IP... for the rest of us (10)
Tanit
{di Virginia Paparozzi}
Tanit è una dea, una casa editrice, una cosa strana che fa cose strane: li abbiamo intervistati.
Presentatevi brevemente.
Siamo Livia ed Emilia, abbiamo trent’anni a testa e siamo fra le più giovani editrici donne allo stato attuale in Italia. È un merito? È piuttosto una follia? Forse entrambe le cose. Sappiamo solo che il nostro è il mestiere più bello del mondo e che nessuno più di noi ha la passione per la lettura. Io (Livia) sono sempre stata un lettore onnivoro, Emilia invece è un po’ più snob. Entrambe siamo delle vere bibliomani: amiamo perfino l’odore della carta. Insieme abbiamo invocato la dea Tanit in nostro soccorso per portare a termine il nostro lavoro: diffondere cultura dentro e fuori dalla nostra isola.
Un po’ come i Blues Brothers siete in missione per conto di un essere superiore. Sotto la guida della dea Tanit voi svolgete anche il compito di combattere l'editoria a pagamento. Potete spiegarmi i meccanismi basilari dell’editoria a pagamento contro la quale combattete?
L’editoria a pagamento ha due forme classiche: la richiesta di acquisto copie (dalle 50 alle 200, con costi dai 600 euro ai 2500) o di esborso diretto (dai 1600 fino ai 7000 euro circa), ma se hai pazienza ti racconterò anche di alcune interessanti variazioni sul tema.
Poniamo il caso che tu sia una scrittrice che presenta la sua opera prima agli editori: riceverai una quantità di rifiuti variabile, e qualche telefonata entusiastica. Confortata dal parere positivo non farai caso al fatto che ti dicano “l’editoria è in crisi, è un momento particolare, bisogna sostenersi a vicenda” e ti sembrerà quasi normale che ti si chieda di coprire una parte delle spese.
Be’, normale non è: l’editoria è l’unica impresa in cui la gente pensa sia normale essere pagati sia dai fornitori (gli scrittori) sia dai clienti (i lettori). Per metterla giù semplice: se tu vendessi farina ti sembrerebbe normale pagare il panettiere, o vorresti, al contrario, esserne pagata?
Spesso poi chi fa queste proposte è uno stampatore: non è l’isbn a “fare il libro”, ma l’editing, la cura nell’impaginazione, nella correzione delle bozze e nella promozione.
Variazioni sul tema sono il riacquisto copie in caso di mancata vendita allo scadere del contratto (in genere un paio d’anni – costo variabile), la proposta di pubblicazione senza isbn (e se vuoi l’isbn ti presentano un conto di 500 euro, quando un codice isbn male che vada costa 2 euro) e, scoperta recente, il mancato pagamento dei diritti d’autore: tu pubblichi, ma per x copie non percepisci compenso (generalmente 800 euro che sarebbero tuoi vanno a finire, se vendi, in mano all’editore).
Il meccanismo basilare è sempre il solleticare l’ego, e non a caso viene definita Vanity press. Noi la troviamo concettualmente sbagliata: sono pochissimi i casi in cui un’opera di valore venga pubblicata da editori a pagamento; in genere proprio perché il loro guadagno è maggiore quante più opere pubblicano, tendono ad accettare qualunque scritto.
E non mi si vengano a citare gli illustri rifiutati (Proust) e gli illustri che si sono finanziati (Montale): sono casi che appartengono a un passato abbastanza remoto, in un contesto che non è quello dell’editoria contemporanea. Citatemi qualcuno di più recente, diciamo negli ultimi dieci-quindici anni, che abbia pubblicato in Italia.
Qual è invece il percorso di un libro pubblicato sotto l’egida della dea, dalla sua scrittura alla sua distribuzione?
Diciamo che arriva questo povero, timido scritto in redazione, spintonato dagli altri; inizialmente si mette, documenti alla mano (sinossi e lettera di presentazione), insieme agli altri. Poi inizia la valutazione, in cui viene esaminato in lungo e in largo, per vedere sia com’è, sia se ha le caratteristiche per entrare a far parte della nostra collana, Samekh, formata da romanzi non di genere scritti da autori esordienti o emergenti. Se supera la selezione viene sottoposto a revisione dal suo autore e da un editor, che lavorano insieme per la pulizia e limatura del testo; intanto viene contattato l’illustratore più appropriato per dargli un nuovo “abito”. Finito il tutto si passa all’impaginazione, al kerning e all’ultima correzione di bozze, e si va in tipografia. A quel punto, mentre lo scritto si trasforma effettivamente in libro, aspettandolo si avvia la campagna stampa. Quando sarà infine pronto, inizierà a viaggiare, una parte della tiratura al distributore nazionale e una parte al regionale (che abbiamo preso come potenziamento per la nostra regione), fino ad arrivare ai lettori. Da lì in poi inizia il can can delle presentazioni, interviste, passaggi radio e tutto ciò che si riesce a ottenere in termini di presenza mediatica. Per chi, come noi, è piccolo e appena nato non è facile, ma qualcosa si riesce ad ottenere.
