Specchio riflesso

{di Viviana Capurso}

«Guarda ‘sto maledetto cellulare. Non fa che spegnersi. Prima o poi lo butto nel cesso.»
Il cellulare di Fabrizio perde colpi. Melissa non se ne spiega la ragione, è un Samsung abbastanza nuovo. Eppure milioni di volte lei chiama e risponde solo l’operatore telefonico. Altrettante volte, quando sono insieme, Fabrizio le mostra il cellulare spento.
«Guarda ‘sto maledetto cellulare. Non fa che spegnersi. Prima o poi lo butto nel cesso.»
Ripete questa tiritera come un disco rotto. Sempre rabbioso. Melissa lo capisce, in quello studio sono tutti dei bastardi, cercano di farlo fuori alla prima occasione. È sempre così nei grandi studi.
Il cellulare di Vittorio è un Samsung abbastanza nuovo. Eppure gli dà un sacco di casini. Non prende mai. Forse è un problema perché è passato alla Tre. Però a Milano la Tre prende piuttosto bene. Per non parlare di quella volta che si è scordato il cellulare. Un casino trovare il suo caricabatteria. Sì, perché me l’ha spiegato, i Samsung hanno dei caricabatteria tutti diversi. Io però morivo di paura a non sapere che fine aveva fatto.
Fabrizio ha comprato la moto. Una Honda Hornet. Una naked.

Melissa, che ha preso la patente con qualche sforzo, lo guarda e spalanca gli occhi. Da quando Fabrizio si intende di moto? Ha fatto più incidenti col suo vecchio Scarabeo, quando avevano 20 anni, di quanti ne possa fare uno stuntman professionista. E ora lo guarda mentre mostra orgoglioso questa bestia blu elettrico che produce un rumore assordante e che le sembra alquanto instabile. Lui la deride «Sei una fifona.» Daniele, che lavora con Melissa, si scapicolla fuori dallo studio ogni volta che Fabrizio la viene a prendere. Sbava un po’davanti alla moto e puntualmente dice «Sì, è una figata, mi sa che anche io mi prendo questa. Nera però.» Ridacchiano con aria complice e sfottente «Naked, Meli, naked. Significa nuda. Perché non è carenata.” Ridacchiano con l’aria idiota di due bambini che hanno trovato la figurina mancante nell’album. Melissa non capisce. Non bastava l’Audi A3 per tornare a Como?

«Non puoi neanche immaginare l’emozione che dà la moto. Il brivido del motore. Ti fa…non so…ti fa sentire vivo!»
«Non puoi neanche immaginare cosa significa avere una Mini Cooper sotto il sedere, dopo anni che hai avuto una Audi.»
Vittorio ha passato i quaranta piuttosto indenne. Le tempie cominciano ad essere brizzolate ma si confondono con i capelli castano chiari. Poi, a quarantatré, si è comprato la Mini Cooper. Rosso fuoco, col tettuccio bianco.
Una figata. Mi ha fatto fare il primo giro sopra. Oddio, in fondo è un’auto come un’altra, però indubbiamente giovanile. E poi Vittorio è così contento, dice che lo fa sentire vivo. Che io lo faccio sentire vivo. E io sono contenta.

Fabrizio è tornato a casa con una maglietta della Dainese. Melissa lo guarda sconvolta. È terribilmente tamarra! Nera, con un’orrenda scritta rossa. Aderentissima. Ma poi, da quando Fabrizio ha tutti quei muscoli?
«Dai Meli, ho quasi quarant’anni mica ottanta! Sono stufo di vestirmi da Boggi e da Neglia. Le uniche cose sportive che ho sono i pullover di Ralph Lauren che mi comprava mia madre a vent’anni!»
Con Vittorio stiamo passeggiando in corso Magenta. “Guarda, c’è Boggi anche qua. Anni fa mi vestivo lì, andavo sempre in quello in Porta Romana. Adesso sono invecchiato, non posso più vestirmi così seriamente, no?” Sorride Vittorio, sorride con il suo fare sornione, carezzevole come il suo gatto. Poi mi bacia. Accarezzo la sua spalla sotto la felpa di Abercrombie. E lo trovo irresistibile.

Poi una sera Fabrizio non torna a casa. Sta facendo una due diligence. Si presenta alle 6 del mattino distrutto. Melissa prova a prenderlo in giro. Lui reagisce malissimo. «Non capisci quanto mi massacro per questo lavoro? E tu ridi perché ci metto una vita a fare una due diligence? Brava, vai vai a riferirlo ai miei colleghi! Quelli non vedono l’ora di trovare l’appiglio per farmi fuori! Sono uno studio di squali! E tu anziché aiutarmi mi deridi perché sono lento! Bell’aiuto!»
Poi una sera Vittorio mi porta al mare. Ha finito presto la due diligence e per festeggiare propone una gita in Liguria. Camminiamo lungo la spiaggia, mano nella mano. Siamo una bella coppia.
Mi riaccompagna a casa all’alba, ridiamo come pazzi e riempiamo la Mini Cooper di sabbia.
«Tu mi fai sentire vivo» ripete Vittorio. E a me gira la testa.

A Melissa gira la testa quando se ne rende conto.
Un giorno ripensa alla praticante che ha visto in studio, mesi fa. È molto alta, ha il fisico della giocatrice di pallavolo, le spalle larghe, il mento un po’squadrato, i capelli biondo naturale, lunghi e liscissimi. Ha un aspetto interessante, una bellezza un po’mascolina. È giovane, appena laureata, ha ventiquattro anni. Melissa si sente improvvisamente vecchia, inadeguata.

Mi gira la testa quando me ne rendo conto.
Un giorno ripenso alla socia dello studio. L’ho vista mesi fa con Tommaso, quando preparavamo il convegno. Non è molto alta, ha i capelli ramati, mossi, è terribilmente femminile. Ha una laurea in Bocconi e un paio di master. Ha trentacinque anni, credo, ed è già partner di uno studio milanese piuttosto noto. Mi sento una ragazzina idiota, inadeguata.
«Sai cosa ti succede, Fabrizio? Te lo dico io! Tu hai incontrato un’altra e ora ti ritrovi a dover decidere. Lei è un nuovo paio di scarpe, belle, ma non sai se saranno comode. Io invece sono un vecchio paio di ciabatte, non ho più il fascino della novità ma sono una certezza. E tu sei indeciso. Ma sai che c’è, non ti preoccupare, ti tolgo io dall’imbarazzo, vattene fuori di casa subito!»

Fabrizio affastella le bugie, accusa, la colpevolizza.
Melissa lo guarda dritto negli occhi «Le chiavi di casa, Fabrizio. Subito.»
«Sai cosa ti succede, Vittorio? Te lo dico io! Tu sei indeciso tra la tua fidanzata, che è un comodo paio di pantofole ma non ha più il fascino della novità, e la sottoscritta, un nuovo paio di scarpe che però rappresenta un’incertezza, un pericolo. Beh, non ti preoccupare, io non ho intenzione di fare il secondo pilota a vita. Se un giorno prendi una decisione, fammelo sapere.»

Vittorio tace. Non si farà sentire per un po’.
Così, Melissa ed io ci ritroviamo a guardarci. L’una il riflesso dell’altra. Come davanti ad uno specchio che mostra due realtà.
Il prima e il dopo. Lei e l’altra.
In mezzo due bambini che, con l’incoscienza e la crudeltà dei bambini, giocano.

Specchio riflesso. La sfiga ce l’hai tu. E ora che fai?