La solita strada
15/05/09 00:16 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
Chissà se hanno mandato l’autista a prenderlo.
Claudia ci pensa mentre va alla Sda.
La solita strada.
Com’era quella canzone? La canticchia spesso Vale, è di una francese... Dalida, forse? Sì, Vale la conosce perché è un’appassionata di musica francese. La canzone è in italiano, dev’essere vecchiotta, tipo degli anni settanta forse. Come dice la canzone? La solita strada, bianca come il sale... non se la ricorda bene, lo chiederà a Vale, stasera.
Vale. Chissà come sta oggi, sta lavorando ad un progetto per quel bastardo di Vittorio. Lei glielo ha detto di trovarsi un’assistente, di sbolognarle le telefonate, i meeting con Vittorio ma Vale non sente ragioni. Claudia si specchia nella vetrina dell’Egea: brava Clà, dai consigli, brava, proprio tu puoi dare consigli.
Chissà se hanno mandato l’autista a prendere Giovanni.
Lei ha organizzato tutto fin nei minimi dettagli con la segreteria del convegno, ma non si può mai sapere. E Giovanni è così pignolo. Ed esigente. E preciso. Siamo sinceri, Giovanni è un genio. E lei lo stima per questo.
Ieri si sono mandati dei messaggi, niente di straordinario, anche se di solito Giovanni chiama, non manda sms. Come se gli sms fossero troppo intimi. Si è dimostrato professionale, lei se l’aspettava, quel messaggio è stata solo una scivolata. O quel messaggio rivela la vera identità di Giovanni?
Comunque il convegno è andato bene, il suo intervento ha riscosso grande successo ma Claudia questo se l’aspettava. Lei gli ha dato un supporto e si è resa conto subito che il lavoro era eccezionale, come al solito. Ora probabilmente ne verrà fuori una pubblicazione. A Claudia brillano nuovamente gli occhi. Un’altra pubblicazione, un altro gradino per salire. Da assistant professor a professor. Il posto si avvicina a grandi passi.
Deve solo stare attenta a non sbagliare. Una stretta allo stomaco. Ci vuole circospezione con Giovanni, bisogna muoversi con molta attenzione. Anche Melissa e Valeria glielo hanno suggerito. Non troppo fredda. Ricordati i tuoi obiettivi: il lavoro, la carriera, le pubblicazioni.
È stata Melissa che l’ha guardata e ha aggiunto «È anche un modo per conoscerlo, per capire se ti interessa, se quel bacio può... è...» Poi si è bloccata Melissa, l’ha guardata e le ha detto «Fai quello che vuoi Claudia, ma stai attenta a non farti male. E per non farti male intendo dire non rinunciare ai sentimenti. Mi raccomando. La vita non è fatta solo di uomini come Enrico.»
È la cosa che le ha sempre colpite di Melissa. Anche dopo Fabrizio, anche dopo tutto quello che lui le ha fatto, Melissa si è tirata fuori. E continua a guardare il futuro con ottimismo, aspettandosi solo il meglio.
«Dottoressa Mandelli, buon lunedì!»
Claudia sobbalza e leva i Ray-Ban. È ferma all’ascensore.
«Ora, capisco che l’inizio settimana sia difficile per tutti ma lei è qui da almeno un paio di minuti e fissa il pulsante dell’ascensore... posso offrirle un caffé darle la motivazione per iniziare bene la sua giornata? Anzi, per iniziarla e basta!» È Emanuele De Luca, il collega con cui ha scritto il libro.
Emanuele è sempre di ottimo umore, l’ha visto anche scrivendo il libro, ma come fa? È perché è professor? Sono tutti di buon umore? È merito dello stipendio? A guardare i colleghi in Sda, non si direbbe.
«Esimio collega, lei ha ragione, mi ero imbambolata! Se mi lascia salire e mollare questa sorta di valigia che mi porto appresso, scendiamo al Taxi a prendercelo!»
«Allora giù tra cinque minuti e chi arriva ultimo... offre la brioche... perché il lunedì ci sta pure la brioche.»
«Arrivo!»