Parliamo di vile danaro: come viene ripartito il prezzo di copertina dei vostri libri? Che accade secondo modelli editoriali più tradizionali?
Il tasto dolente! Tanit tiene molto al mantenimento del prezzo in una fascia abbordabile; finora siamo riuscite a non superare mai i 10 euro, anche per i prossimi testi in programmazione, cosa che ci consente di renderli “appetibili” al lettore: chi comprerebbe il romanzo di un esordiente a 20 euro o più?
Questi vengono così ripartiti:
Iva – 4%
Distributore e promotore – tra il 50 e il 60% (inclusa la percentuale per le librerie)
Tipografo – tra il 15 e il 20% (considerata l’incidenza del costo di stampa per copia)
Autore – 10% (Iva esclusa)
Tutto il mirabolante resto – dal 10 al 25% – va all’editore, per pagare lo staff, la promozione ecc… Diciamo che non è il mestiere giusto per arricchirsi, ma è fonte di grandi soddisfazioni sul piano personale.
Cosa posso fare con un libro Tanit che non posso fare generalmente con un libro?
Puoi usarlo come arma contundente o come pratico sottobicchiere per il tè freddo… ah, lo puoi fare anche con gli altri? Be’, allora puoi leggerlo in pubblico, farne un adattamento teatrale o girarci un corto, usare il testo come preferisci senza dover richiedere autorizzazioni o pagare alcunché, perché viene rilasciato in Creative commons, con licenza by-nc-sa: l’importante è quindi che tu non ne faccia un uso commerciale, per il quale invece devi contattare l’editore.
Sono un po’ confusa quando vedo, per esempio, che Einaudi pubblica Q di Luther Blisset recando la dicitura “Si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.”. Sono confusa e non riesco a capire perché. Voi che ne pensate, in termini di scelta editoriale?
Luther Blissett, Wu Ming e alcuni altri hanno fatto una scelta precisa prima della pubblicazione, esulando dai canoni standard del loro editore, e utilizzando il nostro stesso criterio. Per noi è una scelta vincente: non pubblichiamo libri per compiacerci delle vendite – che, necessarie per la sopravvivenza, non sono il nostro fine – bensì per diffondere cultura. E come si può creare una risonanza culturale se non è possibile fruire liberamente del testo? Contiamo, in ogni caso, sul fatto che se un testo è valido verrà acquistato comunque: i lettori in genere amano possedere i libri che leggono, e Luther Blissett lo ha ampiamente dimostrato.
Da quando siete attive? Come prosegue la vostra missione? Come reagiscono lettori e scrittori a Tanit?
Nonostante abbiamo creato la società il 14 gennaio 2009, prima di avere tutte le autorizzazioni e le pratiche necessarie è passato più di un mese. Da inizio marzo abbiamo pubblicato due romanzi e ne abbiamo un terzo in uscita. Sembra che tutto proceda bene, un passo alla volta ma con costanza; ancora comunque è presto per fare bilanci sulla nostra attività, questo è il momento dello sforzo. I lettori finora non sono venuti in redazione a picchiarci, quindi o non hanno scoperto dove stiamo oppure stanno apprezzando la nostra selezione.
Chiedo scusa se l’intervista è sembrata un po’ sulla scia de “L’editoria spiegata a mia figlia”, ma volevo si parlasse dell’ABC di questo magico mondo. Altro da aggiungere, insulti compresi?
Niente insulti, dài. Trovo giusto, anzi, spiegare il “Magico Mondo dell’Editoria” nei termini più semplici possibili, per demistificare un po’ il ruolo dell’editore e, magari, quello dello scrittore.
Aggiungo due curiosità sulla redazione. Abbiamo, ad esempio, due cani letterari, Leto e Minerva (due nomi, due libri: quali?) che ci tengono compagnia. Non manca mai il tè, caldo o freddo, e siamo sempre a dieta… ma se ci porti dolci e cioccolato ci fai felici!
Grazie assai!
Siamo noi a ringraziarti, e, come dice Emilia, che la dea sia con te!
