We got the city

Pronti freschi

{di Viviana Capurso}

«... a me si sono riempiti gli occhi di lacrime!»
Sono in ufficio, accanto a me Serena continua a chiacchierare.
Susanna è entrata in ufficio poco fa: «Vale, mi faresti un cortesia? Riguarderesti tu la presentazione di Serena? Io sto entrando in riunione con mister Pronti freschi...»
Ha strizzato l’occhio.
«Ma va? Quello di Esselunga?»
«Yes, cara. Da quando il buon Bernardo ha mollato il colpo, il settore marketing è su piazza per affiancare Armando Testa su altre iniziative...e noi, modestamente, siamo in short list!»
«E bravo lo zio Bernardo!» ho esclamato.
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Dust lasts

{di Viviana Capurso}

Giovanni si trova davanti un fantasma. Non può essere Silvia quella che ha davanti.
Gli si chiude lo stomaco, gli viene in mente Cristina nel periodo peggiore, quando era ridotta a poco più di uno spettro.
Ha i capelli castani legati in coda, è pallida, meglio, terrea. Struccata. Trascurata. Vestita male. Claudia non è mai trascurata. Non è neppure sportiva. È sempre inappuntabile, impeccabile, curatissima.
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La solita strada

{di Viviana Capurso}

Chissà se hanno mandato l’autista a prenderlo.
Claudia ci pensa mentre va alla Sda.
La solita strada.
Com’era quella canzone? La canticchia spesso Vale, è di una francese... Dalida, forse? Sì, Vale la conosce perché è un’appassionata di musica francese. La canzone è in italiano, dev’essere vecchiotta, tipo degli anni settanta forse. Come dice la canzone?
La solita strada, bianca come il sale... non se la ricorda bene, lo chiederà a Vale, stasera.Continua a leggere ->

Montagne russe

{di Viviana Capurso}

Giovanni se lo ricorda bene il giorno in cui ha visto Cristina per la prima volta.
È stato alla Bocconi, ormai qualche anno fa, quando ancora non aveva il suo ufficio, lo divideva con altri due colleghi.
Come Claudia, oggi.
No, meglio non pensarci.
Le hostess attaccano la solita trafila, prima di aiutare gli altri infilate la mascherina... and breathe normally...
Chiude gli occhi, odia i voli così veloci, non si riesce a lavorare, neppure il tempo di aprire il computer. È poi è un continuo andirivieni di hostess, prima lo snack, poi l’acqua... che palle.
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Le nubi sono già più in là

{di Viviana Capurso}

Vittorio dà una sbirciata al cellulare.
Poi sbuffa e lo spegne, guardandosi intorno come per verificare che nessuno lo stia controllando.
Lo vedo benissimo. È all’ingresso con Tommaso, il suo cagnolino fedele, che lo guarda adorante. Mi aspetto quasi quasi che gli tiri un bastoncino e lo faccia correre nello store di Abercrombie.
È mezzanotte passata.
Abbiamo riso fino alle lacrime per la scenetta di Melissa, ho lasciato le ragazze a ballare per andare un attimo in bagno.
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Cavoli di Bruxelles

{di Viviana Capurso}

Veronica posa il cellulare sul comodino. Si alza dal letto king-size e avanza verso lo schermo al plasma Samsung.
La camera è meravigliosa. Vorrebbe potersela godere per un po’. Invece questo convegno è stressantissimo. Non sa chi abbia mai potuto avere l’idea di una tre giorni full immersion di tributario internazionale.
Perché fanno i letti così grandi? Perché uno si senta più solo? Le manca Vittorio che sbuffa mentre dorme...
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Abercrombie revenge

{di Viviana Capurso}

«No. Non se ne parla neanche.»
«Dai Claudia... Claudina... Claudietta...»
«No, io al compleanno di Abercrombie non ci vengo neanche se mi imbottite di Lexotan e mi buttate in macchina.»
«Certo Clà, anche perché se la macchina poi la dobbiamo guidare io o Melissa, tu da Abercrombie manco ci arrivi...»
Claudia sorride. È il primo sorriso da quando ci siamo alzate.Continua a leggere ->

Vittorio

{di Viviana Capurso}

Vittorio è a casa sua, in divano. Tiene il Samsung per l’antennina e lo fa oscillare pensieroso. Chissà Vale come la prenderà. Si sente un po’ colpevole per tutti questi alti e bassi.
Come ha permesso a quella ragazzina di entrare a forza nella sua vita?
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Memento

{di Viviana Capurso}

«Mangia... almeno un pochino...»
Sua madre la guarda preoccupata nella grande sala da pranzo della casa di Como.
Suo padre è seduto in divano, non troppo distante, e fa le parole crociate. Volge appena lo sguardo verso il tavolo. Non vuole farsi vedere da moglie e figlia, ma è preoccupato. Non se l’aspettava da Fabrizio. Forse le donne queste cose le capiscono prima? Ma no, neppure sua moglie l’aveva capito.
Sono cose da donne? Forse. Si sente un po’ inutile. Sua figlia soffre e lui non può farci nulla.
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Rimozione forzata

