Elena Borghi
Ordinaria mania
01/07/08 07:32 Archiviato in:racconto
{di Elena
Borghi}
Hai un viso bellissimo, signorina dai capelli rossi.
Bello di una bellezza che piacerebbe a pochi, non da copertina. E che non si intona all’estate. Ma disturbata e sfuggente, una bellezza di cui tu di certo non ti accorgi, da film un po’ ansiogeno.
Dentro, un paio d’occhi a tratti inespressivi (anestetizzati, si direbbe) e poi subito inafferrabili: due occhi da animale braccato, che sembrano riconoscere in chiunque un carnefice. O forse a chiunque chiedono aiuto.Continua a leggere ->
Hai un viso bellissimo, signorina dai capelli rossi.
Bello di una bellezza che piacerebbe a pochi, non da copertina. E che non si intona all’estate. Ma disturbata e sfuggente, una bellezza di cui tu di certo non ti accorgi, da film un po’ ansiogeno.
Dentro, un paio d’occhi a tratti inespressivi (anestetizzati, si direbbe) e poi subito inafferrabili: due occhi da animale braccato, che sembrano riconoscere in chiunque un carnefice. O forse a chiunque chiedono aiuto.Continua a leggere ->
Persepolis
22/04/08 07:45 Archiviato in:recensione
{di Elena
Borghi}
Persepolis è una donna.
Leggera nell’aspetto e grande e greve nei pensieri, da donna che già bambina sognava d’essere un profeta e inscenava un corteo militante nel salotto di casa, con tanto di pugno sinistro alzato e slogan scanditi: “abbasso lo Shah!”.
Lo Shah è Reza Pahlavi; l’epoca, quella degli ultimi anni ’70.
La Rivoluzione Islamica sostituisce al regime un nuovo regime. Il furor di popolo acclama l’Ayatollah Khomeini, che tuona il nome di Allah dietro la barba imponente, sotto il turbante nero. Le strade si riempiono di cortei, milizie, informatori, sinistri messaggi. E donne che paiono fantasmi, gli occhi unico resto di umanità. Nel 1980 scoppia il conflitto con l’Iraq, e cominciano a piovere le bombe. In breve, il Paese viene ad assomigliare allo scenario di un incubo.Continua a leggere ->
Persepolis è una donna.
Leggera nell’aspetto e grande e greve nei pensieri, da donna che già bambina sognava d’essere un profeta e inscenava un corteo militante nel salotto di casa, con tanto di pugno sinistro alzato e slogan scanditi: “abbasso lo Shah!”.
Lo Shah è Reza Pahlavi; l’epoca, quella degli ultimi anni ’70.
La Rivoluzione Islamica sostituisce al regime un nuovo regime. Il furor di popolo acclama l’Ayatollah Khomeini, che tuona il nome di Allah dietro la barba imponente, sotto il turbante nero. Le strade si riempiono di cortei, milizie, informatori, sinistri messaggi. E donne che paiono fantasmi, gli occhi unico resto di umanità. Nel 1980 scoppia il conflitto con l’Iraq, e cominciano a piovere le bombe. In breve, il Paese viene ad assomigliare allo scenario di un incubo.Continua a leggere ->



