Montagne russe

{di Viviana Capurso}

Giovanni se lo ricorda bene il giorno in cui ha visto Cristina per la prima volta.
È stato alla Bocconi, ormai qualche anno fa, quando ancora non aveva il suo ufficio, lo divideva con altri due colleghi.
Come Claudia, oggi.
No, meglio non pensarci.
Le hostess attaccano la solita trafila, prima di aiutare gli altri infilate la mascherina... and breathe normally...
Chiude gli occhi, odia i voli così veloci, non si riesce a lavorare, neppure il tempo di aprire il computer. È poi è un continuo andirivieni di hostess, prima lo snack, poi l’acqua... che palle.

«Che palle! Oh, scusi! Scusi! Davvero, non l’avevo vista!»
C’è una ragazza che esce dal suo ufficio, ha i capelli castani, lunghi, lisci, ha in mano un malloppo di fogli. Borbottava tra sé e sé e lo ha urtato senza vederlo.
«Cercava qualcuno?»
«Sì, mi scusi, il professor Arnaboldi che come al solito mi ha dato appuntamento e mi ha bidonata... scusi! Non volevo dire una cosa così orribile! È che sto facendo la tesi con lui e continua a darmi buca, cioè insomma, non c’è mai quando mi dà appuntamento e io sono un po’disperata!»
Si passa una mano tra i capelli lunghi.
Giovanni è abituato ad essere molto temuto dagli studenti e dai suoi collaboratori, lo sa benissimo, si è costruito l’immagine dell’inflessibile, ha messo uno schermo tra sé e gli altri.
Questa ragazza non ha evidentemente idea di chi sia.
Dev’essere una laureanda in quella strana cosa, economia e management di qualcosa di artistico.
«Vuole lasciare a me il capitolo? Perché è di questo che si tratta, immagino... se vuole lo do io al collega.»
Arnaboldi è così, lo sa bene Giovanni, è talmente impegnato che le tesi sono il suo ultimo problema.
La ragazza dai capelli castani gli sorride. Ha degli occhi enormi. «Magari grazie... e glielo dà lei? Gli dice che è venuta Cristina Calderani? Davvero? Grazie! Grazie davvero!»
Poi si volta lungo il corridoio. «Poi le devo un caffé, però!» Sorride e si avvia di buon passo.
Giovanni rimane senza parole.

E poi? E poi cosa è successo, Giovanni?
E poi... capitolo dopo capitolo, Cristina entra tutte le settimane nel suo ufficio e Giovanni non può fare a meno di guardarla. È un vero tornado, vivace, rumorosa... giovane. Anche Giovanni è giovane, ma la carriera, gli insegnamenti, il doversi imporre in quell’ambiente lo hanno fatto invecchiare prima.
Ha cominciato a tagliarsi i capelli sempre più corti, ad avere quell’aspetto severo.
Cristina no. Cristina è diversa. Cristina lascia una scia di profumo nell’ufficio.
E poi? E poi, come è potuto accadere?
Un amico, tempo fa, gli ha detto: «Bisognerebbe fare la perizia psichiatrica alle persone prima di mettercisi».
È vero.
È iniziato il periodo dei caffé al Taxi, degli aperitivi al Reef... capitolo dopo capitolo... e poi è stato come salire sulle montagne russe.
Un’emozione continua, sali, sali, sali sali finché ti manca il respiro e il cuore batte all’impazzata. Cristina è diventata un chiodo fisso, un’ossessione, il pensiero costante. Quando è al computer Giovanni non riesce a pensare a nulla, le scrive di continuo e ogni volta che il telefono si illumina il cuore accelera. Lei risponde, inizia un gioco sottile, passano le giornate a scriversi, a desiderarsi, sembra di stare su una giostra, è un vortice, un giramento di testa, un’ubriacatura continua.

E poi c’è il sesso. Sempre, continuamente, come le abbuffate, come le sbronze, con un’ansia costante... sentirne la mancanza quando non c’è, un desiderio fisico, una stretta allo stomaco.
È come essere bulimici: apri il frigo e lo svuoti. E dopo? E dopo puoi ricominciare. Perché non è cibo. È felicità.
E poi? E poi, come è potuto succedere, Giovanni?
E poi un giorno Cristina trova uno stage e inizia a lavorare. E si rivela fragile, il tornado di simpatia si trasforma gradualmente in un tornado di emozioni, un giorno è su, ride e scherza, un giorno è giù, piange e si dispera perché il capo la maltratta.
Non riesce a reagire, non riesce a prendere in mano la sua vita.
Neppure Giovanni ci riesce.
Ed è come quando comincia la discesa sulle montagne russe. Per un attimo sei sospeso, non sai cosa sta per accadere. E l’attimo dopo lo realizzi. Ed è tardi. Perché comincia una discesa che ti toglie il fiato e fa scoppiare il cuore.
Allora Giovanni comincia a lavorare, sempre, sempre, sempre, di giorno, di sera, nei weekend. Non sopporta di sentirla che piange continuamente e allora inventa tutte le scuse possibili per stare fuori. Nel frattempo è arrivata Claudia. Claudia è un carroarmato, è forte, ha fame di arrivare, di affermarsi, di riuscire. Claudia porta i lavori, trova i partner, prepara un progetto via l’altro. Ride poco Claudia, è una tosta, sempre seria, stabile, equilibrata, nulla la abbatte. È una che reagisce sempre, che trova le soluzioni. È problem solving, le dice scherzando talvolta.
E porta lavoro, tanto lavoro.
E Giovanni approfitta. Quando torna a casa Cristina gli fa continue scenate.

E poi? E poi cosa è successo Giovanni?
E poi il sesso finisce. Finiscono i messaggi, la tensione, cominciano le telefonate. Lui tira tardi al lavoro, alle cene. E lei si attacca al telefono. E chiama. Chiama. Chiama in continuazione. Giovanni vede il telefono che si illumina continuamente. E si sente soffocare.
Ma non può occuparsene. Non anche di questo. Non è giusto.
E poi Cristina dimagrisce, dimagrisce a vista d’occhio. Ma Giovanni non ce la fa, non può essere l’ennesima storia che va male, non può occuparsi di lei, non può.
E poi? E poi? «Come hai potuto lasciare che succedesse? Non puoi lasciarmi! Non puoi andartene! Io sto male!»
Cristina è in lacrime, distrutta. E Giovanni non può fare nulla. È incapace.
L’anno in Belgio è l’unica soluzione. Scappare lontano. I problemi non lo inseguiranno. Svaniranno.

Giovanni sobbalza, sono arrivati. Ha le mani ghiacciate. È stato un incubo?
Non ce la fa Giovanni, non ce la fa a ricominciare, è stato troppo doloroso.
I problemi non sono svaniti, sono solo sopiti, in un angolo della sua mente.
Accende il telefono. C’è un messaggio di Claudia. Professionale, come se l’ aspettava. “Ciao Giovanni, nella tua posta trovi le slide aggiuntive. Verifica che il carattere non sia saltato.”
Bip bip. C’è un altro messaggio. È di Silvia, la sua migliore amica. Strano. I weekend li passa con Alessandro, il fidanzato idiota che si finge grande creativo. L’ha visto un paio di volte poi ha pregato Silvia di esimerlo da questi incontri.
«Ciao, Giò, sei a Milano? Ho bisogno di parlarti...»
C’è qualcosa che non va.
Giovanni scuote della polvere immaginaria dalla sua giacca.
È ora di scendere.
Chissà se hanno mandato l’autista a prenderlo.