{di Virginia Paparozzi}
Tanit è una dea, una casa editrice, una cosa strana che fa cose strane: li abbiamo intervistati.
Presentatevi brevemente.
Siamo Livia ed Emilia, abbiamo trent’anni a testa e siamo fra le più giovani editrici donne allo stato attuale in Italia. È un merito? È piuttosto una follia? Forse entrambe le cose. Sappiamo solo che il nostro è il mestiere più bello del mondo e che nessuno più di noi ha la passione per la lettura. Io (Livia) sono sempre stata un lettore onnivoro, Emilia invece è un po’ più snob. Entrambe siamo delle vere bibliomani: amiamo perfino l’odore della carta. Insieme abbiamo invocato la dea Tanit in nostro soccorso per portare a termine il nostro lavoro: diffondere cultura dentro e fuori dalla nostra isola.
Un po’ come i Blues Brothers siete in missione per conto di un essere superiore. Sotto la guida della dea Tanit voi svolgete anche il compito di combattere l'editoria a pagamento. Potete spiegarmi i meccanismi basilari dell’editoria a pagamento contro la quale combattete?
L’editoria a pagamento ha due forme classiche: la richiesta di acquisto copie (dalle 50 alle 200, con costi dai 600 euro ai 2500) o di esborso diretto (dai 1600 fino ai 7000 euro circa), ma se hai pazienza ti racconterò anche di alcune interessanti variazioni sul tema.
Poniamo il caso che tu sia una scrittrice che presenta la sua opera prima agli editori: riceverai una quantità di rifiuti variabile, e qualche telefonata entusiastica. Confortata dal parere positivo non farai caso al fatto che ti dicano “l’editoria è in crisi, è un momento particolare, bisogna sostenersi a vicenda” e ti sembrerà quasi normale che ti si chieda di coprire una parte delle spese.
Be’, normale non è: l’editoria è l’unica impresa in cui la gente pensa sia normale essere pagati sia dai fornitori (gli scrittori) sia dai clienti (i lettori). Per metterla giù semplice: se tu vendessi farina ti sembrerebbe normale pagare il panettiere, o vorresti, al contrario, esserne pagata?
Spesso poi chi fa queste proposte è uno stampatore: non è l’isbn a “fare il libro”, ma l’editing, la cura nell’impaginazione, nella correzione delle bozze e nella promozione.
Variazioni sul tema sono il riacquisto copie in caso di mancata vendita allo scadere del contratto (in genere un paio d’anni – costo variabile), la proposta di pubblicazione senza isbn (e se vuoi l’isbn ti presentano un conto di 500 euro, quando un codice isbn male che vada costa 2 euro) e, scoperta recente, il mancato pagamento dei diritti d’autore: tu pubblichi, ma per x copie non percepisci compenso (generalmente 800 euro che sarebbero tuoi vanno a finire, se vendi, in mano all’editore).
Il meccanismo basilare è sempre il solleticare l’ego, e non a caso viene definita Vanity press. Noi la troviamo concettualmente sbagliata: sono pochissimi i casi in cui un’opera di valore venga pubblicata da editori a pagamento; in genere proprio perché il loro guadagno è maggiore quante più opere pubblicano, tendono ad accettare qualunque scritto.
E non mi si vengano a citare gli illustri rifiutati (Proust) e gli illustri che si sono finanziati (Montale): sono casi che appartengono a un passato abbastanza remoto, in un contesto che non è quello dell’editoria contemporanea. Citatemi qualcuno di più recente, diciamo negli ultimi dieci-quindici anni, che abbia pubblicato in Italia.
Qual è invece il percorso di un libro pubblicato sotto l’egida della dea, dalla sua scrittura alla sua distribuzione?
Diciamo che arriva questo povero, timido scritto in redazione, spintonato dagli altri; inizialmente si mette, documenti alla mano (sinossi e lettera di presentazione), insieme agli altri. Poi inizia la valutazione, in cui viene esaminato in lungo e in largo, per vedere sia com’è, sia se ha le caratteristiche per entrare a far parte della nostra collana, Samekh, formata da romanzi non di genere scritti da autori esordienti o emergenti. Se supera la selezione viene sottoposto a revisione dal suo autore e da un editor, che lavorano insieme per la pulizia e limatura del testo; intanto viene contattato l’illustratore più appropriato per dargli un nuovo “abito”. Finito il tutto si passa all’impaginazione, al kerning e all’ultima correzione di bozze, e si va in tipografia. A quel punto, mentre lo scritto si trasforma effettivamente in libro, aspettandolo si avvia la campagna stampa. Quando sarà infine pronto, inizierà a viaggiare, una parte della tiratura al distributore nazionale e una parte al regionale (che abbiamo preso come potenziamento per la nostra regione), fino ad arrivare ai lettori. Da lì in poi inizia il can can delle presentazioni, interviste, passaggi radio e tutto ciò che si riesce a ottenere in termini di presenza mediatica. Per chi, come noi, è piccolo e appena nato non è facile, ma qualcosa si riesce ad ottenere.
