Charme sincopato [chiacchiere di musica/8]
22/08/08 19:53 Archiviato in:charme
sincopato
{di Gabriele
Naia}
L’altra volta si è parlato di arte e moralità. Sono venuti fuori Baricco e Kubrick, con in mezzo Beethoven e Webern. Mi rendo conto che il discorso è stato superficiale e frettoloso, molto probabilmente non si è nemmeno capito quale sia il mio punto di vista in proposito. Ma va bene così, lo spazio era poco, e quel che volevo era abbozzare semplicemente uno spunto di riflessione, fermare per cinque minuti l’attenzione su questioni simili. Poi, ormai lo sapete, qui si chiacchiera.
Questa volta volevo andare più sul leggero, e parlarvi di un disco che ho scoperto solo qualche mese fa, e che ora è uno dei miei preferiti. Risale al 2005, si intitola Annulé, ed è di una ragazza georgiana che si fa chiamare TBA. Un lavoro impegnativo: venti tracce, per un totale di settanta minuti abbondanti. Ma anche un lavoro di una bellezza e di una precisione difficilmente trovabili in giro. TBA, con la sua voce bassa e sensuale, spazia dalla soft-techno che fa riecheggiare la Detroit dei primi Novanta, a pezzi pianistici dai sapori quasi stravinskyani, dall’avant-pop melodico al glitch sfasato e gracchiante, passando quasi per le periferie ambient di un David Wenngren. Il tutto è intriso di un minimalismo e di una sobrietà che hanno dell’incredibile.
Le venti tracce sono infatti soppesate con grande attenzione, limate nei minimi dettagli; nulla è lasciato al caso, e gli arrangiamenti sono curati in maniera sbalorditiva. Ogni canzone sembra nata da un’esplosione creativa, lentamente pulita e depurata, fino ad ottenere un piccolo gioiello lungo pochi minuti essenziali.
Quello che mi ha colpito moltissimo di questo disco è la sua capacità di “analisi”. L’eterogeneità musicale di cui si serve TBA non è un semplice girovagare per trovare soluzione alla mancanza di idee, ma un preciso metodo di osservazione, che si serve di strumenti diversi per parlare in maniera completa di una sola cosa. Ascoltando Annulé, si ha l’impressione di girare attorno ad un oggetto, scrutarlo da varie angolazioni, per tornare poi al punto da cui si era partiti con varie fotografie in tasca. Se devo essere sincero, però – ed è questo il bello – devo ancora decifrare quest’oggetto. Ho ascoltato e riascoltato l'album, ho attraversato i paesaggi urbani e ovattati che disegna, fatti di mezze tinte e di viaggi notturni, ma non sono riuscito a mettere a fuoco il nucleo di tutto. E malgrado questo, continuo a pensare che un nucleo ci sia.
Vi ricordate l'ineffabile jankélévitchiano, che ogni tanto ritorna? Alla prossima.
L’altra volta si è parlato di arte e moralità. Sono venuti fuori Baricco e Kubrick, con in mezzo Beethoven e Webern. Mi rendo conto che il discorso è stato superficiale e frettoloso, molto probabilmente non si è nemmeno capito quale sia il mio punto di vista in proposito. Ma va bene così, lo spazio era poco, e quel che volevo era abbozzare semplicemente uno spunto di riflessione, fermare per cinque minuti l’attenzione su questioni simili. Poi, ormai lo sapete, qui si chiacchiera.
Questa volta volevo andare più sul leggero, e parlarvi di un disco che ho scoperto solo qualche mese fa, e che ora è uno dei miei preferiti. Risale al 2005, si intitola Annulé, ed è di una ragazza georgiana che si fa chiamare TBA. Un lavoro impegnativo: venti tracce, per un totale di settanta minuti abbondanti. Ma anche un lavoro di una bellezza e di una precisione difficilmente trovabili in giro. TBA, con la sua voce bassa e sensuale, spazia dalla soft-techno che fa riecheggiare la Detroit dei primi Novanta, a pezzi pianistici dai sapori quasi stravinskyani, dall’avant-pop melodico al glitch sfasato e gracchiante, passando quasi per le periferie ambient di un David Wenngren. Il tutto è intriso di un minimalismo e di una sobrietà che hanno dell’incredibile.
Le venti tracce sono infatti soppesate con grande attenzione, limate nei minimi dettagli; nulla è lasciato al caso, e gli arrangiamenti sono curati in maniera sbalorditiva. Ogni canzone sembra nata da un’esplosione creativa, lentamente pulita e depurata, fino ad ottenere un piccolo gioiello lungo pochi minuti essenziali.
Quello che mi ha colpito moltissimo di questo disco è la sua capacità di “analisi”. L’eterogeneità musicale di cui si serve TBA non è un semplice girovagare per trovare soluzione alla mancanza di idee, ma un preciso metodo di osservazione, che si serve di strumenti diversi per parlare in maniera completa di una sola cosa. Ascoltando Annulé, si ha l’impressione di girare attorno ad un oggetto, scrutarlo da varie angolazioni, per tornare poi al punto da cui si era partiti con varie fotografie in tasca. Se devo essere sincero, però – ed è questo il bello – devo ancora decifrare quest’oggetto. Ho ascoltato e riascoltato l'album, ho attraversato i paesaggi urbani e ovattati che disegna, fatti di mezze tinte e di viaggi notturni, ma non sono riuscito a mettere a fuoco il nucleo di tutto. E malgrado questo, continuo a pensare che un nucleo ci sia.
Vi ricordate l'ineffabile jankélévitchiano, che ogni tanto ritorna? Alla prossima.



