Panico!

{di Gianluca Didino}

La notte, prima di addormentarmi, ho paura della morte: per infarto, asfissia, annegamento, aneurisma, enfisema; ho paura della morte violenta, dell’assassinio, della tortura, della rapina a mano armata; ho paura della morte accidentale (questa libreria potrebbe collassare sulla mia testa?) e della morte autoindotta – il suicido.
Per strada invece ho paura della gente. Cosa ci fa quell'ombra nascosta dietro il muro? Quel gruppo guarda verso di me? E se fossero naziskin? Terroristi islamici? Ebrei sefarditi?
Ci sono cose che non posso guardare – cose la cui presenza mina le fondamenta del mio essere. Cosa spinge il macellaio a fare il mestiere che fa? E se quel coltello fosse usato per altri fini? Che sensazione si prova a sgozzare, privare delle zampe, scuoiare, squartare? Che suono fanno le ossa di un bovino contro la sega circolare?
Non posso guardare gli oggetti appuntiti, le fessure, le voragini, le lame, i mezzi di trasporto, le grandi costruzioni, gli oggetti pesanti, gli oggetti piccoli che possono essere ingoiati.
Non posso guardare in strada dal quarto piano di un condominio – e se cadessi di sotto?
Se un oggetto mi scivolasse dalle mani e finisse in testa ad un ignaro passante?

Poi, all’improvviso, la tempesta si placa.
Guardo l'accendino che tengo tra le mani e penso che difficilmente potrebbe esplodere; afferro il coltello grosso in cucina e mi accorgo che non è poi così grosso – e comunque non taglia più da anni; che in fondo i casi di infarto sotto i cinquant’anni sono molto rari, direi improbabili...
Guardo il telegiornale delle otto e mi dico che no, in fondo non fa poi così paura.