Festa comandata

{di Daniele Cesario}

Da dove salgo oggi? Magari passo dal bar e poi prendo la rampa del padiglione nuovo.
Ma sì.

Pavimento scivoloso: prestare attenzione.
Stanza 2

Ciao mà. Come sono oggi? Gialle come ieri?

Le feci?

No, le unghie.

Sì.

Gli occhi?

Gialli.

Per l’ittero?

Sì.

Dorme?

Gliel’hanno appena data. Senza non dorme più. Ti avevo lasciato la pasta nel fornetto: hai mangiato?

Sì. Ha vomitato?

Sì.

Quanti grammi gliene hanno data?

Non lo so.

Hai fatto il compito in classe?

Sì, ma non è andato bene. La versione non la so fare, lo sai...e poi tanto non me ne frega più, tanto quest’anno mi bocciano. Anzi mi sa che smetto, così non gli do soddisfazione. Che altro c’è di nuovo?

Gli fanno il quarto ciclo di chemio: ecco che c’è.

E se i familiari si oppongono?

Gliela fanno lo stesso, lo ha chiesto lui...

E dove gliela fanno? Non ha più vene buone.

Nel collo: lì, vedi?

Il dottore che dice? Ci hai parlato? Quanto tempo gli rimane?

Non te lo dicono fino all’ultimo.

Senti quant’ è freddo... coprigli i piedi.

Non vuole, dice che ha caldo.

Quando si sveglia digli che sono venuto. Ciao mà.

Aspetta: porta a casa le ciotole.

Non ha mangiato niente neanche oggi? Ma sì... a che gli serve. A che ora torni?

...

Ti aspetto a casa.

Pavimento bagnato. Prestare attenzione.
Ormai è asciutto, ma il cartello non lo tolgono prima di mezz’ora.
Qualcuno ha fumato a una finestra.
Due infermiere.
Due malati.
Due letti.
Due finestre.
Due ascensori.
Due orari di visita.
Due rampe di scale.
Due ingressi.
Due parcheggi.
Due handicappati al parchimetro.
Due terapie.
Due vite: una da sani e una da malati.
Due letti, uno a casa e uno in ospedale.
Una morte.
Una sola.
Non si fa sostituire.
Non si fa aiutare, non si fa pregare.
Arriva anche se il pavimento è bagnato.

La settimana seguente arriva accompagnata.
Da due alti carabinieri di guardia.

Nascosta, dietro un separè verde.
Si nasconde la morte. Perché è discreta.
O perché sa di essere volgare. Lei sa che non è elegante appoggiarsi accanto al letto del prossimo che l’aspetta.
Se sta in quel reparto, è sicuro l’aspetta.
Lei lo sa; e lui?
È il prossimo suo.

Pronto?
Buongiorno. Sono la caposala. È meglio che veniate in reparto, al più presto.

Buongiorno?

Reversibilità dello spazio:
Un parcheggio.
Un ingresso.
Un ascensore.
Un appuntamento fuori dall’orario di visita.
Nessun infermiere.
Due divise sull’attenti.
Una donna vegliante sulla sedia dell’insonnia.
Composta, in attesa.
Nessuna finestra: il cielo è caduto.
Coma.
Il corpo si è arreso al dolore.
Si sente un soffio.
Antonio chiude subito le mani, sbatte pugni al muro.
Si sentono dalla stanza accanto.
È festa comandata!
È comandata, non ci si può opporre.
“Si sa che gli sbirri e carabinieri al loro dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme” e accompagnarono fuori i pugni di Antonio.
Non sta bene urlare in ospedale.
Ormai era un uomo ormai, non doveva piangere! Non stava bene urlare a quel modo.
Le teste di rapa volevano dire qualcosa di virile e quindi dissero una cazzata.
I pugni di Antonio si chiusero di nuovo per una settimana di tranquillanti.
Quelli di sua madre si chiusero su mezzo letto vuoto per una tutta la vita rimasta, di sonniferi.
La morte non sembra disturbare troppo. Arriva e se ne va in un soffio.
Ma è ospite maleducata: sporca il letto.
E quando se ne va, lascia sempre in giro, nelle case che ha visitato, le sue spore: sonniferi, antispastici, antidolorifici. I cassetti si riempiono di scatole.
Fino a quando scadono.
Fino a quando il dolore non viene scacciato e l’assenza svuota i cassetti.
La suo silenzio-frastuono si insinua nelle cose, nei cassetti, nelle credenze... quelle di vetro, che si frantumano come quelle altre.
Fra le carte, i referti, le copertine che ormai non servono più a nessuno specialista.

Enciclopedia Motta, comprata a rate nel millenovecentonovantatrè: linfoma Non Hotching.
Non Hotching. E chi si è mai salvato?
Specialisti?
Dopo la diagnosi ci vuole subito un beccamorto.
Così si porta avanti.
E invece: viene l’assicuratore.
Per fortuna che era venuto un paio d’anni prima e che qualcuno, a casa di Antonio, gli aveva aperto.
Anche il fotografo era venuto, lo aveva chiamato Franco.
Così si era portato avanti anche lui.
L’enciclopedia era servita a qualcosa.
Una volta. Era servita.
Ma si sa, ogni cosa ha a che fare con la morte è unica.
Un anno.
Poi... eccola qua!
Sei pronto?
Ma, veramente avrei ancora un po’ da fare: ho due figli da crescere, mi mancano più di vent’anni alla pensione, sto aspettando l’avanzamento di carriera... e poi oggi non ho ancora innaffiato l’orto. Non è che possiamo rimandare?
No. È la tua volta.
Oggi è comandata!
Impaziente, ligia, inflessibile. Arruolabile.
Ma ti concede il bis, al funerale, dove si muore per la seconda volta: quando si scompare nella cassa e poi nel buco.
Ospite indesiderata, sempre senza invito.
Ed è allora che può mutare e diventare da ospite a padrona di casa.
È allora che si vede.
È allora che non si nasconde più, e si pavoneggia sbruffona come la vita, ammiccando al prossimo ospitante sconosciuto.
È praticante la morte: ama il prossimo suo, come se stessa... meglio se è malato... così si porta avanti.