La rosa corallo
29/10/08 22:13 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
La giornata è atroce, esattamente come me l’aspettavo.
Irrimediabilmente snob, questo è l’appellativo che mi hanno appiccicato e che mi tengo stretta. Anzi, faccio di tutto per rispettarlo.
Non me ne frega niente, non ho più voglia di accontentarmi, non ho più l’età per farlo e non credo di aver mai avuto il carattere per farlo.
Per questo, quando mi trascinano in un agriturismo sperduto nella Brianza, tra cinghiali, lama sputatori, mucche, maiali e bambini urlanti…intanto mi dedico ai cinghiali che trovo preferibili ai bambini urlanti (i cinghiali infatti non sono dotati di parola…e questo, a ben pensarci, li rende preferibili anche alle madri dei bambini).
E poi, l’unica cosa che mi viene in mente di fare, l’unica cosa utile, è attaccarmi al cellulare e chiamare le due sole persone che possono capirmi.
Melissa e Gi, il mio migliore amico
Gi è probabilmente la persona più ironica, crudele e priva di ogni qualsivoglia forma di sensibilità che io conosca.
Direi che è il perfetto alter ego di Melissa, la persona più dolce, comprensiva e sensibile che io conosca.
Li accomuna una forma di delizioso snobismo: entrambi odiano tutto ciò che è mediocre, banale, ordinario.
Mentre le madri mediocri si esibiscono al meglio con i loro figli mediocri, dando vita ad un tristissimo girotondo, con Gi esaminiamo il problema di questo perpetrare ad ogni costo la specie umana.
In fin dei conti nessuno è obbligato a farlo, dati i risultati, perché si ostinano?
Probabilmente, come dice Gi, perché “persone nella media fanno cose nella media”.
Con Melissa pianifichiamo, invece, il prossimo aperitivo da Bulgari.
«Mely, ma hai presente come sono vestita?»
Melissa ride con la sua tipica risata a bocca chiusa e sento, dall’altro capo del telefono, che sta rovesciando la testa all’indietro e socchiude gli occhi.
«Oddio, no, ti prego, non dirmi che hai osato il tacco…»
«No, ho fatto di peggio! Ho dedicato uno dei miei completi da creativa a questa manica di bovari rumorosi!»
«Ahahaha, non dirmi che stai sfoggiando i tuoi D&G con la giacca col fiore???»
«Precisamente. E come se non bastasse ho le All Star gialle che si stanno infangando…Mely, ‘sto pranzo è una tortura…»
Melissa fa una pausa, sta aspirando la sua Davidoff.
Soffia il fumo.
«Notizie dall’uomo invisibile?»
Aha. Ha capito.
Il pranzo è una tortura quello che aggrava il mio malumore è l’assenza di notizie dall’uomo invisibile.
«Come al solito Mely…per un po’ si fa sentire, scrive, telefona…poi ad un tratto si trincera dietro al troppo lavoro e sparisce. È tutto troppo lento, è un rapporto che non procede…non so neppure quando lo rivedrò…»
«Neanche questa volta è stato preciso? Neanche un’indicazione?»
«Con le indicazioni di cui dispongo neanche l’FBI riuscirebbe ad intercettarlo.»
«Lo sai che razza di lavoro facciamo… però un minimo di evoluzione c’è stata! Dai primi messaggi ad oggi, guarda che passi avanti!»
«Sì, certo, prima solo messaggi… ora messaggi e una volta ogni tre settimane ci vediamo per un aperitivo al Diana o per una passeggiata in Brera. Di questo passo tra un anno potrei persino scoprire se ha famiglia o se è un trovatello. Meglio, potrei scoprire se è sposato o fidanzato. Maddai…»
«Senti, mettiamola così, è vero che è bello avere tutto e subito… ma non sempre è la cosa migliore. Vediamo, come posso spiegartelo… ti faccio un esempio: l’anno scorso ho comprato una pianta di rose, era bellissima perché era completamente diversa dalle altre, era color corallo. Il tempo di riportarla qui a casa a Milano ed era sfiorita: l’ho odiata! Non sai che delusione! Allora per dispetto per tutto l’inverno l’ho abbandonata a se stessa. Finché, una settimana fa, ha messo fuori un bocciolo e ora è fiorita ed è meravigliosa! È come se, in un momento in cui avevo bisogno di bellezza e di speranza, senza affanno, senza compulsività, la rosa avesse deciso di regalarmele. È questo che intendo quando parlo dell’attesa, del fatto di non volere tutto e subito! A volte non sappiamo neppure noi se vogliamo veramente una cosa!»
«Alt, però. L’anno scorso Daniele ha coltivato una rosa in vaso e per il mio compleanno me l’ha regalata. Io l’ho trovato un gesto terribilmente romantico e ho versato lacrime e lacrime. Poi dopo una settimana la rosa è sfiorita, esattamente come i fiori recisi, e io ho dovuto buttarla con ancor più sensi di colpa.»
«Ma il bello delle piante è che poi rifioriscono!»
«Ma come no! La pianta di Daniele è rifiorita, così quest’anno potrà donare una nuova rosa alla slavata con le caviglie a tronco con la quale mi ha sostituita.»
Melissa ridacchia e protesta debolmente.
«Mely, ti devo lasciare, mia nipote sta cercando di forzare il recinto dei cinghiali.»
«Ommioddio!!! Corri! Corri! Ti chiamo io più tardi!»
«Sì, vado, ma i miei la stanno già fermando. Un’altra buona occasione sfumata.»
