Memento
20/02/09 01:27 Archiviato in:racconto
{di Viviana Capurso}
«Mangia... almeno un pochino...»
Sua madre la guarda preoccupata nella grande sala da pranzo della casa di Como.
Suo padre è seduto in divano, non troppo distante, e fa le parole crociate. Volge appena lo sguardo verso il tavolo. Non vuole farsi vedere da moglie e figlia, ma è preoccupato. Non se l’aspettava da Fabrizio. Forse le donne queste cose le capiscono prima? Ma no, neppure sua moglie l’aveva capito.
Sono cose da donne? Forse. Si sente un po’ inutile. Sua figlia soffre e lui non può farci nulla.
Da due giorni Melissa è a casa. Non riesce a mangiare. Dorme tantissimo. Il padre non è poi tanto sicuro che dorma. Forse sta solamente a letto. E se sta a letto sicuramente sta male.
È ora di uscire. Cosa potrebbe tirarla su di morale? Con la scusa del giornale andrà a prenderle Vanity Fair. Leggere la tirerà su di morale.
Già che c’è passerà anche in pasticceria. Ogni volta che Melissa torna a casa non fa che comprare dolci e cioccolata nella speranza che accetti di mangiare.
La riguarda di sfuggita. Ha lo sguardo perso nel vuoto. È terribilmente dimagrita. Si vedono le ossa attraverso lo scollo della maglietta.
«Vado a comprare il giornale» dichiara.
Melissa lo guarda e fa un sorriso tirato.
Da quando è a casa, suo padre sembra un orso in gabbia. Si vede benissimo che vorrebbe rendersi utile e non sa che fare.
Guarda fuori dalla grande vetrata che dà sulla terrazza assolata.
Chi ha permesso a quest’estate di essere così luminosa e calda? Le dà fastidio tutta questa luce, le sembra irrispettosa nei suoi confronti. Nei confronti della sua sofferenza.
La madre si alza per portare le tazze in cucina.
Melissa rimane da sola. Di nuovo. Di nuovo quel pugno nello stomaco. Di nuovo infilata a forza nella macchina dei ricordi. Come dentro ad una centrifuga.
C’è lei, che scende dai gradini della casa di Como e Fabrizio la guarda «Sembri una modella di Armani.» Melissa non si è mai sentita così bella.
Un flash. Poi si rivede a Milano, nella casa di via Salasco, attaccata alla Sda Bocconi. Melissa studia, studia come una pazza, il master, l’ambizione, lei ce la può fare.
E Fabrizio? Fabrizio si dà arie da grande avvocato, il principe del foro non è stato preso al master e ora ha smesso di incoraggiarla. È protagonista assoluto della loro vita perché «Lui lavora.»
Melissa invece studia, lavora e cerca anche di fare la casalinga. Come è potuto succedere?
Un altro flash, sono all’università, lei deve dare diritto tributario, è una materia ostica, noiosa, Fabrizio l’ha già data. Fabrizio studia meno di Melissa, ha una memoria eccellente, e poi può contare sulla sua innata simpatia e sulle sue doti oratorie.
Le mette l’ansia con continue domande. La interroga a cena, a colazione, mentre fanno un giro all’Ikea. Non lo fa con cattiveria, vuole solo aiutarla ad essere più preparata che mai. E intanto Melissa non si sente mai preparata. Rimanda l’esame alla sessione successiva. Ma Fabrizio lo fa per il suo bene, lo sa.
Lui le vuole bene. Lei lo ammira.
Finché alla prima difficoltà si rende conto che Fabrizio... no, non è possibile.
Il nuovo studio. È stata lei ad incoraggiarlo. Ora è in uno di quegli studi in corso Vittorio Emanuele, uno di quelli dal nome altisonante, quattro o cinque cognomi in fila, un paio italiani, un paio stranieri e la scritta finale “& partners”.