Claudia preme il bottone e sale. Si ferma davanti al suo ufficio. Dentro, Edoardo sta parlando con Nicola, un collega che a volte lavora con loro.
La voce garrula e un po’ troppo alta di Edoardo la disturba come al solito.
Sta per entrare quando Edoardo ridacchia «Ma sì dai, lo sappiamo tutti che la gnocca tira sempre. E non dirmi che qualcuno può esimersi. Alla fine anche lei l’avrà data.»
«Ma tu dici che anche Ridolfi è così?»
«Ma non è il fatto di essere o non essere così, è che la coscia lunga fa sempre il suo effetto! Magari non gliel’ha proprio data però gli ha fatto capire che... e guarda caso è scattata la proposta prima del convegno e poi della pubblicazione a quattro mani. Insomma, la Elena è carina, in gamba... ma non dirmi che ha qualcosa di interessante da dire. In un libro, poi!»
Edoardo sghignazza.
«Beh, se non ha qualcosa da dire deve avere qualcosa di interessante da dare!»
È così allora? Claudia conosce bene Elena, è una ragazza della sua età, forse ha un paio di anni in più. È in gamba ed è molto carina. Forse una tra le colleghe più carine. Ma che questo fosse un problema, Claudia davvero non lo pensava.
Invece è così, vero? Se hai le gambe lunghe, allora non puoi avere avuto il tuo posto da assistant professor al master sulle Aziende Sanitarie per soli meriti, vero?
Cos’è, invidia? Paura? Proprio Edoardo? La sua carriera è avviata su binari sicuri, è lì dentro da quando ha diciotto anni, ha fatto tutti i master esistenti in Bocconi, i suoi sono praticamente azionisti della Bocconi. Eppure no, non gli basta ancora, deve distruggere la reputazione degli altri per fare carriera.
Forse confonde le colleghe con la sua fidanzata, probabilmente lei l’ha data alle persone giuste anche solo per lavorare in uno showroom. Anzi, dato il cervello latitante, sicuramente.
È sempre così vero? E di lei, cosa dicono? Giovanni Prandi è l’idolo di Edoardo e lui sa che Claudia è tenuta in grande stima da Giovanni. Che cosa pensa di lei, Edoardo? Che cosa dice quando è chiuso in ufficio con un collega?
Le viene in mente la canzone che canticchia Valeria.
“Non saper fare niente, in un mondo che sa tutto.”
Hai paura Edoardo? Hai paura? Bene, perché è ora di avere paura.
Claudia estrae il cellulare dalla borsa e manda un sms a Giovanni: «Ciao Giovanni, quando vuoi sono in ufficio, ci vediamo per gli aggiornamenti su Bruxelles?»
Edoardo è tagliato fuori da Bruxelles, è un lavoro di Claudia e ora intende tenerlo ben al di fuori da tutto.
Hai paura, Edoardo? Bene, è giunto il momento di averne. Lei sa molto bene cosa vuole. E intende ottenerlo.
Claudia si leva la pashmina che porta sempre. È elegantissima con la gonna a tubo e il sottogiacca scollato a V.
Entra decisa in ufficio, la porta si apre con irruenza e sbatte.
«Oh, la nostra bellissima Claudia! Come siamo affascinanti oggi!» Edoardo lascia indugiare lo sguardo sul decolletè Claudia. Anche Nicola, che si è voltato di scatto, la guarda con ammirazione.
Claudia sorride radiosa.
«Buongiorno! Mollo tutto che sono di fretta. Scendo a prendere il caffé con De Luca e poi aspetto notizie da Giovanni. Dobbiamo cominciare il lavoro post-Bruxelles!»
Il suo telefono suona «Claudiaaaaaaaaaa, la brioche! Si sta incamminando verso via Sarfatti ormai!»
«Arrivo!»
«Arrivo!»
Silvia sente suonare il campanello. È Giovanni alla porta. Prima di aprire dà uno sguardo al salotto. Sul tavolo c’è un po’ di polvere. Deve assolutamente toglierla. È insopportabile tutta quella polvere in giro.
