Michele Filippo Fontefrancesco
33 numeri d'inutile entrarono tutti e 33 scodinzolando
20/05/10 10:58 Archiviato in:inutile
un editoriale, di
Alessandro Romeo

David Openshaw ha immerso la gamba destra nel ghiaccio a secco per farsela amputare (dall’età di quattro anni aveva deciso che non gli piaceva), a Scaraborough c’è un gabbiano che sopravvive con una freccia infilata nel cervello, Andriej Ivanov e Maria Petrova dovevano ammazzarsi e invece si sposano, ad Artyom Sidorkin è stato trovato un abete di cinque centimetri nei polmoni, una signora napoletana ha cambiato il codice a barre di un lcd con quello di un sedano sperando di riuscire a pagare il televisore 39 centesimi, Goran Tunjic è morto in campo durante una partita di calcio ed è stato ammonito per simulazione, Matteo Scandolin ci parla di Objectified, M. F. Fontefrancesco fa sì che per la prima volta su questo opuscolo si legga il nome di Marx, Loretta Jesus McJagger inaugura la posta del cuore, Terry Boligol caga madido, i Polaroid ci fanno saltellare sui divani, quel talento pazzesco di Gustavo Rubini disegna per noi la meraviglia che trovate sul retro. Tutto questo succede a maggio, mentre fuori continua a piovere.

David Openshaw ha immerso la gamba destra nel ghiaccio a secco per farsela amputare (dall’età di quattro anni aveva deciso che non gli piaceva), a Scaraborough c’è un gabbiano che sopravvive con una freccia infilata nel cervello, Andriej Ivanov e Maria Petrova dovevano ammazzarsi e invece si sposano, ad Artyom Sidorkin è stato trovato un abete di cinque centimetri nei polmoni, una signora napoletana ha cambiato il codice a barre di un lcd con quello di un sedano sperando di riuscire a pagare il televisore 39 centesimi, Goran Tunjic è morto in campo durante una partita di calcio ed è stato ammonito per simulazione, Matteo Scandolin ci parla di Objectified, M. F. Fontefrancesco fa sì che per la prima volta su questo opuscolo si legga il nome di Marx, Loretta Jesus McJagger inaugura la posta del cuore, Terry Boligol caga madido, i Polaroid ci fanno saltellare sui divani, quel talento pazzesco di Gustavo Rubini disegna per noi la meraviglia che trovate sul retro. Tutto questo succede a maggio, mentre fuori continua a piovere.
ta-dan! #32
17/04/10 11:30 Archiviato in:inutile
un editoriale, di
Alessandro Romeo

Marina Abramović, la nonna della performance, non è una che scherza. Nel 1974, a Napoli, annunciò che il suo corpo sarebbe rimasto privo di volontà per sei ore e che gli spettatori avrebbero potuto fare di lei quello che volevano utilizzando dei fiammiferi, delle forbici e una pistola carica. Dopo tre ore di timidi tentativi da parte del pubblico, la situazione degenerò: cominciarono a tagliarle i vestiti e a ferirla, finché qualcuno non la invitò ad ammazzarsi. Cosa che poi non avvenne. Pare che per la retrospettiva che le hanno dedicato al Moma di New York, la Abramović abbia deciso di mangiare l’intera produzione cartacea di inutile, dichiarando: «Gli altri numeri li conosco a memoria. Sto aspettando l’uscita del #32 per leggere i racconti brevi di Mirko Belliscioni e la rubrica di MFF, ascoltare la playlist di Polaroid e l’estasi di Gianluca Merola, godere la poesia di Terry Boligol e ammirare il poster di Sara Pavan. Sarà il mio dessert.»
inutile, la rivista che preferisce Marina Abramović quando fotografava le conta- dine balcaniche con le tette al vento.

