romanzo
buona la prossima/16
26/12/08 23:29
Ho ancora la forza
{di Matteo Scandolin}
Credevamo nelle piccole cose, credevamo nelle belle cose: nelle rivoluzioni che prima di cambiare il pianeta cambiano noi stessi, nella cultura alta e pura, che non serve a fare soldi. Credevamo che un giorno il mondo sarebbe stato migliore, e forse anche per merito nostro, perché non ne potevamo più di tutto quello schifo. Credevamo nelle libertà vere di tutti, non nei vaneggiamenti di un omino in doppiopetto. Nella fondamentale validità delle parole e la bellezza del loro suono, la loro musicalità. Credevamo che la vita fosse, in fin dei conti, qualcosa di meritevole di essere vissuto, credevamo che avremmo fatto, in fin dei conti, qualcosa di buono. Credevamo nella maledizione del tempo, che passa veloce. Nella somma dei gesti genuini e coerenza che dovrebbero caratterizzare una persona, credevamo nei libri, e negli uomini, e nel bisogno disperato del silenzio. Eravamo ottimisti: credevamo nel futuro.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Credevamo nelle piccole cose, credevamo nelle belle cose: nelle rivoluzioni che prima di cambiare il pianeta cambiano noi stessi, nella cultura alta e pura, che non serve a fare soldi. Credevamo che un giorno il mondo sarebbe stato migliore, e forse anche per merito nostro, perché non ne potevamo più di tutto quello schifo. Credevamo nelle libertà vere di tutti, non nei vaneggiamenti di un omino in doppiopetto. Nella fondamentale validità delle parole e la bellezza del loro suono, la loro musicalità. Credevamo che la vita fosse, in fin dei conti, qualcosa di meritevole di essere vissuto, credevamo che avremmo fatto, in fin dei conti, qualcosa di buono. Credevamo nella maledizione del tempo, che passa veloce. Nella somma dei gesti genuini e coerenza che dovrebbero caratterizzare una persona, credevamo nei libri, e negli uomini, e nel bisogno disperato del silenzio. Eravamo ottimisti: credevamo nel futuro.Continua a leggere ->
buona la prossima/15
12/12/08 23:39
And so we end the chapter
{di Matteo Scandolin}
Che Dio, se mai esistesse, mi strafulmini se quello non assomiglia a Mauro Repetto. Lo fisso mentre sorseggio un costosissimo caffè, tra l’altro piuttosto cattivo, mentre fuori Liverpool si abbandona a una pioggia da poco, che durerà poco e mi lascerà in bocca un sapore da poco.
«Com’è?» mi chiede Valentina. Alzo le spalle. «Fa schifo» le dico e la bacio sulla guancia. «Davvero?» Annuisco, la bacio ancora. «Ma non importa.» «Scusami, è che volevo provare ‘sto maledetto Starbucks.» «Non ti preoccupare, non importa.» La bacio di nuovo e per un paio di minuti siamo troppo impegnati a farci il solletico, soffiarci sul collo, baciarci sul naso e quelle cose cretine che fanno i turisti in viaggio di nozze.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Che Dio, se mai esistesse, mi strafulmini se quello non assomiglia a Mauro Repetto. Lo fisso mentre sorseggio un costosissimo caffè, tra l’altro piuttosto cattivo, mentre fuori Liverpool si abbandona a una pioggia da poco, che durerà poco e mi lascerà in bocca un sapore da poco.
«Com’è?» mi chiede Valentina. Alzo le spalle. «Fa schifo» le dico e la bacio sulla guancia. «Davvero?» Annuisco, la bacio ancora. «Ma non importa.» «Scusami, è che volevo provare ‘sto maledetto Starbucks.» «Non ti preoccupare, non importa.» La bacio di nuovo e per un paio di minuti siamo troppo impegnati a farci il solletico, soffiarci sul collo, baciarci sul naso e quelle cose cretine che fanno i turisti in viaggio di nozze.Continua a leggere ->
buona la prossima/14
21/11/08 01:50
Prima o poi doveva succedere
{di Matteo Scandolin}
«Mi passa l’acqua?» «Ma certo.» «Grazie.» «Ma di che? Si figuri.»