Fabrizio infila un po’di fesserie sul lavoro, non si sente a suo agio, non sono più gli studi di provincia in cui le sue camicie con le iniziali ricamate fanno epoca, non sono più i micro-studi di Milano in cui può darsi le arie da Perry Mason. Qui si sono accorti che è uno come tutti. Fabrizio si sente improvvisamente fragile.
No, non è possibile. Melissa pensa e ripensa a quel periodo. È lei stavolta che porta a casa “il grosso dello stipendio”. A Fabrizio forse dà un po’ fastidio ma non lo dà troppo a vedere.
Cominciano le frecciatine. Sul suo aspetto prima. Melissa è magra, come sempre, ma si è un po’riempita. Anche lei è in un nuovo studio, uno un po’più importante di quello di Fabrizio, uno di quelli su più piani, con biblioteche infinte e sale riunioni fantozziane.
Mangia Melissa. Sì, ha sempre fame. Continua a riempirsi di barrette al cioccolato.
Valeria e Claudia sono con lei, non fanno che ripeterle che sta benissimo, che è nervosa per il nuovo lavoro, dove sono tutti degli squali e che se ha voglia di mangiare un po’ di cioccolata nessuno deve permettersi di romperle le scatole.
Poi un altro flash. Fabrizio le inoltra alcune foto, è un compleanno di qualcuno dello studio. Melissa è infastidita, le arrivano tonnellate di mail al minuto, ci mancano solo le sciocchezze di Fabri.
Ne apre una all’intervallo, mentre anche Daniele è fuori. La guarda annoiata, la solita accolita di abiti di sartoria, camicie con le iniziali, occhiali Prada finto-intellettuali, talvolta colorati per i più estrosi. A sinistra i nuovi praticanti dello studio, la bionda con la mascella squadrata, che sembra tanto una giocatrice di pallavolo, e uno sbarbatello dall’aria ambiziosa. Sul tavolo due o tre magnum di champagne.
Eppure qualcosa non torna. Aleggia un’espressione di imbarazzo. Tipico di Fabrizio, avrà detto le solite frasi inopportune.
Melissa liquida così la situazione. Cancellare definitivamente? Sì, Melissa elimina foto e mail. Non ha tempo da perdere.
Altri flash. Fabrizio è tornato dopo essere stato a casa dei suoi per il ponte del primo maggio. Sembra infastidito dalla sua presenza. È sempre in un’altra stanza.
Sono in casa. Fabrizio la guarda. È diventato un ammasso di muscoli. Va a giocare a beach volley dall’altro lato della città. Dice che lo fa per sfogare l’adrenalina. Poi le dice «Sei trascurata. Mi sono messo a fare sport sperando che mi seguissi, invece... guardati...»
Sono in corso Vittorio Emanuele, sotto lo studio. «Dove hai dormito, Fabrizio?»
La voce di Melissa è bassa, gelida.
«Non fare scenate, non davanti al mio studio! Non da Alessandro, sua madre stava male e lui è tornato a casa.» La voce di Fabrizio è stridula.
«Le chiavi di casa. Subito.»
Melissa è nella sua casa di Como. Suo padre è tornato a casa. «Ti ho preso Vanity Fair.» La guarda speranzoso. «E anche una tortina... una sacher.»
Melissa gli sorride con gli occhi pieni di lacrime. Poi suona il telefono.
«Mely, il telefono... sarà per te...» Sua madre la guarda. Sono senz’altro Valeria e Claudia che stanno partendo da Milano. Meno male. Magari riusciranno a distrarla.
«Mely, il telefono...»
Guardo Melissa che sembra imbambolata. Lei si alza di scatto e va a rispondere. Claudia continua a giocherellare con la sua fetta di pane e Nutella.
«Tiziana... ciao... come stai?» Il tono di voce è freddino, perplesso.
Ci guardiamo con Claudia. Tiziana dev’essere un’amica di Fabrizio, una del giro di Como.
Sarà un anno che non si sentono.
Cosa vuole di sabato mattina?
Il mio cellulare si illumina. Claudia mi fa segno. È un messaggio di Vittorio.
