Dust lasts
22/05/09 08:17 Archiviato in:racconto
{di Viviana Capurso}
Giovanni si trova davanti un fantasma. Non può essere Silvia quella che ha davanti.
Gli si chiude lo stomaco, gli viene in mente Cristina nel periodo peggiore, quando era ridotta a poco più di uno spettro.
Ha i capelli castani legati in coda, è pallida, meglio, terrea. Struccata. Trascurata. Vestita male. Claudia non è mai trascurata. Non è neppure sportiva. È sempre inappuntabile, impeccabile, curatissima.
«Vieni, entra! Ma come siamo eleganti!»
Silvia parla e sorride, si muove come un automa.
«Silvia è lunedì mattina, sono le otto. Sto andando al lavoro. È normale che sia vestito da lavoro, no?»
«Eh, già, hai ragione! Chissà dove ho la testa!»
Silvia continua a sorridere come se avesse una paresi.
«Allora, cosa ti offro, una caffé, un tè, una spremuta? Ho preparato delle brioche, sai? Le ho fatte stamattina, sono ancora calde, ci sono alla marmellata...»
Giovanni la interrompe bruscamente «Silvia, non siamo in un bar, non stai prendendo le ordinazioni. Mi basta un caffé, sono qui per parlare con te.»
«Ahahaha, hai ragione, lo dicono anche le mie amiche che sembro Brie Van De Kamp, quella di Disperate Housewives, sai, la serie tv...»
No, Giovanni non guarda la tv. Non ha tempo. Giovanni di sera lavora.
Claudia ogni tanto la guarda. È lei che gli racconta i film che ci sono al cinema, le serie tv. Non che sia una malata di tele, però si tiene aggiornata. A Giovanni piace sentire Claudia che racconta.
Silvia continua a muoversi per la casa, prende le tazze di porcellana, i cucchiaini d’argento, la zuccheriera. Poi si sposta verso una cassettiera e tira fuori le tovagliette da tè.
Il caffé è pronto, Silvia lo versa nelle tazzine, poi prende il latte e lo versa a Giovanni. Avvicina la zuccheriera...
«Silvia, guardami!»
La voce di Giovanni la fa sobbalzare, la mano trema, un po’di zucchero si rovescia sul tavolo.
«Ops!»
Silvia si alza, va in cucina, prende una spugnetta e un asciugapiatti.
Raccoglie con cura lo zucchero e riprende a parlare. «Questa casa è pazzesca, non faccio che pulirla, davvero, credimi, passo l’aspirapolvere tutti i giorni, la mattina, prima di andare in agenzia, poi la sera spolvero, cioè almeno una sera sì e una sera no. Poi dopo cena, quando non devo stirare – e ti assicuro che Alessandro si cambia anche due volte al giorno e le sue camicie si accmulano in un attimo - in genere lavo a terra, faccio la cucina e il bagno. Ma guarda le porte! Dovrei passarle con la cera d’api e davvero non ho mai tempo!»
Mentre parla, Silvia asciuga il tavolino in cristallo con l’asciugapiatti e guarda in controluce se non sono rimasti aloni.
Claudia è diversa. Claudia sa reagire. Claudia ha controllo.
«Dov’è Alessandro?»
«Oh, Alessandro? In agenzia. Hanno un grosso cliente sai, sono in gara, stanno lavorando come pazzi. Certo lui non può dirmi chi è, ma d’altronde sai, io lavoro per la concorrenza!»
Silvia continua a sorridere.
«Silvia, dov’è Alessandro mentre tu fai la casalinga perfetta? Dov’è? Dov’è mentre stiri? Dov’è mentre passi la cera d’api o qualche altro stramaledetto detersivo?»
Silvia si blocca.
È come se improvvisamente si svegliasse.
Le lacrime le salgono agli occhi e si copre il viso. Comincia a singhiozzare.
Claudia non piange. Cristina piangeva sempre. Ma Claudia non piange. Claudia reagisce.
«Scusami, non volevo essere brusco... ma sai che ti voglio bene...»
Silvia ora lo guarda, quasi con odio, è rossa in viso.
