Gabriele Naia

Pillole: diario di un photo-addicted (5)

{di Gabriele Naia}

doris

Da un po’ di tempo, ormai, è difficile distinguere il cinema dalla fotografia, la fotografia dalla videoarte, le immagini pubblicitarie da quelle di moda, le immagini di moda dalla fotografia normalmente detta d’arte (definizione oscena, a dirla tutta). L’universo delle immagini si fa di giorno in giorno più fitto, e le relazioni tra i vari media (cinema, fotografia, grafica, etc.), così come quelle tra i diversi canali (arte, pubblicità, moda...), appaiono sempre più complesse e stratificate. Ci troviamo tra le immagini, per citare un noto testo di Bellour, o, detta in altri termini, nella tanto discussa visual culture. Ciò significa: abolire le distinzioni e ragionare, appunto, semplicemente su immagini – nel senso più ampio possibile. Continua a leggere ->

Pillole: diario di un photo-addicted (4)

White Tiger
{di Gabriele Naia}

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Essere rappresentati da una galleria come la Gagosian Gallery, significa parecchio. Come dire essere pubblicati da Adelphi, o essere reclutati dalla Juventus. Qualcosa del genere. La Gagosian (tre sedi a New York, una a Los Angeles, due a Londra, una a Roma e una ad Atene) sfoggia nomi come Jeff Koons, Yves Klein, Roy Lichtenstein, Jackson Pollock, Ed Rusha, John Currin, Lucio Fontana, Douglas Gordon, Francis Bacon, Cindy Sherman. I grandi di oggi, o dell’altro ieri, stanno là.
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Pillole: diario di un photo-addicted (3)

Bangkok
{di Gabriele Naia}

bangkok_ridotto

Molta fotografia si basa sull’idea che l’immagine fotografica è una realtà a sé. L’inquadratura e il taglio rappresentano strumenti utili a delimitare una superficie di mondo teoricamente infinita. Delimitando questa superficie si isola un oggetto, una persona da tutto il resto, li si ingloba in una composizione specifica – e così facendo si crea una sorta di microcosmo autosufficiente.Continua a leggere ->

Pillole: diario di un photo-addicted (2)

Notaio
{di Gabriele Naia}

August Sander è, in ambito fotografico, uno di quei nomi davanti ai quali bisogna levarsi il cappello e fare un grande inchino. Molti elementi fondamentali per capire gran parte della fotografia contemporanea vengono, infatti, precisamente da lui. Parole come «serie», «oggettività», «distacco emotivo» fanno parte del vocabolario senza il quale un sacco di opere fotografiche, prodotte dagli anni Sessanta-Settanta ad oggi, difficilmente si apprezzano a pieno.
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Pillole: diario di un photo-addicted (1)

Teller
{di Gabriele Naia}

Lasciamo perdere le premesse. Diciamo che questa è una rubrica essenzialmente anarchica e «diaristica», nella quale parlo di quello che mi interessa di più: la fotografia. Come presentazione può bastare.Continua a leggere ->

Su toy cameras e crepe occidentali

{di Gabriele Naia}

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Negli ultimi tempi stanno tornando. Sono le cosiddette toy cameras, macchine fotografiche giocattolo. Conosciute principalmente attraverso le due marche più famose, Diana e Holga, queste scatolette di plastica presero piede negli anni Sessanta (la Holga in realtà venne molto dopo) grazie alla loro semplicità d’uso e al loro basso costo. I risultati non erano qualitativamente eccellenti, anzi. Dati lo scarso controllo e la semplicità con cui erano costruite, le possibilità che le fotografie riuscissero male era infatti abbastanza elevata. Sfocature impreviste, vignettature, sovrapposizioni di fotogrammi, intrusioni di luce nel vano pellicola, sovra o sottoesposizioni: tutte cose da mettere in conto.
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Che giorno era, martedì?

{di Gabriele Naia}

con quelle forbici non sapeva granché cosa fare, ma le aveva prese in mano e ora stava tagliuzzando a caso dei fogli trovati lì sopra la scrivania
quanti fogli bianchi, pensava, tutti sopra quel tavolo... che se ne faceva Sandro di tutti quei fogli bianchi?
dalla finestra spalancata entravano il sole e i pollini che la facevano starnutire, ma le andava bene così, perché con quel profumo di primavera si sentiva bene; e non le pesava la febbre appena smaltita, né i brutti ricordi della litigata della sera prima
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