IP... for the rest of us (2)
iTunes Music Store, il lato oscuro della forza e il
copyright
{di Francesco Dalla Gassa}
Come può un semplice file audio scaricato da iTunes essere il responsabile del più grande attacco al diritto d'autore mai perpetrato?
Il diritto d’autore è uno strumento che lo stato di diritto ha trovato per dare un ragionevole equilibrio a due opposte ragioni. Da una parte c’è l'artista, l’autore e quindi anche l’editore, l’impresario e la casa discografica. Tutti questi protagonisti sono accomunati da un’esigenza condivisa: trarre un guadagno dalla loro produzione artistica. Ed è giusto. Come farebbe il cantautore a produrre il secondo album se il primo non gli frutta denaro sufficiente?
Dall’altra ci siamo tutti noi, appassionati, esperti e gente comune. Libri, film, musica e videogiochi sono tutti componenti del calderone multietnico della cultura di un popolo. Il diritto d’autore garantisce che tutti indistintamente possano accedere alle fonti delle idee che formano la cultura. Sono le idee che veicolano ai grandi cambiamenti, a condizione che si raggiunga una massa critica di persone le quali hanno avuto modo di interiorizzare il concetto. Un tale movimento di pensiero è possibile solamente se le barriere all’accesso sono facilmente superabili e la legge sul diritto d'autore assicura che tali ostacoli siano ragionevoli.
Ma cosa accade quanto questo bilanciamento viene intaccato ed un interesse prevale in modo significativo sull’altro? Cosa sta accadendo oggi?
La rivoluzione digitale di Internet e della conversione digitale delle opere dell’ingegno ha assestato un duro colpo al diritto d'autore, inteso come nobile compromesso tra contrapposte istanze. L’industria dell'intrattenimento ha ottenuto una libertà d’azione eccessiva. Tutta la distribuzione di contenuti digitali online, come file audio, video e e-book, è caratterizzata dalla presenza di licenze d'uso. Tale licenza è un contratto che l’utente deve sottoscrivere prima di ricevere il contenuto acquistato e che contiene una serie di permessi e divieti che regolano l’utilizzazione dell'opera. Chi predispone questi contratti si è preso la più ampia libertà di decisione rispetto a queste regole, molto spesso scegliendo di ignorare i diritti e i doveri previsti dalla legislazione sul diritto d'autore. Se si leggono, per esempio, le licenze d'uso delle canzoni scaricate da iTunes Music Store o dei videogiochi distribuiti da Electronic Arts si comprende quanto profonda sia l'incoerenza tra testo contrattuale e testo legislativo. Si tratta di contratti che violano apertamente e direttamente una moltitudine di disposizioni di legge e che non sopravvivrebbero alla prova di una causa civile. Tuttavia esistono e sono ormai onnipresenti.
Qual è la causa scatenante? Perché il titolare dei diritti esclusivi si comporta in questa maniera? Esistono due ragioni. La prima è emotiva e la seconda è razionale. Emotivamente parlando è diffusa e radicata la percezione che la legislazione vigente sia incapace di tutelare adeguatamente l'opera. Dall'altra prospettiva è ben conosciuto il fenomeno della pirateria, la quale distoglie grandi quantità di profitti, a detrimento delle prospettive economiche dell’industria dell’intrattenimento. Giusta o sbagliata che sia questa prassi, l’effetto che provoca è l’irrigidimento delle licenze d’uso e l’affermazione di dispositivi software votati alla protezione digitale dei contenuti distribuiti. Come dei poliziotti informatici i sistemi di Digital Rights Management assicurano al titolare che certe regole non possano assolutamente essere eluse. Ma quali regole? Quelle approvate dal Parlamento e che costituiscono la legge sul diritto d’autore? No, le norme contenute nelle licenze d'uso, quelle dei contratti predisposti dagli imprenditori della cultura. Ed è proprio qui che si indeboliscono le fondamenta concettuali della legislazione, nel momento in cui si consolida e si diffonde il tutto il world wide web la prassi di redarre licenze iper-restrittive e tecnologicamente blindate.