Uno si immagina uno scambio del genere in uno di quei filmacci da pomeriggio su Canale 5, quando sei ammalato e l’unica cosa che ti separa da qualche altra ora di sonno è capire da che parte sta andando il mondo – e Canale 5 non ti aiuta per niente. Oppure, una puntata di Beautiful. Oppure ancora, un libro scritto male, qualcosa come Danielle Steel, o come si scrive. Uno si immagina che una scena così non succeda nella vita reale.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
«Mi passa l’acqua?» «Ma certo.» «Grazie.» «Ma di che? Si figuri.»
Uno si immagina uno scambio del genere in uno di quei filmacci da pomeriggio su Canale 5, quando sei ammalato e l’unica cosa che ti separa da qualche altra ora di sonno è capire da che parte sta andando il mondo – e Canale 5 non ti aiuta per niente. Oppure, una puntata di Beautiful. Oppure ancora, un libro scritto male, qualcosa come Danielle Steel, o come si scrive. Uno si immagina che una scena così non succeda nella vita reale.Continua a leggere ->
buona la prossima/13
07/11/08 03:48
Questa è una cosa che non sapremo
mai
{di Matteo Scandolin}
Mi gira un poco tutto, e le cose perdono nitidezza. Non metto più a fuoco chiaramente, e questo succede per due, tre secondi. Forse meno o forse più, non ho il senso del tempo in questo momento. Mi sembra solo che la mia mano sia più distante, e sbiadita, contro uno sfondo scuro che è misto di pavimento e libreria, e quel sottile strato di polvere che non mi riesce mai di togliere dagli scaffali.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Mi gira un poco tutto, e le cose perdono nitidezza. Non metto più a fuoco chiaramente, e questo succede per due, tre secondi. Forse meno o forse più, non ho il senso del tempo in questo momento. Mi sembra solo che la mia mano sia più distante, e sbiadita, contro uno sfondo scuro che è misto di pavimento e libreria, e quel sottile strato di polvere che non mi riesce mai di togliere dagli scaffali.Continua a leggere ->
buona la prossima/12
10/10/08 04:01
Soap opera
{di Matteo Scandolin}
Poi ha aperto la finestra, e c’era tanta nebbia che l’ultima cosa comprensibile era il lampione davanti alla porta, e basta. Un’aureola di luce stantia, di quelle gialle che riverberano alle gocce di nebbia da un lampione vecchio: e poi
giusto poi
bianco.
Giorgia mi prende la mano e sorride che sembra tornare - per un attimo e un attimo soltanto - il sole e mi dice, in un bacio, che mi ama. Piccolo battito che manca, quello dal mio cuore, tra le labbra sue e più in là, in fondo alla gola, dove batte il suo.
Rincoglionito che peggio di così neanche a quattordici anni, e davvero io - sì lo dico e mai lo nego
davvero io di dieci anni più giovane mi ci sento, con Giorgia, ché le giornate sembrano non finire mai e mai incominciare: tutto un unico giorno, un unico miracolo che mi luccica d’intorno e mi appende la vita addosso e sì: è bello essere innamorati.
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{di Matteo Scandolin}
Poi ha aperto la finestra, e c’era tanta nebbia che l’ultima cosa comprensibile era il lampione davanti alla porta, e basta. Un’aureola di luce stantia, di quelle gialle che riverberano alle gocce di nebbia da un lampione vecchio: e poi
giusto poi
bianco.
Giorgia mi prende la mano e sorride che sembra tornare - per un attimo e un attimo soltanto - il sole e mi dice, in un bacio, che mi ama. Piccolo battito che manca, quello dal mio cuore, tra le labbra sue e più in là, in fondo alla gola, dove batte il suo.
