Le nubi sono già più in là
19/04/09 12:21 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
Vittorio dà una sbirciata al cellulare.
Poi sbuffa e lo spegne, guardandosi intorno come per verificare che nessuno lo stia controllando.
Lo vedo benissimo. È all’ingresso con Tommaso, il suo cagnolino fedele, che lo guarda adorante. Mi aspetto quasi quasi che gli tiri un bastoncino e lo faccia correre nello store di Abercrombie.
È mezzanotte passata.
Abbiamo riso fino alle lacrime per la scenetta di Melissa, ho lasciato le ragazze a ballare per andare un attimo in bagno.
E ora sono qui, dall’altro lato del negozio, a fissare Vittorio. Non riesco a muovermi.
Indossa un paio di jeans nuovi. Sono nuovi?
Forse sono io che non li ho mai visti. Quando sei “l’altra” hai una visione parziale della vita della persona che ami.
È come il discorso delle ombre di Platone.
Parla Vittorio, parla con Tommaso che continua ad annuire come se stesse ascoltando un oracolo.
Un tizio belloccio si avvicina ai due e dà una pacca sulla spalla a Vittorio. Non lo vedo bene da qui ma sembra Alessandro Cerri, il direttore creativo, quello super-figo che si fa tutte le stagiste dell’agenzia. Quello che in realtà si fa più o meno tutte. Ha pure una fidanzata ‘sto bastardo, è Silvia Righetti, una bravissima account di un’altra agenzia.
Brava Vale, senti da che pulpito... proprio tu parli di quanto sia bastardo uno che tradisce una fidanzata perfetta?
Non riesco a muovermi da qui, continuo a fissare Vittorio e Cerri che ridacchiano assieme. Improvvisamente mi rendo conto che io di Vittorio non so nulla, non so chi frequenta, non so chi sono i suoi amici, non so cosa fa nel tempo libero.
È come abitare un’unica stanza nell’appartamento di qualcuno: non solo non sai cosa c’è fuori, ma è meglio che tu non lo sappia. Ancora ricordo i pianti quando ho scoperto chi era Veronica, il confronto, il senso di inadeguatezza.
«Non sono soddisfatto del mio rapporto.» Queste erano state le parole di Vittorio quando gli avevo chiesto, per l’ennesima volta in lacrime, “perché”?
Cos’aveva Veronica che non lo soddisfaceva? Chi era Veronica?
Era vero che non facevano più sesso da un anno? Cosa sapevo io di loro?
«Devi entrare?»
Una ragazza davanti alla porta dei bagni mi guarda con aria interrogativa.
Mi sposto: «No, no scusa, mi ero appoggiata un attimo.»
La testa mi gira, di nuovo.
Mi vengono in mente le frasi che tutti ripetono da mesi.
Gi, che mi guarda dritto con i suoi occhi perforanti. «Che cosa vuoi sapere ancora? Lui ti ha detto esattamente quello che dovevi sapere. È fidanzato, è infelice, non sa come lasciarla... ma non ha le palle per farlo. Cosa aspetti a trovare un uomo, un vero uomo, uno con le palle? Non hai ancora finito con la tua serie di professorini, avvocatini e ingegnerini senza palle e senza senso di sopravvivenza? Perché questo è quello che manca al tuo bell’avvocatino, il senso di sopravvivenza.»
Melissa, che mi passa l’ennesimo fazzoletto di carta, fermando il Niuzzo che vorrebbe strusciarsi su di me. «Vale, ma tu cosa vuoi veramente? Te lo sei chiesto? Lascia stare cosa vuole lui, parlo di te. Vuoi una storia? Con un indeciso? Perennemente indeciso? Che tentenna su qualunque cosa? Proprio tu?»
Susanna, il mio capo, ha sicuramente capito ma non parla, è troppo discreta. Tempo fa, di fronte ai miei occhi gonfi, in piena crisi post-weekend, mi ha detto: «Sai, Vale, tu sei molto coraggiosa, sei determinata, non ti fermi mai. Ma soprattutto non hai paura di prendere in mano la tua vita. Sei brava anche per questo nel tuo lavoro, tu agisci. Mi raccomando però, sei giovanissima, ma quando cerchi un uomo, cercalo come te, un uomo deciso, uno che sa quello che vuole. Tu puoi avere il meglio. Lo meriti.»