Marina Abramović, la nonna della performance, non è una che scherza. Nel 1974, a Napoli, annunciò che il suo corpo sarebbe rimasto privo di volontà per sei ore e che gli spettatori avrebbero potuto fare di lei quello che volevano utilizzando dei fiammiferi, delle forbici e una pistola carica. Dopo tre ore di timidi tentativi da parte del pubblico, la situazione degenerò: cominciarono a tagliarle i vestiti e a ferirla, finché qualcuno non la invitò ad ammazzarsi. Cosa che poi non avvenne. Pare che per la retrospettiva che le hanno dedicato al Moma di New York, la Abramović abbia deciso di mangiare l’intera produzione cartacea di inutile, dichiarando: «Gli altri numeri li conosco a memoria. Sto aspettando l’uscita del #32 per leggere i racconti brevi di Mirko Belliscioni e la rubrica di MFF, ascoltare la playlist di Polaroid e l’estasi di Gianluca Merola, godere la poesia di Terry Boligol e ammirare il poster di Sara Pavan. Sarà il mio dessert.»
inutile, la rivista che preferisce Marina Abramović quando fotografava le conta- dine balcaniche con le tette al vento.
#31
17/03/10 20:45 Archiviato in:inutile
un editoriale, di
Alessandro Romeo

Di tutte le grandi metafore della lettura ce n’è una che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi: la lettura come viaggio. Potrei aggiungere che “un libro è una porta a-perta sul mondo” o che “la letteratura è l’unico vero biglietto di imbarco”. Invece no: a me quella metafora fa cagare. E 1.460.000 di pagine web indicizzate su Google, una mandria di professori che si sfringuellano davanti agli aggiornamenti Opac, un esercito di iscritti a facoltà umanistiche che si sfrucugliano con immagini idealizzate di terre lontane non mi fanno cambiare idea. Perché se ci sono due co-se che ti riescono bene solo a casa sono leggere e scrivere. E infatti gli scrittori ogni tanto si ammazzano.
Per cui chiudi la porta con quattro mandate, stacca il telefono, mettiti in mutande, leggi il raccontazzo di Alessandro Milanese, la poesia di quel borderline di Terry Boligol, e ascoltati la playlist di Polaroid. E se per caso ti venisse in mente che la rubrica made in UK di Fontefrancesco sia in pale-se contraddizione con quanto ho detto, be’, amore: l’errore è in te.
inutile non passa al body scanner.
Di tutte le grandi metafore della lettura ce n’è una che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi: la lettura come viaggio. Potrei aggiungere che “un libro è una porta a-perta sul mondo” o che “la letteratura è l’unico vero biglietto di imbarco”. Invece no: a me quella metafora fa cagare. E 1.460.000 di pagine web indicizzate su Google, una mandria di professori che si sfringuellano davanti agli aggiornamenti Opac, un esercito di iscritti a facoltà umanistiche che si sfrucugliano con immagini idealizzate di terre lontane non mi fanno cambiare idea. Perché se ci sono due co-se che ti riescono bene solo a casa sono leggere e scrivere. E infatti gli scrittori ogni tanto si ammazzano.
Per cui chiudi la porta con quattro mandate, stacca il telefono, mettiti in mutande, leggi il raccontazzo di Alessandro Milanese, la poesia di quel borderline di Terry Boligol, e ascoltati la playlist di Polaroid. E se per caso ti venisse in mente che la rubrica made in UK di Fontefrancesco sia in pale-se contraddizione con quanto ho detto, be’, amore: l’errore è in te.
inutile non passa al body scanner.
#30
04/03/10 02:46 Archiviato in:inutile
{editoriale ed
erratta errata
corrige}

Nel 1975 Carolee Schneemann si presentò nuda sul palco e, dopo essersi cosparsa di fango, estrasse dalla vagina un lungo papiro arrotolato. Lo scopo della performance era attaccare gli strutturalisti, che sostenevano che il corpo fosse separato dal simbolo linguistico che lo rappresentava. Sul lungo papiro (pronuncia: «p’pairo») c’era scritto: «Ernesto Baj, Tempi di merda (1000); Mattia Filippini, Il mutamento delle proporzioni; M.F. Fontefrancesco, Balti; Alessandro Casella, Nessun cane scrive come me; poster di Daniele Pirozzi».
Carolee Schneemann aveva la vista lunga, quanto il suo papiro. E nel 2010 siamo onorati di poter finalmente spiegare al mondo il significato di quel bizzarro elenco, che nel 1975 dovette risulta incomprensibile. Noi di inutile, anziché schierarci contro lo strutturalismo, preferiamo rendere omaggio alla soave Carolee, tracciando un delizioso legame intellettuale nel nome dell’unione tra il corpo e il suo simbolo linguistico. Per questo vi invito caldamente a srotolare il papiro ch’è in voi.
{A.R.}
Continua a leggere ->

