Pronti freschi

{di Viviana Capurso}

«... a me si sono riempiti gli occhi di lacrime!»
Sono in ufficio, accanto a me Serena continua a chiacchierare.
Susanna è entrata in ufficio poco fa: «Vale, mi faresti un cortesia? Riguarderesti tu la presentazione di Serena? Io sto entrando in riunione con mister Pronti freschi...»
Ha strizzato l’occhio.
«Ma va? Quello di Esselunga?»
«Yes, cara. Da quando il buon Bernardo ha mollato il colpo, il settore marketing è su piazza per affiancare Armando Testa su altre iniziative...e noi, modestamente, siamo in short list!»
«E bravo lo zio Bernardo!» ho esclamato.
«Vado allora, ti mando su Serena. E mi raccomando, cuore di pietra e zittiscila quando parte con i suoi trip mentali, ok?»
«Tranquilla. Facci sapere quando hai finito!»
È uscita dal mio ufficio e io sono rimasta a guardarla, dietro alla porta a vetri. Camicia lunga bordeaux, pantalone blu, ballerine bordeaux di Burberry.
Ogni tanto mi chiedo quante difficoltà ancora dovrò superare per avere la sua serenità.

Serena ha messo dentro il suo musino. Lo so, è un essere umano ma è più forte di me, con i suoi capelli castani ricci, il nasino a punta, gli occhiali rettangolari con la montatura nera e gli occhi leggermente allungati...a me ricorda tanto un gatto. Davvero!
Ma non è solo l’aspetto fisico, è quel modo di fare, la voce sottile, carezzevole, il modo di inclinare la testa... intendiamoci, è brava nel suo lavoro, ma è così gattina quando si mette.
Mi ricorda quella scena del film
Sex&the City, “Strega o gattina, non ci sono alternative per le donne”.
E io non posso che sentirmi un po’strega.
Serena si è seduta, abbiamo aperto il power point... e ha cominciato a parlare di sé. Come al solito.
«Davvero Vale, mi sono impegnata molto in questa presentazione, è che è un periodo così difficile, cioè, io con Stefano non so cosa fare! Immaginati, l’altra sera andiamo ad un aperitivo carino, al Volo, sai qual è no?»
Certo che so qual è, quel posto lo odio, è letteralmente invaso da Bocconiani incravattati, ma è l’unico modo per beccare Claudia prima che vada a casa distrutta. E poi è abbastanza vicino all’agenzia.
«Mi metto in tiro, tutti si complimentano con me... e lui? Manco mi nota! Tu sai che sono una persona così bisognosa di affetto, di rassicurazioni, di conferme... a me si sono riempiti gli occhi di lacrime!»
Inclina la testa Serena, e mi guarda.
Mi aspetto che da un momento all’altro faccia le fusa come Nibby, il gatto di Melissa.
Ma Serena non solo non fa le fusa, non aspetta neppure una mia risposta.
«D’altronde io lo so, lui è così, lo so, lo so, lo so. Non è sensibile come me, non ha le mille attenzioni che aveva il mio ex, però comunque il mio ex aveva mille altri difetti e io... oh! Ti si è illuminato il cellulare...»
Arrossisco leggermente. È un messaggio di Vittorio. Il terzo in due ore.
«Scusami, dai, davvero, ero nevrotico, mi sembrava che le hostess stessero trascurando gli ospiti e mi sono preoccupato. Ma è solo che sei sempre così brava!»
Lo leggo frettolosamente, fa seguito ad una serie di altri messaggi che vanno dal “Per favore, dimmi che non sei arrabbiata...” al “Dai, mandami un bacio, lo sai che mi mancano i tuoi baci...”.
È un continuo scusarsi dopo la frase del convegno. Non è che voglia tenerlo sulla corda, dopo tutti questi mesi, non servirebbe. Anzi, mia nonna direbbe “Cui prodest?”. E questa frase non ho dovuto cercarla neppure su Google.
È che davvero non so cosa rispondere. Il lavoro non dovrebbe entrare nelle questioni personali, no?
Eppure io non riesco a far finta di niente.
«Ok, allora, vediamo questa presentazione...»
«Ti si è illuminato di nuovo!»
Ancora Vittorio “Ti prego, dimmi che ci mettiamo una pietra sopra...”
Scorro le slide.
«Dunque, qui è tutto ok, la location però la metterei dopo... e non c’erano foto migliori?»
Serena sbircia nuovamente il mio cellulare: «No, non hanno ancora un sito, ho recuperato queste da internet...»
«Sei in motorino?»
«Sì, come al solito!»
«Ok, allora scendi in reception e fatti dare una digitale. Meglio andare e fare quattro foto piuttosto che lasciare al cliente un’idea vaga degli allestimenti.»
Serena tentenna sulla porta «... se è un uomo quello che ti scrive così spesso, non te lo fare scappare però!»
Fa un finto broncetto.
«Pensa a Stefano, sì e no se mi chiama un paio di volte al giorno...»
«Sere, è la Tim, ho appena fatto la ricarica e ho attivato una promozione, non è un uomo. Ci vediamo dopo con le foto, che è meglio!»

Rimango in ufficio da sola a riguardare la presentazione. Anche le foto del gift sarebbero da risistemare. Faccio una ricerca nel mio pc, sono sicura che da qualche parte ne ho salvata una che può andare bene.
Mi servirebbe qualcosa che abbia attinenza con una laurea o qualcosa di simile, ah, ecco, questa l’ho salvata come “Laurea.jpg”, vediamo.
Ma mentre la apro mi ricordo che è della laurea di Daniele, il mio ex. E mi trovo davanti noi due che sorridiamo, con il chiostro della Cattolica sul retro. Guardo Daniele, con l’abito elegantissimo e la cravatta azzurra, mentre mi stringe in vita e mi sorride. Rivedo gli occhialini da intellettuale, rivedo i miei capelli leggermente mossi a causa della pioggia.
E di nuovo mi si riempiono gli occhi di lacrime. Ho dato un calcio alla felicità? Ho fatto questo lasciando una persona che mi amava ma che io forse non amavo? Per avere cosa in cambio? Uno che non ama me? O meglio, che mi vuole bene... ma che ama la fidanzata. Era questo quello a cui volevo andare incontro? Ne valeva la pena? Per poi perdere la testa per un uomo così?
Sorrido tra le lacrime, mi viene in mente Susanna quando ha detto «Ci sono uomini che sono come le offerte del supermercato: paghi uno, porti a casa due. Laddove due sta per lui e la sua fidanzata!»
Sarà meglio che vada in bagno ad asciugarmi le lacrime e ad eliminare le tracce di mascara, prima che Serena rientri e pensi che la Tim mi ha tagliato i fondi e per questo piango.
Uscendo dal bagno incontro Susanna. Mi scruta e sorride.
«Allora?» le dico.
«Se libera stasera?»
«Sì, perché?»
«Potremmo mangiarci qualcosa assieme, tipo, che ne so... un pronto fresco Esselunga? Un piatto di lasagne magari?»
«Ce l’abbiamo fatta?»
«Tu vieni a mangiare le lasagne e lo scoprirai... un bel piatto di lasagne...»

«...un bel piatto di lasagne, ecco, era così Mariagrazia, è questa l’immagine che ho di lei...»
Melissa appollaiata sul suo fouton ride e batte le mani come i bambini mentre Alessio parla.
Alessio è il suo migliore amico, si conoscono da quando erano piccoli.
«E poi? E poi cosa è successo? Dai sono curiosa!»
Alessio la guarda per un istante. È sempre stata così bella Melissa?