E mi ha sorriso, con i suoi grandi occhi castani che esprimevano tenerezza.
Vincenzo, un vecchio corteggiatore, non è stato altrettanto dolce.
«Sai che c’è Vale? Sei una bambina viziata, hai un bel lavoro, bei vestiti, un bell’appartamento e allora puoi permetterti di innamorarti di un uomo fidanzato. È così, no? Hai deciso di aggiungere pepe alla tua vita, ammettilo! Non hai pensieri, non hai preoccupazioni e allora te le crei! Forse riuscirai a metterti con quest’uomo e allora lo sai che succederà? Dopo due mesi ti renderai conto che non è lui che volevi, che ti sei intestardita solo perché non lo potevi avere. E poi sarà la noia. Finirà così, vedrai.»
Persino Claudia, che a volte è tagliente, anche se a fin di bene, di fronte all’ennesima crisi di pianto ha detto: «Lo so, Vale, è dura, ma arriverà il momento in cui, se la sofferenza è troppa, troverai la forza di reagire e ne uscirai. Davvero succederà. È successo persino a me quando ho visto Enrico con la sua bella shampista.»
E a me cosa succede? Perché tutti sembrano dare per scontato che non andrà bene e che per l’ennesima volta mi toccherà venirne fuori, lottando con le unghie e con i denti?
E se andasse bene?
Come sono le storie in cui va bene?
Mi ritroverei a morire di paura ogni volta che Vittorio fa tardi? Comincerei a guardare col panico tutte le nuove praticanti? O le ragazze del master? Oppure... ha ragione Vincenzo? Subentrerebbe la noia? Quella cosa orribile per cui ti ritrovi su un divano senza niente da dirti? Mi è già capitato in passato e ho giurato che non mi sarei mai adattata ad una situazione simile.
«L’amore dopo un po’di tempo passa, bisogna adattarsi» ha detto una nostra amica.
No, non io.
Vittorio continua a chiacchierare e si guarda in giro, ride, ride con Tommaso delle battute di Cerri.
Che uomo è un uomo che lascia la fidanzata a casa? O lei non c’è? Lei è via, dai suoi o a qualche corso e lui esce?
Che cosa vuoi, Vale? Vuoi un uomo così?
Improvvisamente la musica techno cambia, c’è Giusy Ferreri che canta.
“Insieme a te non ci sto più...”
Mi gira la testa.
“Arrivederci amore ciao. Le nubi sono già più in là.”
La voce di Claudia mi scuote: «Vale? Che fine hai fatto? È un quarto d’ora che ti facciamo segno!»
Io le guardo. «Vittorio. È entrato ed è lì di fronte a me. Mi gira la testa.»
Melissa mi prende per un braccio: «Andiamo a sederci, vieni.»
«Andiamo a sederci, vieni.»
Giovanni è in aereo, in coda, la coppia davanti a lui ha appena rotto le scatole a due tizi per ottenere di sedersi uno accanto all’altra.
Questo maledetto volo della Sabena è già in ritardo, ci mancava solo la coppietta che non può stare distante per un paio d’ore.
Che palle. C’era un giochino di parole sul nome Sabena, qualcosa del tipo che non sai quando parti, non sai quando arrivi. Gliel’ha raccontato Claudia.
Già, Claudia.
Che casino.
Guarda velocemente il cellulare, le ha mandato un messaggio orribile. Lei non gli ha risposto.
D’altronde forse è meglio così. Giovanni mente a se stesso. Ha troppa paura dopo l’ultima storia. Ha ancora cocci da rimettere assieme. È stato dolorosissimo. Come si fa a ricominciare?
Guarda fuori dal finestrino. Sembra che abbia smesso di piovere. Gli viene in mente una canzone vecchia che adesso passano spesso in radio. “Arrivederci amore ciao. Le nubi sono già più in là.”
