Pillole: diario di un photo-addicted (4)

White Tiger
{di Gabriele Naia}

tiger

Essere rappresentati da una galleria come la Gagosian Gallery, significa parecchio. Come dire essere pubblicati da Adelphi, o essere reclutati dalla Juventus. Qualcosa del genere. La Gagosian (tre sedi a New York, una a Los Angeles, due a Londra, una a Roma e una ad Atene) sfoggia nomi come Jeff Koons, Yves Klein, Roy Lichtenstein, Jackson Pollock, Ed Rusha, John Currin, Lucio Fontana, Douglas Gordon, Francis Bacon, Cindy Sherman. I grandi di oggi, o dell’altro ieri, stanno là.

Taryn Simon (1975) nel 2007, con la serie
An American Index of the Hidden and Unfamiliar, ha vinto il KLM Paul Huf Award, un importantissimo premio internazionale di fotografia. Poco dopo è finita alla Gagosian. Il motivo è sintetizzabile in una frase: An American Index of the Hidden and Unfamiliar è un’opera che travolge.
Con una ventina di immagini che mettono a fuoco luoghi, persone e oggetti diversi, Simon riesce infatti a fare una panoramica complessa e sfaccettata della realtà sociale, culturale e politica degli Stati Uniti. Con una precisione quasi chirurgica, va a pescare degli elementi che, per determinate ragioni, funzionano a mo’ di paradigma in grado di riassumere una realtà vastissima e, spesso,
sconosciuta. In «White Tiger (Kenny)», vediamo una tigre bianca in piedi sopra un cubo di marmo: si trova all’interno di una gabbia. L’animale ha un muso possente, ci osserva con sguardo intenso; la zampa anteriore destra più avanti delle altre, come se stesse per balzare in avanti da un momento all’altro. La pulizia dell’immagine (realizzata con una macchina grande formato) rende in maniera eccellente i particolari. A questo punto, sotto la fotografia, interviene un breve testo che, come per il resto della serie, integra l’immagine spiegandone i dettagli:

“Negli Stati Uniti, tutte le tigri bianche viventi sono il risultato di incroci selettivi atti a creare artificialmente le condizioni genetiche che portano la pelliccia bianca, gli occhi blu-ghiaccio e il naso rosa. Kenny è nata da un allevatore a Bentonville, Arkansas il 3 Febbraio 1999. In quanto risultato di incroci, Kenny è mentalmente ritardato e ha limitazioni fisiche significative. A causa del naso infossato, ha difficoltà a respirare e a chiudere la mandibola, i denti sono gravemente deformati e zoppica sulle zampe anteriori a causa dell’anormale struttura ossea. Le altre tre tigri della figliata di Kenny non sono considerate tali da essere qualitativamente tigri bianche, dal momento che hanno il manto giallo, sono strabiche e hanno le zampe storte.”

Improvvisamente tutto è diverso: lo sguardo fisso, il muso possente e la zampa tesa in avanti diventano simboli di un destino, bastardo in tutti i sensi. Kenny è allo stesso tempo il risultato e la vittima di quel delirio prometeico che allaga giorno dopo giorno la nostra cultura. A furia di speculazioni filosofiche sulla questione ci si potrebbe perdere via, ma non sono necessarie, qui. Basta questa fotografia a far crollare il nostro ideale di tigre come bestia feroce e temibile, possente, predatrice, per mostrarcela in tutta la sua fragilità e tristezza: un aborto mancato.

Taryn Simon svela le cose. Taryn Simon ci fa guardare oltre l’apparenza e punge la carne viva. Chi è l’animale, tra Kenny e il suo creatore?
Bene arrivata alla Gagosian.