Death Note
20/11/09 08:13 Archiviato in:recensione
{di Livia Di
Pasquale}
Tempo fa scrissi per Liblog una recensione dei primi volumi del manga Death Note, che avevo iniziato a leggere da un paio di mesi, scatenando tra l’altro un troll che voleva a tutti i costi darmi lezioni e indicarmi come sarebbe andata a finire (ahimè, guastandomi uno dei colpi di scena di metà serie).
Bene, adesso che ho letto i 12 volumi della saga posso finalmente dare un’opinione più completa e strutturata. Ma non preoccupatevi: non vi darò anticipazioni non necessarie, so quanto siano fastidiose!
Per chi non avesse letto il primo post, ecco un brevissimo riassunto della trama: facendo ricorso a una mitologia della morte orientale, il manga è incentrato sul ritrovamento di un “quaderno”, smarrito da un dio della morte.
Attraverso il quaderno si può decidere il momento del trapasso (e altre piccole caratteristiche) di una persona di cui si conosca nome e volto. Ovviamente se l’avesse trovato un uomo comune il primo istinto sarebbe stato l’utilizzarlo per ottenere vantaggi personali.
Ma Kira, il nostro protagonista, ha in mente un altro obiettivo: l’eliminazione del male dalla terra, rappresentato dai criminali. Inizia così a eliminarli uno a uno, mentre conduce un duello psicologico con Elle, che deve catturarlo e fermare gli omicidi.
Le riflessioni sono tante; da una parte ci si ritrova a seguire il filo logico di Kira: quante volte abbiamo pensato che la vita di un criminale sia priva di valore? Pensate alle reazioni e ai tentati linciaggi di pedofili, di serial killer, siamo sicuri che non ci sia in noi una parte che sfuma il contorno tra giustizia e vendetta?
Dall’altra, invece, ci si fa guidare dai pensieri di Elle: è tollerabile che in nome della giustizia (o del giustizialismo) si compiano degli omicidi? Ridurre o eliminare la criminalità è un obiettivo perseguibile attraverso l’eliminazione fisica del “criminale”?
I due antagonisti così affrontano per noi argomenti di grande rilievo, ponendoci diverse questioni: la pena di morte, la giustizia in senso lato, lo stato di diritto. Domande la cui risposta non è sempre scontata né semplice.
La serie effettivamente diventa contorta dopo il settimo volume, come indicato dal mio troll, ma vale comunque la pena di leggerlo tutto, un po’ per la curiosità e un po’ per vedere le evoluzioni: se nella prima fase infatti è un gioco a due, nella seconda si allarga fino a comprendere le reazioni del mondo alla presenza di un giustiziere di questo tipo.
Sui disegni non molto da dire: sono la perfetta rappresentazione di quello che la trama racconta, con i loro contrasti netti e le linee pulite, il nero e bianco a fare da contrappunto alla narrazione.
Un fumetto quanto mai attuale, da leggere e meditare.
Tempo fa scrissi per Liblog una recensione dei primi volumi del manga Death Note, che avevo iniziato a leggere da un paio di mesi, scatenando tra l’altro un troll che voleva a tutti i costi darmi lezioni e indicarmi come sarebbe andata a finire (ahimè, guastandomi uno dei colpi di scena di metà serie).
Bene, adesso che ho letto i 12 volumi della saga posso finalmente dare un’opinione più completa e strutturata. Ma non preoccupatevi: non vi darò anticipazioni non necessarie, so quanto siano fastidiose!
Per chi non avesse letto il primo post, ecco un brevissimo riassunto della trama: facendo ricorso a una mitologia della morte orientale, il manga è incentrato sul ritrovamento di un “quaderno”, smarrito da un dio della morte.
Attraverso il quaderno si può decidere il momento del trapasso (e altre piccole caratteristiche) di una persona di cui si conosca nome e volto. Ovviamente se l’avesse trovato un uomo comune il primo istinto sarebbe stato l’utilizzarlo per ottenere vantaggi personali.
Ma Kira, il nostro protagonista, ha in mente un altro obiettivo: l’eliminazione del male dalla terra, rappresentato dai criminali. Inizia così a eliminarli uno a uno, mentre conduce un duello psicologico con Elle, che deve catturarlo e fermare gli omicidi.
Le riflessioni sono tante; da una parte ci si ritrova a seguire il filo logico di Kira: quante volte abbiamo pensato che la vita di un criminale sia priva di valore? Pensate alle reazioni e ai tentati linciaggi di pedofili, di serial killer, siamo sicuri che non ci sia in noi una parte che sfuma il contorno tra giustizia e vendetta?
Dall’altra, invece, ci si fa guidare dai pensieri di Elle: è tollerabile che in nome della giustizia (o del giustizialismo) si compiano degli omicidi? Ridurre o eliminare la criminalità è un obiettivo perseguibile attraverso l’eliminazione fisica del “criminale”?
I due antagonisti così affrontano per noi argomenti di grande rilievo, ponendoci diverse questioni: la pena di morte, la giustizia in senso lato, lo stato di diritto. Domande la cui risposta non è sempre scontata né semplice.
La serie effettivamente diventa contorta dopo il settimo volume, come indicato dal mio troll, ma vale comunque la pena di leggerlo tutto, un po’ per la curiosità e un po’ per vedere le evoluzioni: se nella prima fase infatti è un gioco a due, nella seconda si allarga fino a comprendere le reazioni del mondo alla presenza di un giustiziere di questo tipo.
Sui disegni non molto da dire: sono la perfetta rappresentazione di quello che la trama racconta, con i loro contrasti netti e le linee pulite, il nero e bianco a fare da contrappunto alla narrazione.
Un fumetto quanto mai attuale, da leggere e meditare.