Rincoglionito che peggio di così neanche a quattordici anni, e davvero io - sì lo dico e mai lo nego
davvero io di dieci anni più giovane mi ci sento, con Giorgia, ché le giornate sembrano non finire mai e mai incominciare: tutto un unico giorno, un unico miracolo che mi luccica d’intorno e mi appende la vita addosso e sì: è bello essere innamorati.
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buona la prossima/11
26/09/08 06:52
The memory flows,
e scommetto che non sapresti trovare di chi è la
citazione
{di Matteo Scandolin}
Sabato pomeriggio. Una vita che non passo un sabato pomeriggio in ufficio, e però oggi ci sono. Sistemo mail che non dovrebbero stare nella mia casella di posta in entrata, ma nelle loro sottocartelle, ordinate per argomento o mittente o progetto o altro. Stamattina ho fatto una cosa che non facevo da una vita, anche qui: ho letto il giornale. Quello di carta. Sfogliato le pagine, non navigato tra le pagine. Letto gli articoli secondo il mio impulso, prima le pagine culturali, poi l’attualità politica, poi tutto il resto (e la nera, per variare, l’ho ignorata: tanto, peggio di così). Parrà strano, e parrà la solita tirata antitecnologica, però: erano davvero mesi.
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{di Matteo Scandolin}
Sabato pomeriggio. Una vita che non passo un sabato pomeriggio in ufficio, e però oggi ci sono. Sistemo mail che non dovrebbero stare nella mia casella di posta in entrata, ma nelle loro sottocartelle, ordinate per argomento o mittente o progetto o altro. Stamattina ho fatto una cosa che non facevo da una vita, anche qui: ho letto il giornale. Quello di carta. Sfogliato le pagine, non navigato tra le pagine. Letto gli articoli secondo il mio impulso, prima le pagine culturali, poi l’attualità politica, poi tutto il resto (e la nera, per variare, l’ho ignorata: tanto, peggio di così). Parrà strano, e parrà la solita tirata antitecnologica, però: erano davvero mesi.
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buona la prossima/10
12/09/08 04:21
Non ti scordar mai di me
m’ha rotto i coglioni
{di Matteo Scandolin}
Per la strada guardo fisso per terra. A un’edicola compro il giornale, ma guardo sempre in giù e l’edicolante avrà pensato che io sia scemo. Vabbè. Continuo leggendo la prima pagina del giornale, fino a quando non arrivo davanti alla porta del palazzo dove abbiamo l’ufficio. Quasi sbatto contro una signora che abita al terzo... forse al quarto... vabbè, a un piano. Non l’ho ancora capito. Lei mi guarda malissimo, sbotta qualcosa che non colgo e si chiude la porta, di scatto, dietro le spalle. Evviva la cortesia. Apro il portone e salgo fino all’ufficio. Alvise è già alla sua scrivania, con Fabrizio di Milano, l’uomo del Flash, che è seduto alla mia. Sta cincischiando col mio mouse, batte i tasti sulla tastiera del mio iMac. Sorrido. Lui pure. Continua a farsi i cazzi suoi mentre mi tolgo gli occhiali da sole, appoggio la borsa nell’angolo e fulmino Alvise. Alvise sembra non accorgersene.
Neanche in una scena da teatro dell’assurdo, giuro.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Per la strada guardo fisso per terra. A un’edicola compro il giornale, ma guardo sempre in giù e l’edicolante avrà pensato che io sia scemo. Vabbè. Continuo leggendo la prima pagina del giornale, fino a quando non arrivo davanti alla porta del palazzo dove abbiamo l’ufficio. Quasi sbatto contro una signora che abita al terzo... forse al quarto... vabbè, a un piano. Non l’ho ancora capito. Lei mi guarda malissimo, sbotta qualcosa che non colgo e si chiude la porta, di scatto, dietro le spalle. Evviva la cortesia. Apro il portone e salgo fino all’ufficio. Alvise è già alla sua scrivania, con Fabrizio di Milano, l’uomo del Flash, che è seduto alla mia. Sta cincischiando col mio mouse, batte i tasti sulla tastiera del mio iMac. Sorrido. Lui pure. Continua a farsi i cazzi suoi mentre mi tolgo gli occhiali da sole, appoggio la borsa nell’angolo e fulmino Alvise. Alvise sembra non accorgersene.