Davvero.
Chissà se hanno mandato l’autista a prenderlo.
Claudia ci pensa mentre va alla Sda.
La solita strada.
Com’era quella canzone? La canticchia spesso Vale, è di una francese... Dalida, forse? Sì, Vale la conosce perché è un’appassionata di musica francese. La canzone è in italiano, dev’essere vecchiotta, tipo degli anni settanta forse. Come dice la canzone? La solita strada, bianca come il sale... non se la ricorda bene, lo chiederà a Vale, stasera.
Vale. Chissà come sta oggi, sta lavorando ad un progetto per quel bastardo di Vittorio. Lei glielo ha detto di trovarsi un’assistente, di sbolognarle le telefonate, i meeting con Vittorio ma Vale non sente ragioni. Claudia si specchia nella vetrina dell’Egea: brava Clà, dai consigli, brava, proprio tu puoi dare consigli.
Chissà se hanno mandato l’autista a prendere Giovanni.
Lei ha organizzato tutto fin nei minimi dettagli con la segreteria del convegno, ma non si può mai sapere. E Giovanni è così pignolo. Ed esigente. E preciso. Siamo sinceri, Giovanni è un genio. E lei lo stima per questo.
Ieri si sono mandati dei messaggi, niente di straordinario, anche se di solito Giovanni chiama, non manda sms. Come se gli sms fossero troppo intimi. Si è dimostrato professionale, lei se l’aspettava, quel messaggio è stata solo una scivolata. O quel messaggio rivela la vera identità di Giovanni?
Comunque il convegno è andato bene, il suo intervento ha riscosso grande successo ma Claudia questo se l’aspettava. Lei gli ha dato un supporto e si è resa conto subito che il lavoro era eccezionale, come al solito. Ora probabilmente ne verrà fuori una pubblicazione. A Claudia brillano nuovamente gli occhi. Un’altra pubblicazione, un altro gradino per salire. Da assistant professor a professor. Il posto si avvicina a grandi passi.
Deve solo stare attenta a non sbagliare. Una stretta allo stomaco. Ci vuole circospezione con Giovanni, bisogna muoversi con molta attenzione. Anche Melissa e Valeria glielo hanno suggerito. Non troppo fredda. Ricordati i tuoi obiettivi: il lavoro, la carriera, le pubblicazioni.
È stata Melissa che l’ha guardata e ha aggiunto «È anche un modo per conoscerlo, per capire se ti interessa, se quel bacio può... è...» Poi si è bloccata Melissa, l’ha guardata e le ha detto «Fai quello che vuoi Claudia, ma stai attenta a non farti male. E per non farti male intendo dire non rinunciare ai sentimenti. Mi raccomando. La vita non è fatta solo di uomini come Enrico.»
È la cosa che le ha sempre colpite di Melissa. Anche dopo Fabrizio, anche dopo tutto quello che lui le ha fatto, Melissa si è tirata fuori. E continua a guardare il futuro con ottimismo, aspettandosi solo il meglio.
«Dottoressa Mandelli, buon lunedì!»
Claudia sobbalza e leva i Ray-Ban. È ferma all’ascensore.
«Ora, capisco che l’inizio settimana sia difficile per tutti ma lei è qui da almeno un paio di minuti e fissa il pulsante dell’ascensore... posso offrirle un caffé darle la motivazione per iniziare bene la sua giornata? Anzi, per iniziarla e basta!» È Emanuele De Luca, il collega con cui ha scritto il libro.
Emanuele è sempre di ottimo umore, l’ha visto anche scrivendo il libro, ma come fa? È perché è professor? Sono tutti di buon umore? È merito dello stipendio? A guardare i colleghi in Sda, non si direbbe.
«Esimio collega, lei ha ragione, mi ero imbambolata! Se mi lascia salire e mollare questa sorta di valigia che mi porto appresso, scendiamo al Taxi a prendercelo!»
«Allora giù tra cinque minuti e chi arriva ultimo... offre la brioche... perché il lunedì ci sta pure la brioche.»
«Arrivo!»
