Novalis di Giorgio Fontana

{di Alessandro Romeo}

La prima pagina di un libro è la copertina.

Travis Smith, l’autore della copertina di Novalis, ci introduce alla lettura con un’immagine che a prima vista non sorprende. C’è un uomo con i capelli lunghi e la chitarra in mano che cammina sul ciglio della strada, una città con dei grattacieli, il deserto: elementi che portano a scenari già pensati, a storie già sentite, a personaggi già incontrati in qualche libro nemmeno troppo recente di letteratura americana, o in qualche film. Il punto è che, in quelle storie, i personaggi hanno la città alle spalle e il deserto davanti, con tutto il panorama di domande senza risposta e orizzonti infermi che li aspetta. Travis Smith invece ribalta lo schema: sulla strada, d'accordo, ma sulla strada verso qualcosa.

Il viaggio di Alex inzia con la fine della sua band. Seguendo le dinamiche della rassegnazione più che della rabbia, Alex si distanzia da tutto e da tutti. Hans, Enrico, Tony e Lucertola, gli amici con i quali è cresciuto, diventano figure di contorno: quasi un pretesto per rendersi conto della velocità con cui tutte le cose possono perdere il loro significato, magari senza che sia cambiato niente, o forse proprio per il fatto che niente è cambiato.

In uno scenario in scala di grigi dove tutto è appiattito, dove significati e sfumature si mimetizzano con il circostante (“che musica suoniamo?” è una delle domande che ossessiona Alex) e dove è difficile credere a qualche cosa Alex incontra Sara, una ragazza che si prostituisce on-line e che lascia il proprio numero nei bagni dei locali. Sarà lei a introdurlo al Gruppo Novalis, un ensemble che mette in scena una forma d’arte nascosta ed estrema, alle cui dinamiche emotive e alla cui perversa bellezza è impossibile sottrarsi. Come il colonnello Kurtz di Cuore di Tenebra, il Gruppo Novalis emerge in tutta la sua complessità poco alla volta - dall’impossibilità di parlarne più che dai racconti di chi ne ha avuto esperienza - fino a sembrare una necessità, una conseguenza coerente e ovvia delle cose.

Alex sperimenta tutto questo sulla sua pelle e arriva a comprendere che “avere tutto” e “perdere tutto” sono in realtà le facce della stessa medaglia («dovresti essere sul tetto del mondo: e ci sei»). A questo punto solo un atto - una scelta che, in questo caso, è anche una sfida - può in qualche modo sfibrare questo meccanismo, trasformandolo in qualcosa che abbia finalmente un senso.

Fontana racconta questa storia con una scrittura coinvolgente e aggressiva. Ci inchioda alle pagine senza lasciarci il tempo di respirare, giocando con le nostre aspettative e con i nostri nervi. Ma si prende anche il tempo per concentrarsi sui dettagli, sulla puntualità di certe parole, di certe frasi e di certe espressioni “chiave” che ritornano come il refrain di una canzone: con sfumature arricchite di volta in volta degli echi che il procedere della storia ci lascia.

Fontana ci fa conoscere i suoi personaggi direttamente nella loro realtà, nel “deserto” in cui sono immersi. Alcuni li lascia là, altri li fa scomparire, altri ancora li riporta indietro da dove son partiti. Perché Novalis è un libro che volta le spalle al deserto, che ci riporta a casa. Novalis è, in fondo, una risposta a qualcosa.

[
Novalis, Marsilio, 2008, pp. 232, €15.00]