Nel 1975 Carolee Schneemann si presentò nuda sul palco e, dopo essersi cosparsa di fango, estrasse dalla vagina un lungo papiro arrotolato. Lo scopo della performance era attaccare gli strutturalisti, che sostenevano che il corpo fosse separato dal simbolo linguistico che lo rappresentava. Sul lungo papiro (pronuncia: «p’pairo») c’era scritto: «Ernesto Baj, Tempi di merda (1000); Mattia Filippini, Il mutamento delle proporzioni; M.F. Fontefrancesco, Balti; Alessandro Casella, Nessun cane scrive come me; poster di Daniele Pirozzi».
Carolee Schneemann aveva la vista lunga, quanto il suo papiro. E nel 2010 siamo onorati di poter finalmente spiegare al mondo il significato di quel bizzarro elenco, che nel 1975 dovette risulta incomprensibile. Noi di inutile, anziché schierarci contro lo strutturalismo, preferiamo rendere omaggio alla soave Carolee, tracciando un delizioso legame intellettuale nel nome dell’unione tra il corpo e il suo simbolo linguistico. Per questo vi invito caldamente a srotolare il papiro ch’è in voi.
{A.R.}
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Numero 29
21/01/10 23:47 Archiviato in:inutile
A tutti gli abitanti del mondo: è uscito il #29 dell’opuscolo letterario che fa cultura. Con un racconto di pierinoeillupo, un articolo dall’Inghilterra di Michele Filippo Fontefrancesco, una recensione a Tre io da parte della nostra Virginia, l’encomiabile playlist di Enzo e la Fagotta di Polaroid: un blog alla radio, e un poster un po’ particolare: i migliori dischi del decennio, secondo noi. A cura di Alessandro Milanese. Divertitevi, e fatecelo sapere.
“Questo sarà un anno di editoriali violenti”.
Numero 28
16/12/09 21:17 Archiviato in:inutile
Eccoti il #28 di inutile, fresco fresco. Con un racconto di Ilaria Vajngerl, un articolo di Michele Filippo Fontefrancesco, una recensione di MS, una poesia di Terry Boligol, e la consueta playlist di Enzo e la Fagotta di Polaroid. Il disegno del poster è di Christina Gransow, cui vanno i nostri teutonici ringraziamenti.
E un editoriale dell’ispettore Coliandro...
A casa
17/07/09 00:36 Archiviato in:articolo
{di Michele
Filippo Fontefrancesco}
Domenica. Dopo mesi a zonzo per l’Europa eccomi tornato a casa: barba non tagliata, maglietta e pantaloncini. Ore 11.00, esco di casa per far quattro passi per il paese a vedere cosa è cambiato e cosa no. Continua a leggere ->
Domenica. Dopo mesi a zonzo per l’Europa eccomi tornato a casa: barba non tagliata, maglietta e pantaloncini. Ore 11.00, esco di casa per far quattro passi per il paese a vedere cosa è cambiato e cosa no. Continua a leggere ->
L'inutile inviato
19/05/09 01:27 Archiviato in:articolo
{di Michele
Filippo Fontefrancesco}
Ogni rivista ha il suo inviato in giro per il mondo. È un punto d’orgoglio, quasi una necessità. Vi potete immaginare un quotidiano nazionale senza un inviato a New York? Sarebbe una cosa poco seria, no?Continua a leggere ->
Ogni rivista ha il suo inviato in giro per il mondo. È un punto d’orgoglio, quasi una necessità. Vi potete immaginare un quotidiano nazionale senza un inviato a New York? Sarebbe una cosa poco seria, no?Continua a leggere ->