«Tu non sai cosa vuol dire, tu non lo immagini neanche, tu, nessuno lo sa, nessuno può capirlo.
Hai idea? Hai un’idea di cosa significa soffrire, soffrire tanto da chiedersi se abbia un senso andare avanti? Non dormire? Passare le notti a piangere?Alzarsi con l’unico desiderio di morire? Lo sai?»
Silvia alza la voce, ora, è fuori di sé.
«Lo sai cosa significa? Vivo in un incubo, un lunghissimo incubo che finisce solo quando mi imbottisco di Lexotan e riesco a dormire. Alessandro torna a casa tardi, spesso è notte e ha un profumo, un profumo diverso. Il profumo di un’altra donna. Sai cosa vuol dire? Se gli chiedo qualcosa mi dice che sono pazza, che sono paranoica, che sono gelosa, che stanno lavorando ad una campagna per un nuovo profumo e hanno l’ufficio invaso da campioni. Lo sai? Lo sai cosa significa? Lo sai cosa significa smettere di guardarsi in giro perché non vuoi trovare le prove del tradimento? Vivere nel terrore che prima o poi qualche cliente o qualche collega ti racconti con chi se la fa adesso il bell’Alessandro Cerri?»
Ora Silvia abbassa la voce, sussurra.
«È un’ossessione. Passo le serate, il sabato a chiedermi lui con chi è. Lui ha il telefono staccato. Lei com’è? È una? Più di una? È meglio? È più bella? O magari è più intelligente? O forse è simpatica, io non ho un gran senso dell’umorismo, lo sai. E lui che fa? Ci fa sesso? E basta? No, la sua testa non è con me, io lo vedo. Cosa ho sbagliato?»
Giovanni sta per intervenire, ma lei riprende, a voce sempre più bassa.
«È un tarlo, è un tarlo quello che ho nel cervello. Lavora notte e giorno, instancabilmente e io mi sento sprofondare in un baratro, sempre più giù. E non so uscirne. A volte penso di impazzire. Perché io no? Perché da un giorno all’altro è finito tutto? Alessandro torna a casa e l’unica cosa che mi chiede è se gli ho fatto qualcosa di buono da mangiare. Vuol dire che lei non sa cucinare?»
Lo guarda con sguardo vuoto, come se improvvisamente avesse sputato fuori tutte le emozioni, tutta la rabbia. E non fosse rimasto null’altro che un fantasma, Giovanni si passa le mani sulla fronte. Davvero non sa che dire.
Claudia saprebbe cosa fare. Claudia sa trovare le soluzioni. Claudia non è come lui. Claudia agisce.
«Vuoi dell’altro caffè?»
Silvia sorride, di nuovo, come un automa.
«Vieni via da questa casa, Silvia. Mollalo. Non puoi continuare a soffrire. A casa ho un sacco di posto. Ti prego. Non è giusto stare così, per nessuno.»
Non è giusto soffrire. Non era giusto far soffrire Cristina. Non aveva colpa. Ma anche lui non aveva colpa. È ingiusto.
Silvia parla in un soffio: «Ho trentotto anni, Giò. È tardi per ricominciare...»
Poi si alza. «Scusami, recupero un panno della polvere, questo tavolo è insopportabile, forse dovrei pulirlo due volte al giorno...»
Anche Giovanni si alza. «Silvia, ti prego... fai qualcosa...»
«Fai qualcosa, Vale! Non lo vedi che le hostess stanno lì imbambolate? Gli ospiti stanno arrivando e quelle son lì a limarsi le unghie. Puoi dire loro di muoversi e andare ad accoglierli?»
Vittorio ha un tono aspro.
Rimango per un attimo stordita. Sto controllando i microfoni con i tecnici e gli ospiti sono in realtà due tizi dall’aria sparuta, in eccessivo anticipo sul convegno.
Interviene Susanna: «Vittorio, non preoccuparti, vado io dalle hostess, Valeria ha già i microfoni e i tecnici a cui badare.»
Susanna mi guarda e sorride serena.
«Tutto a posto, Vale, stai tranquilla. Continua pure con i tecnici.»
