About a record (6)
{di Alessandro
Milanese}

Ieri sono successe due cose.
Una discretamente importante: l'uscita del nuovo
disco dei National.
L’altra meno: il mio trentasettesimo compleanno.
Restiamo sulla cosa più importante. Dopo il successo
di Boxer tornano i fratelli Dessner con un album
attesissimo da buona parte della stampa e dal nutrito
drappello di fan.
Uno di questi, il sottoscritto, sta aspettando questo
disco in maniera quasi morbosa. Come ha fatto in
precedenza solo per In
rainbows dei Radiohead, ha
ingannato l'attesa andando alla ricerca dei pezzi
nuovi su youtube e preparandosi una scaletta
alternativa fatta di video sgranati con audio
strappaorecchie.
About a record (5)
{di Alessandro
Milanese}

Cominciamo chiarendo una
cosa: il disco dei Liars è un pretesto, e questa non
è una recensione.
Bene.
Questo è un pezzo che
parla di un vizio, che negli anni è diventato sempre
più grave, non perché si sia aggravato, ma perché
siam rimasti in pochi ormai, a macchiarci di
quest'onta, questa vergogna.
Confesso.
Oltre
ad avere una malsana passione per la squadra della
mia città, per i prodotti Ferrero (Fiesta su tutti),
per le fiction (o volgarmente telefilm, anche quelli
pseudo adolescenziali, alla mia età?) e per le more
minute (alla Natalie Portman), ho ancora il
coraggio
di comprare
dei dischi.
#31
Di tutte le grandi metafore della lettura ce n’è una che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi: la lettura come viaggio. Potrei aggiungere che “un libro è una porta a-perta sul mondo” o che “la letteratura è l’unico vero biglietto di imbarco”. Invece no: a me quella metafora fa cagare. E 1.460.000 di pagine web indicizzate su Google, una mandria di professori che si sfringuellano davanti agli aggiornamenti Opac, un esercito di iscritti a facoltà umanistiche che si sfrucugliano con immagini idealizzate di terre lontane non mi fanno cambiare idea. Perché se ci sono due co-se che ti riescono bene solo a casa sono leggere e scrivere. E infatti gli scrittori ogni tanto si ammazzano.
Per cui chiudi la porta con quattro mandate, stacca il telefono, mettiti in mutande, leggi il raccontazzo di Alessandro Milanese, la poesia di quel borderline di Terry Boligol, e ascoltati la playlist di Polaroid. E se per caso ti venisse in mente che la rubrica made in UK di Fontefrancesco sia in pale-se contraddizione con quanto ho detto, be’, amore: l’errore è in te.
inutile non passa al body scanner.
About a record (4)
Ok, questa non è
la posta del
cuore.
Non è una rubrica di consigli amorosi.
Però, caspiterina, quando a uno scappa di dare un
consiglio, vorrà ben dire qualcosa.
(Apro una parentesi e
mi rivolgo a chi mi conosce
personalmente.
Non sono impazzito, e
sono conscio che IO sono l'ultima persona sul globo
terrestre che può pontificare sulla questione. Non vi
preoccupate, è una cosa occasionale e non capiterà
mai più. Chiusa
parentesi.)
About a record (3)
{di Alessandro Milanese}
Allora, per una volta, una volta sola, facciamo qualcosa di pratico, di funzionale.
OK.
Ecco il link, il collegamento. Adesso mentre state leggendo questo pezzo scaricate gratuitamente, dal loro sito, il disco nuovo dei F.B.Y.C.
Bene, è partito?
Ottimo (mi dovete un favore), a questo punto parto anch’io.
Continua a leggere ->
Numero 29
A tutti gli abitanti del mondo: è uscito il #29 dell’opuscolo letterario che fa cultura. Con un racconto di pierinoeillupo, un articolo dall’Inghilterra di Michele Filippo Fontefrancesco, una recensione a Tre io da parte della nostra Virginia, l’encomiabile playlist di Enzo e la Fagotta di Polaroid: un blog alla radio, e un poster un po’ particolare: i migliori dischi del decennio, secondo noi. A cura di Alessandro Milanese. Divertitevi, e fatecelo sapere.