La giornata è atroce, esattamente come me l’aspettavo.
Irrimediabilmente snob, questo è l’appellativo che mi hanno appiccicato e che mi tengo stretta. Anzi, faccio di tutto per rispettarlo.
Non me ne frega niente, non ho più voglia di accontentarmi, non ho più l’età per farlo e non credo di aver mai avuto il carattere per farlo.
Per questo, quando mi trascinano in un agriturismo sperduto nella Brianza, tra cinghiali, lama sputatori, mucche, maiali e bambini urlanti…intanto mi dedico ai cinghiali che trovo preferibili ai bambini urlanti (i cinghiali infatti non sono dotati di parola…e questo, a ben pensarci, li rende preferibili anche alle madri dei bambini).
E poi, l’unica cosa che mi viene in mente di fare, l’unica cosa utile, è attaccarmi al cellulare e chiamare le due sole persone che possono capirmi.
Melissa e Gi, il mio migliore amico
Gi è probabilmente la persona più ironica, crudele e priva di ogni qualsivoglia forma di sensibilità che io conosca.
Direi che è il perfetto alter ego di Melissa, la persona più dolce, comprensiva e sensibile che io conosca.
Li accomuna una forma di delizioso snobismo: entrambi odiano tutto ciò che è mediocre, banale, ordinario.
Mentre le madri mediocri si esibiscono al meglio con i loro figli mediocri, dando vita ad un tristissimo girotondo, con Gi esaminiamo il problema di questo perpetrare ad ogni costo la specie umana.
In fin dei conti nessuno è obbligato a farlo, dati i risultati, perché si ostinano?
Probabilmente, come dice Gi, perché “persone nella media fanno cose nella media”.
Con Melissa pianifichiamo, invece, il prossimo aperitivo da Bulgari.
«Mely, ma hai presente come sono vestita?»
Melissa ride con la sua tipica risata a bocca chiusa e sento, dall’altro capo del telefono, che sta rovesciando la testa all’indietro e socchiude gli occhi.
«Oddio, no, ti prego, non dirmi che hai osato il tacco…»
«No, ho fatto di peggio! Ho dedicato uno dei miei completi da creativa a questa manica di bovari rumorosi!»
«Ahahaha, non dirmi che stai sfoggiando i tuoi D&G con la giacca col fiore???»
«Precisamente. E come se non bastasse ho le All Star gialle che si stanno infangando…Mely, ‘sto pranzo è una tortura…»
Melissa fa una pausa, sta aspirando la sua Davidoff.
Soffia il fumo.
«Notizie dall’uomo invisibile?»
Aha. Ha capito.
Il pranzo è una tortura quello che aggrava il mio malumore è l’assenza di notizie dall’uomo invisibile.
«Come al solito Mely…per un po’ si fa sentire, scrive, telefona…poi ad un tratto si trincera dietro al troppo lavoro e sparisce. È tutto troppo lento, è un rapporto che non procede…non so neppure quando lo rivedrò…»
«Neanche questa volta è stato preciso? Neanche un’indicazione?»
«Con le indicazioni di cui dispongo neanche l’FBI riuscirebbe ad intercettarlo.»
«Lo sai che razza di lavoro facciamo… però un minimo di evoluzione c’è stata! Dai primi messaggi ad oggi, guarda che passi avanti!»
«Sì, certo, prima solo messaggi… ora messaggi e una volta ogni tre settimane ci vediamo per un aperitivo al Diana o per una passeggiata in Brera. Di questo passo tra un anno potrei persino scoprire se ha famiglia o se è un trovatello. Meglio, potrei scoprire se è sposato o fidanzato. Maddai…»
«Senti, mettiamola così, è vero che è bello avere tutto e subito… ma non sempre è la cosa migliore. Vediamo, come posso spiegartelo… ti faccio un esempio: l’anno scorso ho comprato una pianta di rose, era bellissima perché era completamente diversa dalle altre, era color corallo. Il tempo di riportarla qui a casa a Milano ed era sfiorita: l’ho odiata! Non sai che delusione! Allora per dispetto per tutto l’inverno l’ho abbandonata a se stessa. Finché, una settimana fa, ha messo fuori un bocciolo e ora è fiorita ed è meravigliosa! È come se, in un momento in cui avevo bisogno di bellezza e di speranza, senza affanno, senza compulsività, la rosa avesse deciso di regalarmele. È questo che intendo quando parlo dell’attesa, del fatto di non volere tutto e subito! A volte non sappiamo neppure noi se vogliamo veramente una cosa!»
«Alt, però. L’anno scorso Daniele ha coltivato una rosa in vaso e per il mio compleanno me l’ha regalata. Io l’ho trovato un gesto terribilmente romantico e ho versato lacrime e lacrime. Poi dopo una settimana la rosa è sfiorita, esattamente come i fiori recisi, e io ho dovuto buttarla con ancor più sensi di colpa.»
«Ma il bello delle piante è che poi rifioriscono!»
«Ma come no! La pianta di Daniele è rifiorita, così quest’anno potrà donare una nuova rosa alla slavata con le caviglie a tronco con la quale mi ha sostituita.»
Melissa ridacchia e protesta debolmente.
«Mely, ti devo lasciare, mia nipote sta cercando di forzare il recinto dei cinghiali.»
«Ommioddio!!! Corri! Corri! Ti chiamo io più tardi!»
«Sì, vado, ma i miei la stanno già fermando. Un’altra buona occasione sfumata.»