«Mangia... almeno un pochino...»
Sua madre la guarda preoccupata nella grande sala da pranzo della casa di Como.
Suo padre è seduto in divano, non troppo distante, e fa le parole crociate. Volge appena lo sguardo verso il tavolo. Non vuole farsi vedere da moglie e figlia, ma è preoccupato. Non se l’aspettava da Fabrizio. Forse le donne queste cose le capiscono prima? Ma no, neppure sua moglie l’aveva capito.
Sono cose da donne? Forse. Si sente un po’ inutile. Sua figlia soffre e lui non può farci nulla.
Da due giorni Melissa è a casa. Non riesce a mangiare. Dorme tantissimo. Il padre non è poi tanto sicuro che dorma. Forse sta solamente a letto. E se sta a letto sicuramente sta male.
È ora di uscire. Cosa potrebbe tirarla su di morale? Con la scusa del giornale andrà a prenderle Vanity Fair. Leggere la tirerà su di morale.
Già che c’è passerà anche in pasticceria. Ogni volta che Melissa torna a casa non fa che comprare dolci e cioccolata nella speranza che accetti di mangiare.
La riguarda di sfuggita. Ha lo sguardo perso nel vuoto. È terribilmente dimagrita. Si vedono le ossa attraverso lo scollo della maglietta.
«Vado a comprare il giornale» dichiara.
Melissa lo guarda e fa un sorriso tirato.
Da quando è a casa, suo padre sembra un orso in gabbia. Si vede benissimo che vorrebbe rendersi utile e non sa che fare.
Guarda fuori dalla grande vetrata che dà sulla terrazza assolata.
Chi ha permesso a quest’estate di essere così luminosa e calda? Le dà fastidio tutta questa luce, le sembra irrispettosa nei suoi confronti. Nei confronti della sua sofferenza.
La madre si alza per portare le tazze in cucina.
Melissa rimane da sola. Di nuovo. Di nuovo quel pugno nello stomaco. Di nuovo infilata a forza nella macchina dei ricordi. Come dentro ad una centrifuga.
C’è lei, che scende dai gradini della casa di Como e Fabrizio la guarda «Sembri una modella di Armani.» Melissa non si è mai sentita così bella.
Un flash. Poi si rivede a Milano, nella casa di via Salasco, attaccata alla Sda Bocconi. Melissa studia, studia come una pazza, il master, l’ambizione, lei ce la può fare.
E Fabrizio? Fabrizio si dà arie da grande avvocato, il principe del foro non è stato preso al master e ora ha smesso di incoraggiarla. È protagonista assoluto della loro vita perché «Lui lavora.»
Melissa invece studia, lavora e cerca anche di fare la casalinga. Come è potuto succedere?
Un altro flash, sono all’università, lei deve dare diritto tributario, è una materia ostica, noiosa, Fabrizio l’ha già data. Fabrizio studia meno di Melissa, ha una memoria eccellente, e poi può contare sulla sua innata simpatia e sulle sue doti oratorie.
Le mette l’ansia con continue domande. La interroga a cena, a colazione, mentre fanno un giro all’Ikea. Non lo fa con cattiveria, vuole solo aiutarla ad essere più preparata che mai. E intanto Melissa non si sente mai preparata. Rimanda l’esame alla sessione successiva. Ma Fabrizio lo fa per il suo bene, lo sa.
Lui le vuole bene. Lei lo ammira.
Finché alla prima difficoltà si rende conto che Fabrizio... no, non è possibile.
Il nuovo studio. È stata lei ad incoraggiarlo. Ora è in uno di quegli studi in corso Vittorio Emanuele, uno di quelli dal nome altisonante, quattro o cinque cognomi in fila, un paio italiani, un paio stranieri e la scritta finale “& partners”.