{di Viviana Capurso}

Melissa è a letto. Non riesce a dormire. Per fortuna il respiro di Claudia e di Valeria è regolare. Ogni tanto Valeria sospira nel sonno. Ha pianto troppo per quel bastardo.
Melissa non ha sonno. Troppa adrenalina dopo ogni closing, troppo stress, troppa stanchezza. Per dimostrare cosa a chi?
Sotto casa passa un gruppo di ubriachi. Gridano e schiamazzano. Per fortuna la Smart grigio ferro di Claudia è parcheggiata lontano, in via Arco. Alla guida è la migliore delle tre. Melissa evita di guidare e per sicurezza ha abbandonato la sua vecchia Opel a Como.
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A woman after midnight

{di Viviana Capurso}

Otto e mezza. Ma non chiude proprio mai la Bocconi?
Sto chiamando Claudia ma il cellulare suona a vuoto. Figurati, me la immagino già, sommersa da una pila di compiti - quelli con quel bel bollino blu
cooooooosì aspirazionale – con le cuffiette infilate, avvolta nella sua pashmina che corregge come una pazza, non vede nulla, sente solo la musica e si lascia assorbire.
Un po’ la invidio. Io difficilmente riesco a farmi assorbire da una sola cosa. Che sia al telefono con un fornitore, che stia selezionando il locale più
cool e glam del momento, che stia facendo una presentazione ad un cliente, ho sempre mille altre cose in testa.Continua a leggere ->

A man after midnight

{di Viviana Capurso}

Stretta nell’elegantissimo Burberry, Claudia scende con cura i gradini del tram controllando che nessuno le pesti i piedi. Una volta giù, si guarda attorno circospetta, le sue scarpe nere a punta sono alquanto preziose, deve fare attenzione a non sporcarle. In via Bligny stanno i facendo i lavori ed è un vero casino, rimanere attaccati al catrame è un attimo.
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Bagagli

{di Viviana Capurso}

Nella stanza di Claudia il vento fa muovere le doppie tende. Bordeaux sotto, arancio in organza sopra. Si intonano perfettamente con quello strano colore delle pareti, una sorta di spatolato albicocca. Comunque era perfetto quando è entrata in casa e questo le basta. Questa casa le è già costata un botto.
Le tende le fanno il solletico mentre fa avanti e indietro tra il letto e l’armadio. Ha ancora mal di schiena per averlo spostato.
Il trolley nero e acciaio, terribilmente hi-tech , è buttato sul letto. Disfatto. Disfatto il letto perché Claudia non lo rifà mai. Disfatto il trolley perché Claudia continua a fare avanti e indietro senza riuscire a riempirlo.
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Specchio riflesso

{di Viviana Capurso}

«Guarda ‘sto maledetto cellulare. Non fa che spegnersi. Prima o poi lo butto nel cesso.»
Il cellulare di Fabrizio perde colpi. Melissa non se ne spiega la ragione, è un Samsung abbastanza nuovo. Eppure milioni di volte lei chiama e risponde solo l’operatore telefonico. Altrettante volte, quando sono insieme, Fabrizio le mostra il cellulare spento.Continua a leggere ->

Il mio problema ha un nome

{di Viviana Capurso}

Il mio problema ha un nome. Da stamattina.
Beh, rassicurante, no?
No, per niente. Vorrei sapere chi ha stabilito che dare un nome alle cose le rende meno drammatiche.
«Sursum corde» direbbe mia nonna, che ha studiato dalle Marcelline «il diavolo non è poi brutto come lo si dipinge». Mia nonna, però, non sa che ho dovuto buttare la frase in Google per capire cosa voleva dire.
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La rosa corallo

{di Viviana Capurso}

La giornata è atroce, esattamente come me l’aspettavo.
Irrimediabilmente snob, questo è l’appellativo che mi hanno appiccicato e che mi tengo stretta. Anzi,
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We got the city

{di Viviana Capurso}

Sul terrazzo di Melissa vedo i tetti di Brera che si illuminano.
Nibbler, detto affettuosamente “il Niuzzo” dialoga con Adam, guardandolo intensamente.
Adam è il suo amico immaginario.
Scaldo la mia Corona tenendola in mano e sgocciolo sulla moquette dell’appartamento di Melissa.
Lei, nella cucina-salotto-libreria-camera da letto litiga con la sua mini bag griffatissima.
Non c’è verso, o il portafogli o le sigarette. Insieme non possono coesistere.
Alla fine della lotta, con il pacchetto di Davidoff in mano, sospira.
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