“Questo sarà un anno di editoriali violenti”.
About a record (2)
{di Alessandro Milanese}
Partiamo subito chiarendo alcuni punti fondamentali.
- Gli Interpol sono un gruppo trendy e probabilmente sopravvalutato.
- Sono assolutamente derivativi, sezione ritmica e voce direttamente da Ian Curtis e i suoi Joy Division,.
- Dal vivo sono decisamente scialbi e spesso sottotono.
- Paul Banks, voce, chitarra ritmica e mente del gruppo, non è quel che si dice un cantante, anzi.
Dopo aver precisato questo, faccio outing e ammetto, solennemente.
Io, li, adoro.Continua a leggere ->
About a record (1)
{di Alessandro Milanese}
{About a record è la rubrica musicale di inutile. Indie-rock, ultime uscite, qualche veloce salto nel passato. Sarà l’appuntamento del secondo martedì del mese. Questa è la prima puntata. E abbiamo già fatto confusione: eravamo occupati a fare head-banging e abbiamo sbagliato il titolo di questo post, segnalando l’album come degli One dimensional man. Pardon.}
C’era un tempo, stiam parlando per intenderci della prima metà degli anni ‘90, in cui etichette come Alternative Tentacles e Touch & Go dettavano legge.
Un tempo in cui il noise, il punk, e il blues trovavano miscela perfetta in dischi di gruppi come i Jesus Lizard o come i Mule.Continua a leggere ->
17 Re
{di Alessandro Milanese}
Siete liberissimi di prendermi per un povero pazzo, soprattutto i più giovani, ma vi posso assicurare, giurare, che i Litfiba sono stati un grandissimo gruppo.
Si, va be’, vi vedo che mi prendete per il culo.
Ridete, ridete, continuate, bravi.
Si, proprio loro.
Il duo più tamarro della storia del rock italiano.Continua a leggere ->
Colazione
Quando capisci di aver trovato la persona della tua vita?
Da cosa lo percepisci?
Quali sono i segnali?
Come fai a riconoscerla?Continua a leggere ->
Dal loggione
su, su dal loggione
io ti osservo
bella, che tuo marito ne è superbo
Paolo Conte
Mai stato in un teatro in vita mia.
Lo giuro.
Forse un paio di volte, anni fa.
Per vedere tristi comici tv, prestati a teatri da 500
posti.
Quelli da sketch da 5 minuti, che dopo mezz’ora di
teatro vorresti uccidere.
Una morte lenta.
Hotel
Alcuni aggettivi per descrivere questo posto.
I primi che mi vengono in mente.
Decadente, squallido, in putrefazione, mediocre.
Insomma, senza girarci attorno, il classico hotel da troie.
Un hotel ad ore, minuti, secondi.
E giusto una troia con la T maiuscola sto aspettando qui sotto.
Dall’altro lato della strada catramata, sporca, umida, viscida.
Sotto una pioggia che sembra olio.
Come se in cielo fosse esploso un enorme paracoppa.
E sotto, io e il vetro di questa vetusta Audi 80, una macchina di quelle che non ne fanno più, per fortuna.
Quel verdone per tutte le stagioni, come si diceva una volta.
Un colore uniforme che non da nell’occhio, che non attira l’attenzione, ottimo per chi vuol passare inosservato.
L’auto perfetta se avessi fatto l’investigatore privato.Continua a leggere ->
13
Lo sapevo.
Ne ero sicura.
Il mister ha insistito tanto, troppo.
Continuava a ripetermi in continuazione.
«Non comprare le scarpe a 13 tacchetti di ferro che non le userai mai».
Stupido idiota del cazzo.
«Non piove più, giusto un paio di volte l’anno, i tacchetti di plastica vanno più che bene, non vale la pena spendere dei soldi per niente».
Mai che si facesse i cazzi suoi.Continua a leggere ->