Fin qui abbiamo parlato di file multimediali, di licenze d’uso, di web e di diritto d’autore. Ma in quali termini ne risente la cultura in generale? Si consideri che lo strumento di pressione più incisivo nei confronti dell'industria dell'intrattenimento è l'aspettativa del consumatore. Essa è il metro sul quale si misura l’efficacia di un’offerta commerciale ed è sulla base di essa che l’impresa è costretta a concedere alcune libertà o si permette di restringerne altre. Sorprendentemente, sta accadendo il contrario. Chiunque compri un libro, un brano musicale od un film, assume un atteggiamento acquiescente, attonito e passivo nei confronti dei limiti tecnologici e contrattuali. L’utente può anche non aver mai letto il testo di una licenza d’uso, tuttavia ci pensa la restrizione tecnologica ad applicare la regola. La nostra accettazione silente si sta trasformando in consuetudine, modificando le nostre aspettative. L'industria sta educando la domanda, cioè tutti noi, ad accontentarsi di usufruire della musica, dei film e dei libri negli stretti argini di licenze d’uso iper-restrittive. Così facendo si radica nel profondo una nuova consapevolezza: la cultura non è liberamente distribuibile e l’accesso non è liberamente garantito. Stiamo imparando la lezione così bene che siamo persuasi che lo status quo non sia soltanto ineluttabile, ma anche corrispondente ad uno schema giuridico, ad una legge. In realtà, così non è.
La pirateria informatica è forse la più grande iniziativa spontanea di protesta contro queste logiche. Tuttavia, per quanto sia condivisibile l’intento di restituire libero accesso e libera diffusione alla cultura, si tratta comunque di una pratica illegale. La domanda è se questa forma di disobbedienza civile non sia l’unica strada per controbilanciare una prassi commerciale non regolata.
* *
Bibliografia:
CASO, R., Digital Rights Management. Il commercio delle informazioni digitali tra contratto e diritto d'autore, Padova, 2006 {file in pdf};
GASSER, U., iTunes: How Copyright, Contract and Technology Shape the Business of Digital Media - A Case Study, Berkman Center, Research Publication No. 2004-07 (2004);
GASSER, U., Legal framework and Thechnological protection of digital content: moving forward toward a best practice model, Berkman Center, Research Publication No. 2006-04 (2006) {file in pdf};
MADISON, M.J., Reconstructing the Software License, 35 Loyola Univ. Chicago L. J. 275 (2003).
{di Francesco Dalla Gassa}
Come può un semplice file audio scaricato da iTunes essere il responsabile del più grande attacco al diritto d'autore mai perpetrato?
Il diritto d’autore è uno strumento che lo stato di diritto ha trovato per dare un ragionevole equilibrio a due opposte ragioni. Da una parte c’è l'artista, l’autore e quindi anche l’editore, l’impresario e la casa discografica. Tutti questi protagonisti sono accomunati da un’esigenza condivisa: trarre un guadagno dalla loro produzione artistica. Ed è giusto. Come farebbe il cantautore a produrre il secondo album se il primo non gli frutta denaro sufficiente?
Dall’altra ci siamo tutti noi, appassionati, esperti e gente comune. Libri, film, musica e videogiochi sono tutti componenti del calderone multietnico della cultura di un popolo. Il diritto d’autore garantisce che tutti indistintamente possano accedere alle fonti delle idee che formano la cultura. Sono le idee che veicolano ai grandi cambiamenti, a condizione che si raggiunga una massa critica di persone le quali hanno avuto modo di interiorizzare il concetto. Un tale movimento di pensiero è possibile solamente se le barriere all’accesso sono facilmente superabili e la legge sul diritto d'autore assicura che tali ostacoli siano ragionevoli.
Ma cosa accade quanto questo bilanciamento viene intaccato ed un interesse prevale in modo significativo sull’altro? Cosa sta accadendo oggi?
La rivoluzione digitale di Internet e della conversione digitale delle opere dell’ingegno ha assestato un duro colpo al diritto d'autore, inteso come nobile compromesso tra contrapposte istanze. L’industria dell'intrattenimento ha ottenuto una libertà d’azione eccessiva. Tutta la distribuzione di contenuti digitali online, come file audio, video e e-book, è caratterizzata dalla presenza di licenze d'uso. Tale licenza è un contratto che l’utente deve sottoscrivere prima di ricevere il contenuto acquistato e che contiene una serie di permessi e divieti che regolano l’utilizzazione dell'opera. Chi predispone questi contratti si è preso la più ampia libertà di decisione rispetto a queste regole, molto spesso scegliendo di ignorare i diritti e i doveri previsti dalla legislazione sul diritto d'autore. Se si leggono, per esempio, le licenze d'uso delle canzoni scaricate da iTunes Music Store o dei videogiochi distribuiti da Electronic Arts si comprende quanto profonda sia l'incoerenza tra testo contrattuale e testo legislativo. Si tratta di contratti che violano apertamente e direttamente una moltitudine di disposizioni di legge e che non sopravvivrebbero alla prova di una causa civile. Tuttavia esistono e sono ormai onnipresenti.