Fabrizio infila un po’di fesserie sul lavoro, non si sente a suo agio, non sono più gli studi di provincia in cui le sue camicie con le iniziali ricamate fanno epoca, non sono più i micro-studi di Milano in cui può darsi le arie da Perry Mason. Qui si sono accorti che è uno come tutti. Fabrizio si sente improvvisamente fragile.
No, non è possibile. Melissa pensa e ripensa a quel periodo. È lei stavolta che porta a casa “il grosso dello stipendio”. A Fabrizio forse dà un po’ fastidio ma non lo dà troppo a vedere.
Cominciano le frecciatine. Sul suo aspetto prima. Melissa è magra, come sempre, ma si è un po’riempita. Anche lei è in un nuovo studio, uno un po’più importante di quello di Fabrizio, uno di quelli su più piani, con biblioteche infinte e sale riunioni fantozziane.
Mangia Melissa. Sì, ha sempre fame. Continua a riempirsi di barrette al cioccolato.
Valeria e Claudia sono con lei, non fanno che ripeterle che sta benissimo, che è nervosa per il nuovo lavoro, dove sono tutti degli squali e che se ha voglia di mangiare un po’ di cioccolata nessuno deve permettersi di romperle le scatole.
Poi un altro flash. Fabrizio le inoltra alcune foto, è un compleanno di qualcuno dello studio. Melissa è infastidita, le arrivano tonnellate di mail al minuto, ci mancano solo le sciocchezze di Fabri.
Ne apre una all’intervallo, mentre anche Daniele è fuori. La guarda annoiata, la solita accolita di abiti di sartoria, camicie con le iniziali, occhiali Prada finto-intellettuali, talvolta colorati per i più estrosi. A sinistra i nuovi praticanti dello studio, la bionda con la mascella squadrata, che sembra tanto una giocatrice di pallavolo, e uno sbarbatello dall’aria ambiziosa. Sul tavolo due o tre magnum di champagne.
Eppure qualcosa non torna. Aleggia un’espressione di imbarazzo. Tipico di Fabrizio, avrà detto le solite frasi inopportune.
Melissa liquida così la situazione. Cancellare definitivamente? Sì, Melissa elimina foto e mail. Non ha tempo da perdere.
Altri flash. Fabrizio è tornato dopo essere stato a casa dei suoi per il ponte del primo maggio. Sembra infastidito dalla sua presenza. È sempre in un’altra stanza.
Sono in casa. Fabrizio la guarda. È diventato un ammasso di muscoli. Va a giocare a beach volley dall’altro lato della città. Dice che lo fa per sfogare l’adrenalina. Poi le dice «Sei trascurata. Mi sono messo a fare sport sperando che mi seguissi, invece... guardati...»
Sono in corso Vittorio Emanuele, sotto lo studio. «Dove hai dormito, Fabrizio?»
La voce di Melissa è bassa, gelida.
«Non fare scenate, non davanti al mio studio! Non da Alessandro, sua madre stava male e lui è tornato a casa.» La voce di Fabrizio è stridula.
«Le chiavi di casa. Subito.»
Melissa è nella sua casa di Como. Suo padre è tornato a casa. «Ti ho preso Vanity Fair.» La guarda speranzoso. «E anche una tortina... una sacher.»
Melissa gli sorride con gli occhi pieni di lacrime. Poi suona il telefono.
«Mely, il telefono... sarà per te...» Sua madre la guarda. Sono senz’altro Valeria e Claudia che stanno partendo da Milano. Meno male. Magari riusciranno a distrarla.
«Mely, il telefono...»
Guardo Melissa che sembra imbambolata. Lei si alza di scatto e va a rispondere. Claudia continua a giocherellare con la sua fetta di pane e Nutella.
«Tiziana... ciao... come stai?» Il tono di voce è freddino, perplesso.
Ci guardiamo con Claudia. Tiziana dev’essere un’amica di Fabrizio, una del giro di Como.
Sarà un anno che non si sentono.
Cosa vuole di sabato mattina?
Il mio cellulare si illumina. Claudia mi fa segno. È un messaggio di Vittorio.



