanti quanto nelle piazze dei paesi. Negli ultimi anni, però, questo rapporto tra teatro e pubblico si è raffreddato. La gente rivolge le sue attenzioni ad altre forme di intrattenimento. Tra le molteplici cause di questo allontanamento una, a mio parere, risulta fondamentale: un atteggiamento elitario e, diciamolo pure, un po’ esclusivista da parte degli addetti ai lavori. Con addetti ai lavori intendo: autori, attori, registi, enti e tutto ciò che caratterizza l’ambiente teatrale. Questo modo di porsi ha favorito una situazione tale per cui chi vuole avvicinarsi al teatro o chi già lo conosce e lo ama spesso si trova a dover scegliere tra la messa in scena di classici ( sia originali che rivisitati) oramai triti e ritriti o la visione di spettacoli così detti d’avanguardia e dalla trama incomprensibile (anche da parte di chi li interpreta). Se a ciò aggiungiamo, come capita in molti casi, il prezzo di un biglietto non certamente irrisorio solo per la furba presenza di un nome famoso in cartellone, ci si rende conto di come possano nascere dubbi quali quelli espressi dal nostro B.V.M.S. il quale, pur essendo dotato di cultura enciclopedica, sostiene di voler stare il più lontano possibile da una rappresentazione teatrale onde evitare attacchi di narcolessia o, peggio ancora, orchite.
Tuttavia, e qui giungiamo allo scopo di questa rubrica, esiste un “sottobosco” teatrale costituito da attori, compagnie, associazioni, teatri, che si prodigano (spesso sostenuti solo dalla passione) a far si che il teatro conservi la sua funzione naturale quale strumento di comunicazione accessibile a chiunque e, allo stesso tempo, facendolo evolvere divenendo rappresentazione di un tempo e un contesto sociale che ci appartengono. L’intento principale di questa rubrica è quindi, per quanto possibile vista le dimensioni dell’argomento, raccontare il teatro (anche nei sui aspetti tecnici), in modo leggero e comprensibile, attraverso articoli, recensioni, saggi, aneddoti e curiosità. Lo scopo secondario è invece quello di far cambiare idea al B.V.M.S. ed è per questo che in ogni articolo sarà presente un’appendice dal titolo “Teatro istruzioni per l’uso. Lettera aperta al B.V.M.S.”. Al mese prossimo.
A partire da questo mese e per i prossimi f(x)+1 mesi (dove x esprime l’interesse dei lettori), avrò la possibilità di essere ospitato su inutile con una rubrica che tratterà di teatro sotto diversi aspetti: articoli, brevi saggi, recensioni e quant’altro. L’idea è nata ad inizio estate dopo un incontro con il Buon Vecchio Matteo Scandolin (di seguito B.V.M.S.: non me ne voglia Bonelli). Durante quell’incontro sono emerse due distinte correnti di pensiero riguardo l’arte del teatro: una sosteneva che al di là della sua millenaria tradizione, il teatro rimane una forma di espressione artistica importante sia per le sue caratteristiche intrinseche suggestive e spettacolari, sia per la duttilità che lo caratterizza e che gli consente di essere rappresentato praticamente ovunque e di fronte ad un pubblico sostanzialmente eterogeneo; l’altra corrente di pensiero sosteneva che il teatro è una palla. Quindi la situazione a metà serata era sostanzialmente questa: da una parte c’ero io che mi occupo da diversi anni di teatro, soprattutto come autore, che sostenevo la corrente di pensiero numero uno, dall’altra il B.V.M.S. che sosteneva un’altra corrente ma per correttezza non dico quale. A centrocampo, quattro bicchieri di spritz oramai vuoti e due in arrivo. Risultato dell’incontro: questa rubrica e quindici euro di spirtz.
Devo ammettere però che i dubbi espressi dal B.V.M.S. in quel frangente erano più che mai giustificati sia riguardo il teatro che riguardo le bevande. Le critiche mosse concernevano alcuni spettacoli a cui aveva assistito e che avevano indotto in lui una momentanea narcolessia. Pare che l’effetto narcotizzante fosse dovuto in alcuni casi alla trama dello spettacolo completamente incomprensibile, e in altri ad una trama completamente assente oltretutto supportata da una regia priva di senso. Certo, il B.V.M.S. può aver avuto la sfortuna di incappare in rappresentazioni non molto stimolanti ma le sue perplessità, ripeto, non erano assolutamente fuori luogo.
Il teatro è un’arte poliedrica che utilizza suoni, immagini, colori e, a volte, anche odori e sapori. Attraverso il teatro si possono trasmettere ilarità o malinconia, si può criticare o protestare. Il teatro deride e denuncia, racconta ed ascolta, insegna ed impara. Ma tutto ciò è funzione di un’unica cosa: il pubblico. Il teatro è nato per poter essere accessibile a chiunque, indipendentemente dal ceto sociale o dal livello culturale. Aristofane, Shakespare, Moliere, Garcia Lorca, sono stati rappresentati e apprezzati tanto in teatri dai nomi altisonanti quanto nelle piazze dei paesi. Negli ultimi anni, però, questo rapporto tra teatro e pubblico si è raffreddato. La gente rivolge le sue attenzioni ad altre forme di intrattenimento. Tra le molteplici cause di questo allontanamento una, a mio parere, risulta fondamentale: un atteggiamento elitario e, diciamolo pure, un po’ esclusivista da parte degli addetti ai lavori. Con addetti ai lavori intendo: autori, attori, registi, enti e tutto ciò che caratterizza l’ambiente teatrale. Questo modo di porsi ha favorito una situazione tale per cui chi vuole avvicinarsi al teatro o chi già lo conosce e lo ama spesso si trova a dover scegliere tra la messa in scena di classici ( sia originali che rivisitati) oramai triti e ritriti o la visione di spettacoli così detti d’avanguardia e dalla trama incomprensibile (anche da parte di chi li interpreta). Se a ciò aggiungiamo, come capita in molti casi, il prezzo di un biglietto non certamente irrisorio solo per la furba presenza di un nome famoso in cartellone, ci si rende conto di come possano nascere dubbi quali quelli espressi dal nostro B.V.M.S. il quale, pur essendo dotato di cultura enciclopedica, sostiene di voler stare il più lontano possibile da una rappresentazione teatrale onde evitare attacchi di narcolessia o, peggio ancora, orchite.
Tuttavia, e qui giungiamo allo scopo di questa rubrica, esiste un “sottobosco” teatrale costituito da attori, compagnie, associazioni, teatri, che si prodigano (spesso sostenuti solo dalla passione) a far si che il teatro conservi la sua funzione naturale quale strumento di comunicazione accessibile a chiunque e, allo stesso tempo, facendolo evolvere divenendo rappresentazione di un tempo e un contesto sociale che ci appartengono. L’intento principale di questa rubrica è quindi, per quanto possibile vista le dimensioni dell’argomento, raccontare il teatro (anche nei sui aspetti tecnici), in modo leggero e comprensibile, attraverso articoli, recensioni, saggi, aneddoti e curiosità. Lo scopo secondario è invece quello di far cambiare idea al B.V.M.S. ed è per questo che in ogni articolo sarà presente un’appendice dal titolo “Teatro istruzioni per l’uso. Lettera aperta al B.V.M.S.”. Al mese prossimo.



