Che diavolo di scrittore!
24/06/08 07:56 Archiviato in:intervista
{di
Manuela
Minelli}
Mauro Saracino ha la faccia da bravo ragazzo, davvero il garbato giovine di buona famiglia che tutte le mamme si auspicherebbero per le loro figliole e davvero non te lo immagini alle prese con demoni e personaggi malvagi. Parliamo un po’ con lui del mestiere di scrivere.
Iniziato per caso, per esigenza psicofisica o cos'altro?
Sono cresciuto con i film di Carpenter e di Romero. Ho trascorso intere serate con gli amici a guardare e a riguardare le pellicole di Lamberto Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Non riuscirei neanche con l’aiuto di forze sovrannaturali ad enumerare tutte le volte che ho visto la trilogia di Evil Dead. Fondamentalmente scrivo per esigenza creativa. Ovviamente all’inizio non pensavo alla pubblicazione: era più un “mettere su carta quello che avevo in testa”. Mi riferisco ad intrecci ricchi di azione ed orrore, senza dimenticare una sana dose di ironia. Il problema è sorto quando le idee hanno cominciato a moltiplicarsi per conto loro. Da lì la necessità di dare ordine al tutto. Quale modo migliore di farlo se non con un romanzo alla volta?
Parliamo del metodo: quanto e come lavori concretamente e la tua vita privata ne risente?
In realtà mi rendo conto di essere piuttosto stakanovista quando si tratta di lavorare. In media scrivo almeno un paio d’ore al giorno. Come insegna il maestro Stephen King, “non esistono feste quando c'è l’ispirazione”. Quando poi mi ritrovo nella fase conclusiva, mi rendo conto di essere talmente coinvolto dalla storia da non riuscire quasi a pensare ad altro. L’unica soluzione sensata è continuare a scrivere. Ovviamente la mia vita privata ne risente, ma chi mi conosce, è in grado quantomeno di tollerarlo.
Come nasce una storia e come diviene un romanzo?
Nel mio caso specifico la storia è come se si scrivesse da sola. Ho in mente i personaggi, che poi sono il punto da cui inizio a “scavare”. Naturalmente ho in mente la situazione generale, i possibili sviluppi, ma il resto va da solo. Molto spesso i colpi di scena sorprendono anche me: quando ciò accade, sono il primo a gioirne. Per quanto riguarda la storia generale, è legata all’universo da me creato. Tutto ciò che devo fare è continuare ad esplorarlo ed a rivelarlo, prima di tutto a me stesso.
La Casa Del Demone rappresenta solo la punta dell’iceberg o, come direbbe il mio Colin Holmes: “la punta del cyborg”.
Un’indole creativa ha sicuramente qualche “rotella fuori posto”. Quali sono le tue?
Credo di possedere la più vasta collezione di film e libri sui morti viventi della nazione. Sul serio, sono assolutamente pronto a sfidare chiunque.
Lo scrittore a tuo avviso che tipo di potere ha e, se ce l'ha, come lo esercita?
Sinceramente spero di non avere altro potere che quello di intrattenere, divertire e - perché no? - spaventare i miei lettori. Poi, ovviamente, ci sono persone che hanno il potere di travisare le mie parole, come mi è già successo in un paio di occasioni, dove mi è stato dato dello “strumento inconsapevole del demonio”. Se proprio devo esserlo, preferisco esserlo consapevolmente.
Lo scrittore è narcisista? E, casomai, Mauro Saracino lo è?
Come tutti gli “artisti” credo sia impossibile non avere un lato narcisista. Il mio si concretizza in vari aspetti, più o meno leciti, che non mi sembra corretto citare qui.
Si dice che si scrive ciò che si vorrebbe leggere, tu che ne pensi?
Assolutamente. Ho cominciato a scrivere anche per questo motivo. Avevo bisogno di una storia in cui l’elemento sovrannaturale la facesse da “padrone” e con personaggi di un certo stampo. O, forse, sono stato sfortunato io che leggendo in giro ho trovato tutti protagonisti belli e bravi, pseudopoetici e depressi. Tutto sommato un po’ noiosi.
Cos'è “inutile” per te?
Credo che niente sia inutile. Tutto sta al significato che ciascuno dà a questa parola.
Allora cerchiamo di capire cos’è la cultura inutile?
Devo essere sincero: non sono mai stato amante delle definizioni e delle categorie, trovo la cosa piuttosto riduttiva. Per quanto mi riguarda, non so neanche se i miei romanzi possano essere considerati “cultura”, “non cultura” o, addirittura, “cultura inutile”. La cosa, in definitiva, non mi riguarda: il mio scopo rimane quello di scrivere, con la speranza di spaventare e intrattenere.
Leggendo La Casa del Demone viene da pensare che Oliver sia chi scrive e, forse, anche chi legge. Probabilmente in ognuno di noi c’è un Oliver Graham che si perde negli oscuri meandri e nei pericoli della propria ed altrui esistenza.