Ma a me si sono già riempiti gli occhi di lacrime.
Giovanni si trova davanti un fantasma. Non può essere Silvia quella che ha davanti.
Gli si chiude lo stomaco, gli viene in mente Cristina nel periodo peggiore, quando era ridotta a poco più di uno spettro.
Ha i capelli castani legati in coda, è pallida, meglio, terrea. Struccata. Trascurata. Vestita male. Claudia non è mai trascurata. Non è neppure sportiva. È sempre inappuntabile, impeccabile, curatissima.
«Vieni, entra! Ma come siamo eleganti!»
Silvia parla e sorride, si muove come un automa.
«Silvia è lunedì mattina, sono le otto. Sto andando al lavoro. È normale che sia vestito da lavoro, no?»
«Eh, già, hai ragione! Chissà dove ho la testa!»
Silvia continua a sorridere come se avesse una paresi.
«Allora, cosa ti offro, una caffé, un tè, una spremuta? Ho preparato delle brioche, sai? Le ho fatte stamattina, sono ancora calde, ci sono alla marmellata...»
Giovanni la interrompe bruscamente «Silvia, non siamo in un bar, non stai prendendo le ordinazioni. Mi basta un caffé, sono qui per parlare con te.»
«Ahahaha, hai ragione, lo dicono anche le mie amiche che sembro Brie Van De Kamp, quella di Disperate Housewives, sai, la serie tv...»
No, Giovanni non guarda la tv. Non ha tempo. Giovanni di sera lavora.
Claudia ogni tanto la guarda. È lei che gli racconta i film che ci sono al cinema, le serie tv. Non che sia una malata di tele, però si tiene aggiornata. A Giovanni piace sentire Claudia che racconta.
Silvia continua a muoversi per la casa, prende le tazze di porcellana, i cucchiaini d’argento, la zuccheriera. Poi si sposta verso una cassettiera e tira fuori le tovagliette da tè.
Il caffé è pronto, Silvia lo versa nelle tazzine, poi prende il latte e lo versa a Giovanni. Avvicina la zuccheriera...
«Silvia, guardami!»
La voce di Giovanni la fa sobbalzare, la mano trema, un po’di zucchero si rovescia sul tavolo.
«Ops!»
Silvia si alza, va in cucina, prende una spugnetta e un asciugapiatti.
Raccoglie con cura lo zucchero e riprende a parlare. «Questa casa è pazzesca, non faccio che pulirla, davvero, credimi, passo l’aspirapolvere tutti i giorni, la mattina, prima di andare in agenzia, poi la sera spolvero, cioè almeno una sera sì e una sera no. Poi dopo cena, quando non devo stirare – e ti assicuro che Alessandro si cambia anche due volte al giorno e le sue camicie si accmulano in un attimo - in genere lavo a terra, faccio la cucina e il bagno. Ma guarda le porte! Dovrei passarle con la cera d’api e davvero non ho mai tempo!»
Mentre parla, Silvia asciuga il tavolino in cristallo con l’asciugapiatti e guarda in controluce se non sono rimasti aloni.
Claudia è diversa. Claudia sa reagire. Claudia ha controllo.
«Dov’è Alessandro?»
«Oh, Alessandro? In agenzia. Hanno un grosso cliente sai, sono in gara, stanno lavorando come pazzi. Certo lui non può dirmi chi è, ma d’altronde sai, io lavoro per la concorrenza!»
Silvia continua a sorridere.
«Silvia, dov’è Alessandro mentre tu fai la casalinga perfetta? Dov’è? Dov’è mentre stiri? Dov’è mentre passi la cera d’api o qualche altro stramaledetto detersivo?»
Silvia si blocca.
È come se improvvisamente si svegliasse.
Le lacrime le salgono agli occhi e si copre il viso. Comincia a singhiozzare.
Claudia non piange. Cristina piangeva sempre. Ma Claudia non piange. Claudia reagisce.
«Scusami, non volevo essere brusco... ma sai che ti voglio bene...»
Silvia ora lo guarda, quasi con odio, è rossa in viso.
«Tu non sai cosa vuol dire, tu non lo immagini neanche, tu, nessuno lo sa, nessuno può capirlo.