E le sue nubi, quando se ne vanno?
Vittorio dà una sbirciata al cellulare.
Poi sbuffa e lo spegne, guardandosi intorno come per verificare che nessuno lo stia controllando.
Lo vedo benissimo. È all’ingresso con Tommaso, il suo cagnolino fedele, che lo guarda adorante. Mi aspetto quasi quasi che gli tiri un bastoncino e lo faccia correre nello store di Abercrombie.
È mezzanotte passata.
Abbiamo riso fino alle lacrime per la scenetta di Melissa, ho lasciato le ragazze a ballare per andare un attimo in bagno.
E ora sono qui, dall’altro lato del negozio, a fissare Vittorio. Non riesco a muovermi.
Indossa un paio di jeans nuovi. Sono nuovi?
Forse sono io che non li ho mai visti. Quando sei “l’altra” hai una visione parziale della vita della persona che ami.
È come il discorso delle ombre di Platone.
Parla Vittorio, parla con Tommaso che continua ad annuire come se stesse ascoltando un oracolo.
Un tizio belloccio si avvicina ai due e dà una pacca sulla spalla a Vittorio. Non lo vedo bene da qui ma sembra Alessandro Cerri, il direttore creativo, quello super-figo che si fa tutte le stagiste dell’agenzia. Quello che in realtà si fa più o meno tutte. Ha pure una fidanzata ‘sto bastardo, è Silvia Righetti, una bravissima account di un’altra agenzia.
Brava Vale, senti da che pulpito... proprio tu parli di quanto sia bastardo uno che tradisce una fidanzata perfetta?
Non riesco a muovermi da qui, continuo a fissare Vittorio e Cerri che ridacchiano assieme. Improvvisamente mi rendo conto che io di Vittorio non so nulla, non so chi frequenta, non so chi sono i suoi amici, non so cosa fa nel tempo libero.
È come abitare un’unica stanza nell’appartamento di qualcuno: non solo non sai cosa c’è fuori, ma è meglio che tu non lo sappia. Ancora ricordo i pianti quando ho scoperto chi era Veronica, il confronto, il senso di inadeguatezza.
«Non sono soddisfatto del mio rapporto.» Queste erano state le parole di Vittorio quando gli avevo chiesto, per l’ennesima volta in lacrime, “perché”?
Cos’aveva Veronica che non lo soddisfaceva? Chi era Veronica?
Era vero che non facevano più sesso da un anno? Cosa sapevo io di loro?
«Devi entrare?»
Una ragazza davanti alla porta dei bagni mi guarda con aria interrogativa.
Mi sposto: «No, no scusa, mi ero appoggiata un attimo.»
La testa mi gira, di nuovo.
Mi vengono in mente le frasi che tutti ripetono da mesi.
Gi, che mi guarda dritto con i suoi occhi perforanti. «Che cosa vuoi sapere ancora? Lui ti ha detto esattamente quello che dovevi sapere. È fidanzato, è infelice, non sa come lasciarla... ma non ha le palle per farlo. Cosa aspetti a trovare un uomo, un vero uomo, uno con le palle? Non hai ancora finito con la tua serie di professorini, avvocatini e ingegnerini senza palle e senza senso di sopravvivenza? Perché questo è quello che manca al tuo bell’avvocatino, il senso di sopravvivenza.»
Melissa, che mi passa l’ennesimo fazzoletto di carta, fermando il Niuzzo che vorrebbe strusciarsi su di me. «Vale, ma tu cosa vuoi veramente? Te lo sei chiesto? Lascia stare cosa vuole lui, parlo di te. Vuoi una storia? Con un indeciso? Perennemente indeciso? Che tentenna su qualunque cosa? Proprio tu?»
Susanna, il mio capo, ha sicuramente capito ma non parla, è troppo discreta. Tempo fa, di fronte ai miei occhi gonfi, in piena crisi post-weekend, mi ha detto: «Sai, Vale, tu sei molto coraggiosa, sei determinata, non ti fermi mai. Ma soprattutto non hai paura di prendere in mano la tua vita. Sei brava anche per questo nel tuo lavoro, tu agisci. Mi raccomando però, sei giovanissima, ma quando cerchi un uomo, cercalo come te, un uomo deciso, uno che sa quello che vuole. Tu puoi avere il meglio. Lo meriti.»