Parliamo di vile danaro: come viene ripartito il prezzo di copertina dei vostri libri? Che accade secondo modelli editoriali più tradizionali?
Il tasto dolente! Tanit tiene molto al mantenimento del prezzo in una fascia abbordabile; finora siamo riuscite a non superare mai i 10 euro, anche per i prossimi testi in programmazione, cosa che ci consente di renderli “appetibili” al lettore: chi comprerebbe il romanzo di un esordiente a 20 euro o più?
Questi vengono così ripartiti:
Iva – 4%
Distributore e promotore – tra il 50 e il 60% (inclusa la percentuale per le librerie)
Tipografo – tra il 15 e il 20% (considerata l’incidenza del costo di stampa per copia)
Autore – 10% (Iva esclusa)
Tutto il mirabolante resto – dal 10 al 25% – va all’editore, per pagare lo staff, la promozione ecc… Diciamo che non è il mestiere giusto per arricchirsi, ma è fonte di grandi soddisfazioni sul piano personale.
Cosa posso fare con un libro Tanit che non posso fare generalmente con un libro?
Puoi usarlo come arma contundente o come pratico sottobicchiere per il tè freddo… ah, lo puoi fare anche con gli altri? Be’, allora puoi leggerlo in pubblico, farne un adattamento teatrale o girarci un corto, usare il testo come preferisci senza dover richiedere autorizzazioni o pagare alcunché, perché viene rilasciato in Creative commons, con licenza by-nc-sa: l’importante è quindi che tu non ne faccia un uso commerciale, per il quale invece devi contattare l’editore.
Sono un po’ confusa quando vedo, per esempio, che Einaudi pubblica Q di Luther Blisset recando la dicitura “Si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.”. Sono confusa e non riesco a capire perché. Voi che ne pensate, in termini di scelta editoriale?
Luther Blissett, Wu Ming e alcuni altri hanno fatto una scelta precisa prima della pubblicazione, esulando dai canoni standard del loro editore, e utilizzando il nostro stesso criterio. Per noi è una scelta vincente: non pubblichiamo libri per compiacerci delle vendite – che, necessarie per la sopravvivenza, non sono il nostro fine – bensì per diffondere cultura. E come si può creare una risonanza culturale se non è possibile fruire liberamente del testo? Contiamo, in ogni caso, sul fatto che se un testo è valido verrà acquistato comunque: i lettori in genere amano possedere i libri che leggono, e Luther Blissett lo ha ampiamente dimostrato.
Da quando siete attive? Come prosegue la vostra missione? Come reagiscono lettori e scrittori a Tanit?
Nonostante abbiamo creato la società il 14 gennaio 2009, prima di avere tutte le autorizzazioni e le pratiche necessarie è passato più di un mese. Da inizio marzo abbiamo pubblicato due romanzi e ne abbiamo un terzo in uscita. Sembra che tutto proceda bene, un passo alla volta ma con costanza; ancora comunque è presto per fare bilanci sulla nostra attività, questo è il momento dello sforzo. I lettori finora non sono venuti in redazione a picchiarci, quindi o non hanno scoperto dove stiamo oppure stanno apprezzando la nostra selezione.
Chiedo scusa se l’intervista è sembrata un po’ sulla scia de “L’editoria spiegata a mia figlia”, ma volevo si parlasse dell’ABC di questo magico mondo. Altro da aggiungere, insulti compresi?
Niente insulti, dài. Trovo giusto, anzi, spiegare il “Magico Mondo dell’Editoria” nei termini più semplici possibili, per demistificare un po’ il ruolo dell’editore e, magari, quello dello scrittore.
Aggiungo due curiosità sulla redazione. Abbiamo, ad esempio, due cani letterari, Leto e Minerva (due nomi, due libri: quali?) che ci tengono compagnia. Non manca mai il tè, caldo o freddo, e siamo sempre a dieta… ma se ci porti dolci e cioccolato ci fai felici!
Grazie assai!
Siamo noi a ringraziarti, e, come dice Emilia, che la dea sia con te!



