L'inutile inviato

{di Michele Filippo Fontefrancesco}

Ogni rivista ha il suo inviato in giro per il mondo. È un punto d’orgoglio, quasi una necessità. Vi potete immaginare un quotidiano nazionale senza un inviato a New York? Sarebbe una cosa poco seria, no?

Tra i ruoli giornalistici, l’inviato è ancora oggi quello più magico e misterioso: esser “inviato” è come esser un novello esploratore della giungla urbana, narratore di strani popoli e eventi eccezionali. L’
inviato è colui che fa innamorare il lettore di posti mai visti e che gli fa conoscere persone importanti, re, principi e presidenti.

Dio volendo e
inutilmente permettendo, nei prossimi mesi, sarò il vostro inviato per il mondo. Vi racconterò di posti lontani e vicini.

Per questa
prima nostra puntata, però, inizio dal raccontarvi il lato nascosto dell’esser reporter, quello, in somma, che Kapuczinsky non vi ha mai detto: vi voglio descrivere in prima persona quel dubbio che colpisce tutti noi “inviati speciali” di non saper dove si è, se qui o là, se sulla terra o su una pagina scritta.

Alla prossima rubrica.