responsabilità
Intervista a Giorgio Vasta
15/07/08 01:00 Archiviato in:intervista
{di Arturo
Fabra}
Ammettiamolo, se un paio dei redattori di questa rivista non avessero conosciuto Giorgio Vasta in qualità di docente di un corso sulla scrittura, forse inutile non ci sarebbe e/o sarebbe diversa. Visto che il signor Vasta si lascia raggiungere e intervistare con la sua solita amichevole disponibilità, perché non approfittarne?
È possibile, secondo te, guadagnarsi da vivere scrivendo in Italia oggi e, soprattutto, scrivendo cosa?
La scrittura è un’azione contemporaneamente privata e sociale e dunque, nella sua dimensione sociale, può essere considerata come qualcosa di fisiologicamente inscritto in un mercato. Quando - ne parla Roland Barthes in un libro che si intitola La retorica antica - nel 485 a.C., a seguito di trasferimenti di popolazioni per popolare Siracusa e di dispute sulle proprietà, diventa necessario intentare dei processi, a determinare i loro differenti esiti è il linguaggio, l’“eloquenza”, la parola che riesce, o non riesce, a persuadere. L’organizzazione formale del linguaggio è quindi direttamente connessa a un’esigenza concreta, persino prosaica se si vuole essere molto idealisti, a una pura e semplice rivendicazione di proprietà e dunque a una dimensione commerciale. Il linguaggio “vende” se stesso, e questo vale in modo evidente se pensiamo, oggi, alle parole di uno spot pubblicitario, ma vale anche se prendiamo in considerazione un libro di narrativa, all’interno del quale ci sono tantissime parole combinate insieme a raccontare una storia e a persuadere, attraverso quell’ordigno linguistico, che i soldi spesi per acquistare quell’oggetto sono stati ben investiti.Continua a leggere ->
Ammettiamolo, se un paio dei redattori di questa rivista non avessero conosciuto Giorgio Vasta in qualità di docente di un corso sulla scrittura, forse inutile non ci sarebbe e/o sarebbe diversa. Visto che il signor Vasta si lascia raggiungere e intervistare con la sua solita amichevole disponibilità, perché non approfittarne?
È possibile, secondo te, guadagnarsi da vivere scrivendo in Italia oggi e, soprattutto, scrivendo cosa?
La scrittura è un’azione contemporaneamente privata e sociale e dunque, nella sua dimensione sociale, può essere considerata come qualcosa di fisiologicamente inscritto in un mercato. Quando - ne parla Roland Barthes in un libro che si intitola La retorica antica - nel 485 a.C., a seguito di trasferimenti di popolazioni per popolare Siracusa e di dispute sulle proprietà, diventa necessario intentare dei processi, a determinare i loro differenti esiti è il linguaggio, l’“eloquenza”, la parola che riesce, o non riesce, a persuadere. L’organizzazione formale del linguaggio è quindi direttamente connessa a un’esigenza concreta, persino prosaica se si vuole essere molto idealisti, a una pura e semplice rivendicazione di proprietà e dunque a una dimensione commerciale. Il linguaggio “vende” se stesso, e questo vale in modo evidente se pensiamo, oggi, alle parole di uno spot pubblicitario, ma vale anche se prendiamo in considerazione un libro di narrativa, all’interno del quale ci sono tantissime parole combinate insieme a raccontare una storia e a persuadere, attraverso quell’ordigno linguistico, che i soldi spesi per acquistare quell’oggetto sono stati ben investiti.Continua a leggere ->
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