Qual è la causa scatenante? Perché il titolare dei diritti esclusivi si comporta in questa maniera? Esistono due ragioni. La prima è emotiva e la seconda è razionale. Emotivamente parlando è diffusa e radicata la percezione che la legislazione vigente sia incapace di tutelare adeguatamente l'opera. Dall'altra prospettiva è ben conosciuto il fenomeno della pirateria, la quale distoglie grandi quantità di profitti, a detrimento delle prospettive economiche dell’industria dell’intrattenimento. Giusta o sbagliata che sia questa prassi, l’effetto che provoca è l’irrigidimento delle licenze d’uso e l’affermazione di dispositivi software votati alla protezione digitale dei contenuti distribuiti. Come dei poliziotti informatici i sistemi di Digital Rights Management assicurano al titolare che certe regole non possano assolutamente essere eluse. Ma quali regole? Quelle approvate dal Parlamento e che costituiscono la legge sul diritto d’autore? No, le norme contenute nelle licenze d'uso, quelle dei contratti predisposti dagli imprenditori della cultura. Ed è proprio qui che si indeboliscono le fondamenta concettuali della legislazione, nel momento in cui si consolida e si diffonde il tutto il world wide web la prassi di redarre licenze iper-restrittive e tecnologicamente blindate.
Fin qui abbiamo parlato di file multimediali, di licenze d’uso, di web e di diritto d’autore. Ma in quali termini ne risente la cultura in generale? Si consideri che lo strumento di pressione più incisivo nei confronti dell'industria dell'intrattenimento è l'aspettativa del consumatore. Essa è il metro sul quale si misura l’efficacia di un’offerta commerciale ed è sulla base di essa che l’impresa è costretta a concedere alcune libertà o si permette di restringerne altre. Sorprendentemente, sta accadendo il contrario. Chiunque compri un libro, un brano musicale od un film, assume un atteggiamento acquiescente, attonito e passivo nei confronti dei limiti tecnologici e contrattuali. L’utente può anche non aver mai letto il testo di una licenza d’uso, tuttavia ci pensa la restrizione tecnologica ad applicare la regola. La nostra accettazione silente si sta trasformando in consuetudine, modificando le nostre aspettative. L'industria sta educando la domanda, cioè tutti noi, ad accontentarsi di usufruire della musica, dei film e dei libri negli stretti argini di licenze d’uso iper-restrittive. Così facendo si radica nel profondo una nuova consapevolezza: la cultura non è liberamente distribuibile e l’accesso non è liberamente garantito. Stiamo imparando la lezione così bene che siamo persuasi che lo status quo non sia soltanto ineluttabile, ma anche corrispondente ad uno schema giuridico, ad una legge. In realtà, così non è.
La pirateria informatica è forse la più grande iniziativa spontanea di protesta contro queste logiche. Tuttavia, per quanto sia condivisibile l’intento di restituire libero accesso e libera diffusione alla cultura, si tratta comunque di una pratica illegale. La domanda è se questa forma di disobbedienza civile non sia l’unica strada per controbilanciare una prassi commerciale non regolata.
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Bibliografia:
CASO, R., Digital Rights Management. Il commercio delle informazioni digitali tra contratto e diritto d'autore, Padova, 2006 {file in pdf};
GASSER, U., iTunes: How Copyright, Contract and Technology Shape the Business of Digital Media - A Case Study, Berkman Center, Research Publication No. 2004-07 (2004);
GASSER, U., Legal framework and Thechnological protection of digital content: moving forward toward a best practice model, Berkman Center, Research Publication No. 2006-04 (2006) {file in pdf};
MADISON, M.J., Reconstructing the Software License, 35 Loyola Univ. Chicago L. J. 275 (2003).