Hai idea? Hai un’idea di cosa significa soffrire, soffrire tanto da chiedersi se abbia un senso andare avanti? Non dormire? Passare le notti a piangere?Alzarsi con l’unico desiderio di morire? Lo sai?»
Silvia alza la voce, ora, è fuori di sé.
«Lo sai cosa significa? Vivo in un incubo, un lunghissimo incubo che finisce solo quando mi imbottisco di Lexotan e riesco a dormire. Alessandro torna a casa tardi, spesso è notte e ha un profumo, un profumo diverso. Il profumo di un’altra donna. Sai cosa vuol dire? Se gli chiedo qualcosa mi dice che sono pazza, che sono paranoica, che sono gelosa, che stanno lavorando ad una campagna per un nuovo profumo e hanno l’ufficio invaso da campioni. Lo sai? Lo sai cosa significa? Lo sai cosa significa smettere di guardarsi in giro perché non vuoi trovare le prove del tradimento? Vivere nel terrore che prima o poi qualche cliente o qualche collega ti racconti con chi se la fa adesso il bell’Alessandro Cerri?»
Ora Silvia abbassa la voce, sussurra.
«È un’ossessione. Passo le serate, il sabato a chiedermi lui con chi è. Lui ha il telefono staccato. Lei com’è? È una? Più di una? È meglio? È più bella? O magari è più intelligente? O forse è simpatica, io non ho un gran senso dell’umorismo, lo sai. E lui che fa? Ci fa sesso? E basta? No, la sua testa non è con me, io lo vedo. Cosa ho sbagliato?»
Giovanni sta per intervenire, ma lei riprende, a voce sempre più bassa.
«È un tarlo, è un tarlo quello che ho nel cervello. Lavora notte e giorno, instancabilmente e io mi sento sprofondare in un baratro, sempre più giù. E non so uscirne. A volte penso di impazzire. Perché io no? Perché da un giorno all’altro è finito tutto? Alessandro torna a casa e l’unica cosa che mi chiede è se gli ho fatto qualcosa di buono da mangiare. Vuol dire che lei non sa cucinare?»
Lo guarda con sguardo vuoto, come se improvvisamente avesse sputato fuori tutte le emozioni, tutta la rabbia. E non fosse rimasto null’altro che un fantasma, Giovanni si passa le mani sulla fronte. Davvero non sa che dire.
Claudia saprebbe cosa fare. Claudia sa trovare le soluzioni. Claudia non è come lui. Claudia agisce.
«Vuoi dell’altro caffè?»
Silvia sorride, di nuovo, come un automa.
«Vieni via da questa casa, Silvia. Mollalo. Non puoi continuare a soffrire. A casa ho un sacco di posto. Ti prego. Non è giusto stare così, per nessuno.»
Non è giusto soffrire. Non era giusto far soffrire Cristina. Non aveva colpa. Ma anche lui non aveva colpa. È ingiusto.
Silvia parla in un soffio: «Ho trentotto anni, Giò. È tardi per ricominciare...»
Poi si alza. «Scusami, recupero un panno della polvere, questo tavolo è insopportabile, forse dovrei pulirlo due volte al giorno...»
Anche Giovanni si alza. «Silvia, ti prego... fai qualcosa...»
«Fai qualcosa, Vale! Non lo vedi che le hostess stanno lì imbambolate? Gli ospiti stanno arrivando e quelle son lì a limarsi le unghie. Puoi dire loro di muoversi e andare ad accoglierli?»
Vittorio ha un tono aspro.
Rimango per un attimo stordita. Sto controllando i microfoni con i tecnici e gli ospiti sono in realtà due tizi dall’aria sparuta, in eccessivo anticipo sul convegno.
Interviene Susanna: «Vittorio, non preoccuparti, vado io dalle hostess, Valeria ha già i microfoni e i tecnici a cui badare.»
Susanna mi guarda e sorride serena.
«Tutto a posto, Vale, stai tranquilla. Continua pure con i tecnici.»
Ma a me si sono già riempiti gli occhi di lacrime.