Mauro Saracino ha la faccia da bravo ragazzo, davvero il garbato giovine di buona famiglia che tutte le mamme si auspicherebbero per le loro figliole e davvero non te lo immagini alle prese con demoni e personaggi malvagi. Parliamo un po’ con lui del mestiere di scrivere.
Iniziato per caso, per esigenza psicofisica o cos'altro?
Sono cresciuto con i film di Carpenter e di Romero. Ho trascorso intere serate con gli amici a guardare e a riguardare le pellicole di Lamberto Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Non riuscirei neanche con l’aiuto di forze sovrannaturali ad enumerare tutte le volte che ho visto la trilogia di Evil Dead. Fondamentalmente scrivo per esigenza creativa. Ovviamente all’inizio non pensavo alla pubblicazione: era più un “mettere su carta quello che avevo in testa”. Mi riferisco ad intrecci ricchi di azione ed orrore, senza dimenticare una sana dose di ironia. Il problema è sorto quando le idee hanno cominciato a moltiplicarsi per conto loro. Da lì la necessità di dare ordine al tutto. Quale modo migliore di farlo se non con un romanzo alla volta?
Parliamo del metodo: quanto e come lavori concretamente e la tua vita privata ne risente?
In realtà mi rendo conto di essere piuttosto stakanovista quando si tratta di lavorare. In media scrivo almeno un paio d’ore al giorno. Come insegna il maestro Stephen King, “non esistono feste quando c'è l’ispirazione”. Quando poi mi ritrovo nella fase conclusiva, mi rendo conto di essere talmente coinvolto dalla storia da non riuscire quasi a pensare ad altro. L’unica soluzione sensata è continuare a scrivere. Ovviamente la mia vita privata ne risente, ma chi mi conosce, è in grado quantomeno di tollerarlo.
Come nasce una storia e come diviene un romanzo?
Nel mio caso specifico la storia è come se si scrivesse da sola. Ho in mente i personaggi, che poi sono il punto da cui inizio a “scavare”. Naturalmente ho in mente la situazione generale, i possibili sviluppi, ma il resto va da solo. Molto spesso i colpi di scena sorprendono anche me: quando ciò accade, sono il primo a gioirne. Per quanto riguarda la storia generale, è legata all’universo da me creato. Tutto ciò che devo fare è continuare ad esplorarlo ed a rivelarlo, prima di tutto a me stesso.
La Casa Del Demone rappresenta solo la punta dell’iceberg o, come direbbe il mio Colin Holmes: “la punta del cyborg”.
Un’indole creativa ha sicuramente qualche “rotella fuori posto”. Quali sono le tue?
Credo di possedere la più vasta collezione di film e libri sui morti viventi della nazione. Sul serio, sono assolutamente pronto a sfidare chiunque.
Lo scrittore a tuo avviso che tipo di potere ha e, se ce l'ha, come lo esercita?
Sinceramente spero di non avere altro potere che quello di intrattenere, divertire e - perché no? - spaventare i miei lettori. Poi, ovviamente, ci sono persone che hanno il potere di travisare le mie parole, come mi è già successo in un paio di occasioni, dove mi è stato dato dello “strumento inconsapevole del demonio”. Se proprio devo esserlo, preferisco esserlo consapevolmente.
Lo scrittore è narcisista? E, casomai, Mauro Saracino lo è?
Come tutti gli “artisti” credo sia impossibile non avere un lato narcisista. Il mio si concretizza in vari aspetti, più o meno leciti, che non mi sembra corretto citare qui.
Si dice che si scrive ciò che si vorrebbe leggere, tu che ne pensi?
Assolutamente. Ho cominciato a scrivere anche per questo motivo. Avevo bisogno di una storia in cui l’elemento sovrannaturale la facesse da “padrone” e con personaggi di un certo stampo. O, forse, sono stato sfortunato io che leggendo in giro ho trovato tutti protagonisti belli e bravi, pseudopoetici e depressi. Tutto sommato un po’ noiosi.
Cos'è “inutile” per te?
Credo che niente sia inutile. Tutto sta al significato che ciascuno dà a questa parola.
Allora cerchiamo di capire cos’è la cultura inutile?
Devo essere sincero: non sono mai stato amante delle definizioni e delle categorie, trovo la cosa piuttosto riduttiva. Per quanto mi riguarda, non so neanche se i miei romanzi possano essere considerati “cultura”, “non cultura” o, addirittura, “cultura inutile”. La cosa, in definitiva, non mi riguarda: il mio scopo rimane quello di scrivere, con la speranza di spaventare e intrattenere.
Leggendo La Casa del Demone viene da pensare che Oliver sia chi scrive e, forse, anche chi legge. Probabilmente in ognuno di noi c’è un Oliver Graham che si perde negli oscuri meandri e nei pericoli della propria ed altrui esistenza.



