Charme sincopato [chiacchiere di musica/9]

{di Gabriele Naia}

Buongiorno a tutti. Oggi propongo come tema la loop-music. Con questo termine si intende una musica costruita attraverso l’utilizzo di loops (traduzione: "cappi"), ovvero frammenti musicali riprodotti identici per via elettronica.

Vorrei portare come esempio di loop-music due dischi abbastanza recenti: El Camino Real (2007), di William Basinski e Delay (2007), di Julia Kent. Ma prima facciamo una piccola premessa: l’utilizzo del loop al fine della composizione viene, in realtà, da lontano. Risalgono alla fine degli anni Quaranta i primi esperimenti fatti su nastro da Pierre Schaeffer (è la nascita della “musica concreta”, o tape-music). I frutti più maturi di queste sperimentazioni li ritroviamo poi, una decina di anni dopo, negli Stati Uniti, ad opera di compositori come Steve Reich o Terry Riley. Sono gli inizi del “minimalismo”. A contraddistinguere le opere di artisti come Reich e Riley sono essenzialmente due elementi: 1) la diminuzione del materiale musicale, che viene ridotto all’osso e 2) l’idea di sviluppare nel tempo questo materiale, amplificandolo e gonfiandolo attraverso la progressiva articolazione di impercettibili variazioni.

Tutto questo lo ritroviamo in qualche modo nei lavori sopracitati di Basinski e Kent. Nel primo caso, il disco è un’unica traccia lunga cinquanta minuti, in cui un tema ovattato e plasmato da atmosfere eteree viene continuamente ripreso e sviluppato, sottoposto all’azione del tempo che scorre e che scalfisce la superficie modificandola poco a poco. Nel secondo, a costruire la musica è solamente un violoncello, che progressivamente incide delle linee melodiche, di volta in volta contrapposte, trasformate, incrementate da nuove che si uniscono dando vita ad un accumulo sonoro.

Io ho avuto la fortuna di vederla dal vivo, la Kent. Quello che di sbalorditivo ha la sua musica è che attraverso questo accumulo riesce ad abitare il tempo, quello vivo e presente che abita anche l’ascoltatore. Riesce ad insinuarsi nelle sue fibre, a contagiarne i battiti e le direzioni, attraverso una crescita che sembra spontanea. I brani di Delay assomigliano a piante che, seguendo il corso della Natura, nascono, si sviluppano e infine sfioriscono.

Qualcosa di simile c’è anche in El Camino Real, in questo viaggio di quasi un’ora in cui si viene letteralmente ipnotizzati dal vortice di note che agguantano spazio e volume, fino ad assorbire tutto quello che c’è intorno. Il tutto attraverso loops, cappi di note ripetuti ad libitum.

Alla prossima.