Intervista a PopLife

{di Alessandro Romeo}

Come sei approdata all’idea di aprire un sito come tracciamenti? E come sei diventata poplife?

verso la fine degli anni novanta ho lavorato come grafico in un agenzia ed ho cominciato ad occuparmi della progettazione di siti web, che allora [almeno in italia] erano ancora una relativa novità / dopo qualche tempo, più per gioco che per reale necessità, ho deciso di realizzare uno spazio personale dove raccogliere come in un archivio alcuni dei miei lavori e dove sperimentare anche soluzioni grafiche e modalità espressive / inoltre, fino a pochi anni fa mi spostavo e cambiavo casa molto spesso e forse il fatto di avere un sito cui fare riferimento rappresentava in certa misura una forma di stabilità, che prescindeva dal non avere un luogo fisico di appartenenza /
il nome
poplife nasce anch'esso nella spontaneità del gioco / il rapporto con internet ha rappresentato [credo non solo per me] l'ingresso in una dimensione del tutto nuova [i blog, la chat, lo scambio in tempo reale di dati e sensazioni, la comunicazione e l'esibizione estremamente allargate e transgeografiche] / tale percorso, soprattutto all'inizio, ha consentito una libertà di sperimentazione che ha corrisposto anche a scelte estetiche istintive e leggere, quali l'adozione di un nick che forse ha poco a che vedere con la vita reale ma che in qualche modo esprime il tentativo di conciliare estremi assai distanti [eppur spesso collimanti], e di ricondurre per quanto possibile il lavoro all'assenza di peso, che non significa affatto svuotarlo dei contenuti /
... il mio gioco è quello di non voler scindere la personale concezione del dolore e la visione del mondo da ciò che ha origine a partire da tutto questo. non mi interessa più di tanto esibire i lavori, ma mi piace che siano qui, raccolti, composti, combinati insieme alle parole ed ai pensieri. [dal blog - 09032007]
inoltre la parola pop evoca molte altre cose – la musica, il concetto di popolare come riferito alla gente [quindi tante persone e non una sola], e anche una certa idea di colore e vivacità /
nonostante sia cambiata molto nel corso degli anni, evolvendo i gusti e le abitudini di vita, continuo a riconoscere in questo pseudonimo una serie di valori e di obiettivi che tuttora condivido /

Parlando di internet hai usato la parola “esibizione”: alla luce di quello che fai e che concretamente internet permette di fare, quale valore attribuisci a questa parola?

questa domanda esigerebbe una risposta molto complessa /
mi sembra che stiamo attraversando un tempo in cui mostrarsi ha assunto un valore diverso che in precedenza, quasi che l'esibizione stessa di sé rappresenti un'opera, un lavoro artistico / in realtà non è propriamente così /
penso che alla dimensione dell'esibizione personale si contrapponga quella più faticosa e compromettente dell'esposizione, del presentarsi senza difese o con meno scappatoie - che a mio parere rappresenta una forma di apertura e di permeabilità più incisiva dal punto di vista creativo ed operativo /

Stai lavorando a qualche progetto in questo periodo?

no, nessun progetto /probabilmente la mia vita ed il rapporto con le arti visive sono assai più indeterminati di quanto non si immagini osservando i risultati attraverso il sito / oppure, considerandola da un altro punto di vista, potrei rispondere che trattandosi di un progetto a carattere marcatamente personale, quasi un diario, non so individuare un inizio preciso e una fine predeterminata - almeno per ora /

Se tracciamenti è un diario, come si pone il tuo blog nei confronti di tracciamenti? E nei confronti, quindi, del binomio blog-diario?

tracciamenti non è propriamente un diario, ma è parte di un progetto più ampio a sfondo diaristico / e con questo intendo dire che non ho mai avuto la pretesa di uscire da una dimensione strettamente personale e che i lavori non sono altro che la traccia precaria di un percorso - variazioni sul tema del racconto quotidiano /non si tratta del mio rapporto con l'esterno sviluppato attraverso disegni o parole, piuttosto del mio racconto di me a me, o tra me e me - a metà strada tra la conoscenza di sé e l'autocompiacimento / la dimensione esterna è una componente di ulteriore responsabilizzazione se vuoi, di finitura - in qualche modo accessoria rispetto all'atto creativo puro /il blog su splinder cui ti riferisci è invece un luogo in cui raccolgo immagini, link e passaggi operativi in maniera piuttosto sintetica ed è rivolto ad una fruizione esterna – vale a dire che serve a proporre contenuti di vario genere che vengono messi a disposizione di altri /

Esiste, secondo il tuo parere, un utilizzo sbagliato del blog, inteso come mezzo di comunicazione?

non credo si possa parlare di giusto o sbagliato, non solo per quanto riguarda il blog / in termini culturali è il fruitore a determinare il valore di un messaggio / a mio parere esiste nel blog un valore strettamente legato alla generosità di chi lo gestisce / l'eccessiva autoreferenziazione per esempio, se non accompagnata da uno straordinario talento [grafico o di scrittura, cosa del resto assai rara] finisce spesso per rivelarsi poco utile a chi legge / ma è solo un aspetto, e tiene conto di un punto di vista del tutto personale / per molti il blog ha sostituito la chat e dunque rappresenta uno strumento aggregante anche sulla base di contenuti privi di valore culturale / non va dimenticato che uno tra i più diffusi atteggiamenti degli utenti della rete è proprio quello del voyeurismo /in ogni caso il fatto che ognuno di noi abbia la possibilità di aprire uno spazio pubblico in cui riversare contenuti passibili di scambio e di libera divulgazione rappresenta comunque un'opportunità interessante /


