Charme sincopato [chiacchiere di musica/4]
27/06/08 07:42 Archiviato in:charme
sincopato
{di Gabriele
Naia}
Per un po’ niente musica d’avanguardia o cose intellettualoidi. Le ultime due puntate sono state monopolizzate da John Cage, per cui ora si può passare ad altro.
La sirena. Non mi riferisco a quella della polizia o dei vigili del fuoco, bensì alla figura mitologica che popola l’immaginario di tutti noi, con questa sua fisionomia per metà pesce e per metà donna. Mi ha sempre affascinato moltissimo l’episodio di Ulisse, in cui lui si fa legare e tappa con la cera le orecchie dei compagni, per poter ascoltare il canto melodioso che queste splendide creature intonano. Mi sono sempre chiesto cosa mai possa essere un canto talmente bello da essere assolutamente irresistibile.
Quello di cui volevo parlare oggi è proprio il potere incantatorio della musica. Di primo acchito magari fa un po’ sorridere il fatto che Platone avesse praticamente bandito la musica dalla polis ideale, per il fatto che essa era conturbante e plagiava gli animi. Nella sua idea di città, era ammessa solo la musica monofonica (quella cioè costituita da un’unica linea melodica, priva di armonizzazione), suonata con strumenti dai timbri non eccessivamente variabili e su scale o doriche o frigie (due scale piuttosto quadrate e statiche). Il resto era musica perversa e immorale, incapace di condurre l’uomo al Bene.
Di primo acchito può far sorridere, appunto, ma non è un caso che circa duemila anni più tardi (siamo nel 1604 d.C.) Tommaso Campanella annoveri la musica tra le arti “magiche”; dove per “magica” si intende la capacità di agire, tramite determinati principi, sui meccanismi che gestiscono il corpo umano, riuscendo così a manipolare le emozioni e i sentimenti. La musica è vista quindi, nel Rinascimento, ancora come potente medium incantatore. Il flauto che ipnotizza il cobra.
Vedo che non sto mantenendo granché la promessa «niente intellettualismi», però credo d’essere riuscito a dire quello che volevo. E cioè che la musica ha un potere dirompente, un potere che nessun altra arte ha, di dribblare il cervello e afferrarci direttamente per i nervi e i muscoli; di far virare i nostri stati d’animo dove preferisce, senza quasi che ce ne si renda conto. Basta fare la prova con un film hollywoodiano, in cui la colonna sonora, spesso, ha un ruolo fondamentale; togliete la musica di Celine Dion da Titanic e ditemi poi se è la stessa cosa. Pensiamo che siano Di Caprio e la Winslet a rendere commovente il film, o la storia. In realtà, ci pensa My Heart Will Go On a farci piangere. Fidatevi. La prima cosa che vi viene in mente di questo film? Alla prossima.
Per un po’ niente musica d’avanguardia o cose intellettualoidi. Le ultime due puntate sono state monopolizzate da John Cage, per cui ora si può passare ad altro.
La sirena. Non mi riferisco a quella della polizia o dei vigili del fuoco, bensì alla figura mitologica che popola l’immaginario di tutti noi, con questa sua fisionomia per metà pesce e per metà donna. Mi ha sempre affascinato moltissimo l’episodio di Ulisse, in cui lui si fa legare e tappa con la cera le orecchie dei compagni, per poter ascoltare il canto melodioso che queste splendide creature intonano. Mi sono sempre chiesto cosa mai possa essere un canto talmente bello da essere assolutamente irresistibile.
Quello di cui volevo parlare oggi è proprio il potere incantatorio della musica. Di primo acchito magari fa un po’ sorridere il fatto che Platone avesse praticamente bandito la musica dalla polis ideale, per il fatto che essa era conturbante e plagiava gli animi. Nella sua idea di città, era ammessa solo la musica monofonica (quella cioè costituita da un’unica linea melodica, priva di armonizzazione), suonata con strumenti dai timbri non eccessivamente variabili e su scale o doriche o frigie (due scale piuttosto quadrate e statiche). Il resto era musica perversa e immorale, incapace di condurre l’uomo al Bene.
Di primo acchito può far sorridere, appunto, ma non è un caso che circa duemila anni più tardi (siamo nel 1604 d.C.) Tommaso Campanella annoveri la musica tra le arti “magiche”; dove per “magica” si intende la capacità di agire, tramite determinati principi, sui meccanismi che gestiscono il corpo umano, riuscendo così a manipolare le emozioni e i sentimenti. La musica è vista quindi, nel Rinascimento, ancora come potente medium incantatore. Il flauto che ipnotizza il cobra.
Vedo che non sto mantenendo granché la promessa «niente intellettualismi», però credo d’essere riuscito a dire quello che volevo. E cioè che la musica ha un potere dirompente, un potere che nessun altra arte ha, di dribblare il cervello e afferrarci direttamente per i nervi e i muscoli; di far virare i nostri stati d’animo dove preferisce, senza quasi che ce ne si renda conto. Basta fare la prova con un film hollywoodiano, in cui la colonna sonora, spesso, ha un ruolo fondamentale; togliete la musica di Celine Dion da Titanic e ditemi poi se è la stessa cosa. Pensiamo che siano Di Caprio e la Winslet a rendere commovente il film, o la storia. In realtà, ci pensa My Heart Will Go On a farci piangere. Fidatevi. La prima cosa che vi viene in mente di questo film? Alla prossima.