Claudia preme il bottone e sale. Si ferma davanti al suo ufficio. Dentro, Edoardo sta parlando con Nicola, un collega che a volte lavora con loro.
La voce garrula e un po’ troppo alta di Edoardo la disturba come al solito.
Sta per entrare quando Edoardo ridacchia «Ma sì dai, lo sappiamo tutti che la gnocca tira sempre. E non dirmi che qualcuno può esimersi. Alla fine anche lei l’avrà data.»
«Ma tu dici che anche Ridolfi è così?»
«Ma non è il fatto di essere o non essere così, è che la coscia lunga fa sempre il suo effetto! Magari non gliel’ha proprio data però gli ha fatto capire che... e guarda caso è scattata la proposta prima del convegno e poi della pubblicazione a quattro mani. Insomma, la Elena è carina, in gamba... ma non dirmi che ha qualcosa di interessante da dire. In un libro, poi!»
Edoardo sghignazza.
«Beh, se non ha qualcosa da dire deve avere qualcosa di interessante da dare!»
È così allora? Claudia conosce bene Elena, è una ragazza della sua età, forse ha un paio di anni in più. È in gamba ed è molto carina. Forse una tra le colleghe più carine. Ma che questo fosse un problema, Claudia davvero non lo pensava.
Invece è così, vero? Se hai le gambe lunghe, allora non puoi avere avuto il tuo posto da assistant professor al master sulle Aziende Sanitarie per soli meriti, vero?
Cos’è, invidia? Paura? Proprio Edoardo? La sua carriera è avviata su binari sicuri, è lì dentro da quando ha diciotto anni, ha fatto tutti i master esistenti in Bocconi, i suoi sono praticamente azionisti della Bocconi. Eppure no, non gli basta ancora, deve distruggere la reputazione degli altri per fare carriera.
Forse confonde le colleghe con la sua fidanzata, probabilmente lei l’ha data alle persone giuste anche solo per lavorare in uno showroom. Anzi, dato il cervello latitante, sicuramente.
È sempre così vero? E di lei, cosa dicono? Giovanni Prandi è l’idolo di Edoardo e lui sa che Claudia è tenuta in grande stima da Giovanni. Che cosa pensa di lei, Edoardo? Che cosa dice quando è chiuso in ufficio con un collega?
Le viene in mente la canzone che canticchia Valeria.
“Non saper fare niente, in un mondo che sa tutto.”
Hai paura Edoardo? Hai paura? Bene, perché è ora di avere paura.
Claudia estrae il cellulare dalla borsa e manda un sms a Giovanni: «Ciao Giovanni, quando vuoi sono in ufficio, ci vediamo per gli aggiornamenti su Bruxelles?»
Edoardo è tagliato fuori da Bruxelles, è un lavoro di Claudia e ora intende tenerlo ben al di fuori da tutto.
Hai paura, Edoardo? Bene, è giunto il momento di averne. Lei sa molto bene cosa vuole. E intende ottenerlo.
Claudia si leva la pashmina che porta sempre. È elegantissima con la gonna a tubo e il sottogiacca scollato a V.
Entra decisa in ufficio, la porta si apre con irruenza e sbatte.
«Oh, la nostra bellissima Claudia! Come siamo affascinanti oggi!» Edoardo lascia indugiare lo sguardo sul decolletè Claudia. Anche Nicola, che si è voltato di scatto, la guarda con ammirazione.
Claudia sorride radiosa.
«Buongiorno! Mollo tutto che sono di fretta. Scendo a prendere il caffé con De Luca e poi aspetto notizie da Giovanni. Dobbiamo cominciare il lavoro post-Bruxelles!»
Il suo telefono suona «Claudiaaaaaaaaaa, la brioche! Si sta incamminando verso via Sarfatti ormai!»
«Arrivo!»
«Arrivo!»
Silvia sente suonare il campanello. È Giovanni alla porta. Prima di aprire dà uno sguardo al salotto. Sul tavolo c’è un po’ di polvere. Deve assolutamente toglierla. È insopportabile tutta quella polvere in giro.
Davvero.



