Ritorno a Bassavilla
19/01/10 19:21 Archiviato in:recensione
{di Livia Di
Pasquale}

Leggendo il titolo Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona non ho potuto fare a meno di pensare a un altro Ritorno, quello al mondo nuovo scritto da Huxley a completamento della sua opera. A voler ben guardare, poi, le analogie non si fermano al solo titolo.
Si tratta anche qui, infatti, di considerazioni più che di racconti veri e propri, di una passeggiata nei dintorni di quella città che già era stata raccontata dallo stesso autore nel romanzo-reportage Cronache di Bassavilla.
Bassavilla che è reale in Alessandria e nella sua provincia, ma che può essere presa a prestito come luogo esemplare di tanti paesaggi italiani circonfusi di brivido e stranezza.
Racconta e si racconta, Arona, parlando di tutti i misteri di pianura, di nebbie e fantasmi, con un tono a volte estremamente serio e a volte canzonatorio, come a volersi prendere gioco delle nostre stesse paure, dell’uomo nero che spesso abbiamo già dentro prima che si manifesti.
Ricorda un po’ lo Zio Tibia che accompagnò l’infanzia di chi, come me, sta intorno ai 30, la voce che ci guidava nella scoperta dell’incubo e dell’orrore, stavolta in un delizioso gioco al gatto col topo con il proprio lettore.
Episodi tratti dalla cronaca o dalla storia locale, folclore misto a credenze popolari, estratti di vita vissuta sono il telaio intorno al quale intreccia narrazioni di horror quotidiano, vicino eppure rimosso. In fin dei conti basta cambiare un po’ le luci alla realtà perché il lato tenebroso riesca a emergere.
Lo stile che usa è quello delle favole nere intorno al fuoco, inserendo il dubbio in un tono rassicurante, senza dover ricorrere a forzature. Del resto la paura più autentica è quella che proiettiamo noi sugli eventi ordinari, e questo Arona lo comprende bene.
Da leggere in una giornata nebbiosa e solitaria, per lasciarsi trasportare dalla suggestione, in una delle mille Bassavilla d’Italia.

Leggendo il titolo Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona non ho potuto fare a meno di pensare a un altro Ritorno, quello al mondo nuovo scritto da Huxley a completamento della sua opera. A voler ben guardare, poi, le analogie non si fermano al solo titolo.
Si tratta anche qui, infatti, di considerazioni più che di racconti veri e propri, di una passeggiata nei dintorni di quella città che già era stata raccontata dallo stesso autore nel romanzo-reportage Cronache di Bassavilla.
Bassavilla che è reale in Alessandria e nella sua provincia, ma che può essere presa a prestito come luogo esemplare di tanti paesaggi italiani circonfusi di brivido e stranezza.
Racconta e si racconta, Arona, parlando di tutti i misteri di pianura, di nebbie e fantasmi, con un tono a volte estremamente serio e a volte canzonatorio, come a volersi prendere gioco delle nostre stesse paure, dell’uomo nero che spesso abbiamo già dentro prima che si manifesti.
Ricorda un po’ lo Zio Tibia che accompagnò l’infanzia di chi, come me, sta intorno ai 30, la voce che ci guidava nella scoperta dell’incubo e dell’orrore, stavolta in un delizioso gioco al gatto col topo con il proprio lettore.
Episodi tratti dalla cronaca o dalla storia locale, folclore misto a credenze popolari, estratti di vita vissuta sono il telaio intorno al quale intreccia narrazioni di horror quotidiano, vicino eppure rimosso. In fin dei conti basta cambiare un po’ le luci alla realtà perché il lato tenebroso riesca a emergere.
Lo stile che usa è quello delle favole nere intorno al fuoco, inserendo il dubbio in un tono rassicurante, senza dover ricorrere a forzature. Del resto la paura più autentica è quella che proiettiamo noi sugli eventi ordinari, e questo Arona lo comprende bene.
Da leggere in una giornata nebbiosa e solitaria, per lasciarsi trasportare dalla suggestione, in una delle mille Bassavilla d’Italia.