E mi ha sorriso, con i suoi grandi occhi castani che esprimevano tenerezza.
Vincenzo, un vecchio corteggiatore, non è stato altrettanto dolce.
«Sai che c’è Vale? Sei una bambina viziata, hai un bel lavoro, bei vestiti, un bell’appartamento e allora puoi permetterti di innamorarti di un uomo fidanzato. È così, no? Hai deciso di aggiungere pepe alla tua vita, ammettilo! Non hai pensieri, non hai preoccupazioni e allora te le crei! Forse riuscirai a metterti con quest’uomo e allora lo sai che succederà? Dopo due mesi ti renderai conto che non è lui che volevi, che ti sei intestardita solo perché non lo potevi avere. E poi sarà la noia. Finirà così, vedrai.»
Persino Claudia, che a volte è tagliente, anche se a fin di bene, di fronte all’ennesima crisi di pianto ha detto: «Lo so, Vale, è dura, ma arriverà il momento in cui, se la sofferenza è troppa, troverai la forza di reagire e ne uscirai. Davvero succederà. È successo persino a me quando ho visto Enrico con la sua bella shampista.»
E a me cosa succede? Perché tutti sembrano dare per scontato che non andrà bene e che per l’ennesima volta mi toccherà venirne fuori, lottando con le unghie e con i denti?
E se andasse bene?
Come sono le storie in cui va bene?
Mi ritroverei a morire di paura ogni volta che Vittorio fa tardi? Comincerei a guardare col panico tutte le nuove praticanti? O le ragazze del master? Oppure... ha ragione Vincenzo? Subentrerebbe la noia? Quella cosa orribile per cui ti ritrovi su un divano senza niente da dirti? Mi è già capitato in passato e ho giurato che non mi sarei mai adattata ad una situazione simile.
«L’amore dopo un po’di tempo passa, bisogna adattarsi» ha detto una nostra amica.
No, non io.
Vittorio continua a chiacchierare e si guarda in giro, ride, ride con Tommaso delle battute di Cerri.
Che uomo è un uomo che lascia la fidanzata a casa? O lei non c’è? Lei è via, dai suoi o a qualche corso e lui esce?
Che cosa vuoi, Vale? Vuoi un uomo così?
Improvvisamente la musica techno cambia, c’è Giusy Ferreri che canta.
“Insieme a te non ci sto più...”
Mi gira la testa.
“Arrivederci amore ciao. Le nubi sono già più in là.”
La voce di Claudia mi scuote: «Vale? Che fine hai fatto? È un quarto d’ora che ti facciamo segno!»
Io le guardo. «Vittorio. È entrato ed è lì di fronte a me. Mi gira la testa.»
Melissa mi prende per un braccio: «Andiamo a sederci, vieni.»
«Andiamo a sederci, vieni.»
Giovanni è in aereo, in coda, la coppia davanti a lui ha appena rotto le scatole a due tizi per ottenere di sedersi uno accanto all’altra.
Questo maledetto volo della Sabena è già in ritardo, ci mancava solo la coppietta che non può stare distante per un paio d’ore.
Che palle. C’era un giochino di parole sul nome Sabena, qualcosa del tipo che non sai quando parti, non sai quando arrivi. Gliel’ha raccontato Claudia.
Già, Claudia.
Che casino.
Guarda velocemente il cellulare, le ha mandato un messaggio orribile. Lei non gli ha risposto.
D’altronde forse è meglio così. Giovanni mente a se stesso. Ha troppa paura dopo l’ultima storia. Ha ancora cocci da rimettere assieme. È stato dolorosissimo. Come si fa a ricominciare?
Guarda fuori dal finestrino. Sembra che abbia smesso di piovere. Gli viene in mente una canzone vecchia che adesso passano spesso in radio. “Arrivederci amore ciao. Le nubi sono già più in là.”
E le sue nubi, quando se ne vanno?