In una tua intervista, leggibile su tracciamenti, dici che il disegno “deve essere contemporaneo”. Riesci a spiegare dal punto di vista pratico questo concetto?

ho scritto molto negli anni sul tema della contemporaneità del lavoro, che per me rappresenta una delle urgenze fondamentali non solo per le arti visive, ma per la cultura in generale / un'azione o un messaggio, per essere contemporanei, dovrebbero tener conto dell'estetica del proprio tempo e rapportarvisi criticamente / al contrario, accade molto spesso che azione e comunicazione vengano zavorrate da elementi formali che nella loro dominanaza finiscono per essere sostanziali, e che rappresentano un palese anacronismo, un tirarsi indietro rispetto alla responsabilità di dialogare efficacemente con i vari aspetti del proprio tempo [con le rinunce o le revisioni che questo comporta] / per fare un esempio concreto basta pensare ai programmi televisivi, agli allestimenti scenici così raramente innovativi e carichi di inutile cattivo gusto, oppure alla moda ed alle sue particolari contraddizioni formali / ciò non significa che la logica della moda o quella della comunicazione televisiva non siano contemporanee, tutt’altro / piuttosto va sottolineato come questi settori facciano riferimento a un'estetica scontata, il più delle volte antiquata, corrispondente al livello culturale medio dei fruitori, al fine di potenziare esclusivamente la redditività commerciale /ritengo che parte della responsabilità sia imputabile all'istruzione impartita nelle scuole, dato che non ci si [pre]occupa abbastanza di trasmettere cultura ma quasi solo di fornire informazioni, sulla base di una preparazione troppo settoriale e scarsa in termini estetici - vale a dire non sufficientemente allargata e trasversale - della gran parte degli insegnanti, del tutto insufficiente per supplire alle esigenze formative della scuola dell'obbligo, al di là delle buone intenzioni / da ciò origina una parte non trascurabile del problema, che è primariamente politico, dato che determina la maggiore o minore autonomia critica delle persone /

Questo tuo modo di utilizzare la punteggiatura e le minuscole nella scrittura, corrisponde a una particolare esigenza stilistica? È, in qualche modo, legato a quanto detto nella domanda precedente?

non sono una scrittrice - anzi, il mio rapporto con la scrittura è assai faticoso e del tutto strumentale a esigenze personali specifiche di gioco, sfogo, memorizzazione nonché di comodità / per questa ragione non tengo conto più di tanto delle convenzioni formali / vi è senz'altro, nell'adozione di certe forme di punteggiatura, una particolare attenzione all'estetica anche visiva del testo scritto, e forse più ancora al ritmo ed al suono che tali segni producono o suggeriscono / inoltre è inevitabile il riferimento a una simbologia che traduce e tradisce la mia formazione e gli strumenti adottati nel corso degli anni / il ricorso alla barra ed ai trattini è senz'altro un'eredità informatica, una sorta di citazione /

C’è qualche artista, di qualsiasi epoca e di qualsiasi ambito, che influenzi costantemente il tuo lavoro?

è difficile fornire una risposta che non sia almeno parzialmente cangiante, soprattutto per il fatto che le arti visive hanno subito negli ultimi cinquant'anni una revisione profonda dei loro presupposti e conseguentemente dei risultati / diciamo che esistono alcuni riferimenti costanti quali per esempio manet, bacon e wahrol, ciascuno dei quali risponde a particolari aspetti del lavoro [soprattutto quelli irrisolti] e del rapporto con il proprio tempo ma anche con la propria interiorità / altri spunti sono più recenti e in qualche misura temporanei, contingenti alle mie ricerche icono-grafiche / per esempio richard prince, di cui apprezzo la sperimentazione fotografica dei decenni scorsi ma i cui ultimi lavori, in particolare la collaborazione con louis vuitton, mi lasciano abbastanza indifferente / in realtà la rivoluzione mediatica degli ultimi due decenni ha consentito la diffusione di una quantità impressionante di lavori grafici di ottima qualità / il problema è l'assenza di emergenze, vale a dire di opere straordinarie il cui effetto sia dirompente /
ma forse sto parlando di qualcosa che è del tutto anacronistico /

Fuori dal web esiste (è esistita, o esisterà) una situazione in cui poter vedere dal vivo i tuoi lavori?

nel periodo tra il 2002 e il 2005 ho partecipato ad alcune mostre - una personale molto piccola a pordenone ed alcune collettive, in italia e germania / in realtà tali esperienze sono state occasioni per relazionarmi con l'esterno quasi indipendentemente dai lavori / questi ultimi diventavano un pretesto al coinvolgimento in situazioni di natura socioculturale, al confronto ed allo scambio di esperienze / in seguito ho rifiutato con una certa sistematicità qualsiasi occasione, lasciando che i lavori fossero consultabili unicamente in rete o tramite un contatto diretto / dietro tale scelta si cela senz’altro la convinzione che esporre i lavori attualmente non risponda ad uno stato di necessità /