Charme sincopato [chiacchiere di musica/6]
25/07/08 00:11 Archiviato in:charme
sincopato
{di Gabriele
Naia}
«Per me cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, in un torrente di lava... io contro gli elementi.» L’ha detto una cantante molto famosa, con una voce veramente particolare e potente. Più che cantante, sarebbe meglio dire artista. Ma va be’, non è questo il punto, perché non voglio parlare di lei. Questa frase mi serviva per introdurre l’argomento di questa volta: il canto, appunto.
Lo spunto mi è venuto ascoltando una canzone di Lisa Knapp, tra l’altro comparsa tra i consigli musicali di inutile: There U R. Ho una passione per le voci belle e capaci, quelle magnetiche, che con le linee melodiche riescono a disegnare, e quindi non potevo che innamorarmi di un pezzo così, sorretto da archi dirompenti e dai vocalizzi cristallini di questa giovane inglese tuttofare, in grado si suonare violino, banjo, chitarra, flauto e chissà quant’altro.
Ascoltando e riascoltando questa traccia, sono tornato con la mente a quanto si era detto, un paio di puntate fa, a proposito del canto delle sirene. Non voglio dire che Lisa Knapp sia una sirena, eh, ma semplicemente che il canto ha veramente qualcosa di colossale, di potente. È l’unico strumento veramente umano, frutto della nostra cassa toracica, dei nostri polmoni e delle nostre corde vocali, e perciò acquista un senso di libertà probabilmente unico. Difficile indovinare i contorni di una cosa simile, se non chiamando in soccorso l’ineffabilità di Jankélévitch. Perché a sentire cantare la Knapp, così come a sentire cantare Jeff Buckley, si ha davvero l’impressione che questi stiano viaggiando, stiano attraversando continenti, stagioni, sogni, emozioni, colori. È vero che se un musicista è molto dotato può raggiungere una libertà simile anche con uno strumento diverso dalla voce, però a me deve ancora capitare di trovarlo, un musicista così. Forse Keith Jarrett è l’unico che ha suscitato in me emozioni simili.
Perché la fisicità della musica non è una cosa tanto semplice e banale. Non ha a che fare con mere capacità tecniche e, secondo me, neppure solo con la capacità espressiva. C’è qualcos’altro, qualcosa di sfumato e indecifrabile, che solo a tratti si riesce vagamente ad intuire, senza però essere in grado di definirlo.
È la sensazione, appunto, di trovarsi di fronte a qualcosa che combatte contro il vento, la neve, la pioggia, la lava.... contro gli elementi. Björk in questa frase l’ha spiegato bene, e Lisa Knapp l’ha messo in pratica altrettanto. Alla prossima.
«Per me cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, in un torrente di lava... io contro gli elementi.» L’ha detto una cantante molto famosa, con una voce veramente particolare e potente. Più che cantante, sarebbe meglio dire artista. Ma va be’, non è questo il punto, perché non voglio parlare di lei. Questa frase mi serviva per introdurre l’argomento di questa volta: il canto, appunto.
Lo spunto mi è venuto ascoltando una canzone di Lisa Knapp, tra l’altro comparsa tra i consigli musicali di inutile: There U R. Ho una passione per le voci belle e capaci, quelle magnetiche, che con le linee melodiche riescono a disegnare, e quindi non potevo che innamorarmi di un pezzo così, sorretto da archi dirompenti e dai vocalizzi cristallini di questa giovane inglese tuttofare, in grado si suonare violino, banjo, chitarra, flauto e chissà quant’altro.
Ascoltando e riascoltando questa traccia, sono tornato con la mente a quanto si era detto, un paio di puntate fa, a proposito del canto delle sirene. Non voglio dire che Lisa Knapp sia una sirena, eh, ma semplicemente che il canto ha veramente qualcosa di colossale, di potente. È l’unico strumento veramente umano, frutto della nostra cassa toracica, dei nostri polmoni e delle nostre corde vocali, e perciò acquista un senso di libertà probabilmente unico. Difficile indovinare i contorni di una cosa simile, se non chiamando in soccorso l’ineffabilità di Jankélévitch. Perché a sentire cantare la Knapp, così come a sentire cantare Jeff Buckley, si ha davvero l’impressione che questi stiano viaggiando, stiano attraversando continenti, stagioni, sogni, emozioni, colori. È vero che se un musicista è molto dotato può raggiungere una libertà simile anche con uno strumento diverso dalla voce, però a me deve ancora capitare di trovarlo, un musicista così. Forse Keith Jarrett è l’unico che ha suscitato in me emozioni simili.
Perché la fisicità della musica non è una cosa tanto semplice e banale. Non ha a che fare con mere capacità tecniche e, secondo me, neppure solo con la capacità espressiva. C’è qualcos’altro, qualcosa di sfumato e indecifrabile, che solo a tratti si riesce vagamente ad intuire, senza però essere in grado di definirlo.
È la sensazione, appunto, di trovarsi di fronte a qualcosa che combatte contro il vento, la neve, la pioggia, la lava.... contro gli elementi. Björk in questa frase l’ha spiegato bene, e Lisa Knapp l’ha messo in pratica altrettanto. Alla prossima.