Neanche in una scena da teatro dell’assurdo, giuro.Continua a leggere ->
buona la prossima/9
30/08/08 19:21
Persino i ricordi un giorno mi lasceranno
{di Matteo Scandolin}
Oggi ho la febbre, sto a letto e dormo. Quando mi sveglio, penso molto. Poi dormo ancora.
-- continua venerdì 12 settembre --
{per l’elenco delle puntate: qui}
{di Matteo Scandolin}
Oggi ho la febbre, sto a letto e dormo. Quando mi sveglio, penso molto. Poi dormo ancora.
-- continua venerdì 12 settembre --
{per l’elenco delle puntate: qui}
buona la prossima/8
15/08/08 13:18
All I ask of you is believe
{di Matteo Scandolin}
«Aveva la faccia del cantante dei B52’s, capisci? Come fai a prendere sul serio uno così?»
Valentina ride. «Ma aveva anche i capelli, del cantante?»
Mi alzo su un braccio e la bacio, poi torno a distendermi. Rimango in silenzio per un paio di minuti, lei continua ad accarezzarmi, lentamente, il braccio. Sono rimasto in silenzio per quasi tutte le due ore che sono passate da quando siamo andati a letto, e devo ringraziarla perché non mi mette fretta, non vuole farmi sfogare per forza, lascia che sia io a parlare, quando ne ho voglia.
Una santa.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
«Aveva la faccia del cantante dei B52’s, capisci? Come fai a prendere sul serio uno così?»
Valentina ride. «Ma aveva anche i capelli, del cantante?»
Mi alzo su un braccio e la bacio, poi torno a distendermi. Rimango in silenzio per un paio di minuti, lei continua ad accarezzarmi, lentamente, il braccio. Sono rimasto in silenzio per quasi tutte le due ore che sono passate da quando siamo andati a letto, e devo ringraziarla perché non mi mette fretta, non vuole farmi sfogare per forza, lascia che sia io a parlare, quando ne ho voglia.
Una santa.Continua a leggere ->
buona la prossima/7
01/08/08 01:41
Neanche Giulio Cesare
{di Matteo Scandolin}
Un attimo fa stavo controllando il numero di telefono del ristorante giapponese di Venezia, magari ci porto Valentina una di queste sere; adesso ho Alvise davanti che mi guarda e sorride, ma c’ha il sorriso nervoso e istintivamente prendo una lunga boccata d’aria.
«Ti va di parlare un attimo?» Va in sala riunioni. Alè. Lo seguo, mi faccio un caffè e mi parte la cialda, di nuovo. Bestemmio, ne metto un’altra e mi volto verso di lui. «Caffè?» Scuote il capo. Mi siedo e incrocio le braccia.
«Ho pensato una cosa.» Io zitto. «Riguarda Gianluca.» Bevo un sorsetto di caffè, e giuro che questa non me l’aspettavo. Alvise balbetta qualcosa e non capisco esattamente che cosa vuole dire, ma intuisco dove vuole andare a parare. Intuisco, però, soltanto: e la cosa mi fa incazzare parecchio.
Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Un attimo fa stavo controllando il numero di telefono del ristorante giapponese di Venezia, magari ci porto Valentina una di queste sere; adesso ho Alvise davanti che mi guarda e sorride, ma c’ha il sorriso nervoso e istintivamente prendo una lunga boccata d’aria.
«Ti va di parlare un attimo?» Va in sala riunioni. Alè. Lo seguo, mi faccio un caffè e mi parte la cialda, di nuovo. Bestemmio, ne metto un’altra e mi volto verso di lui. «Caffè?» Scuote il capo. Mi siedo e incrocio le braccia.
«Ho pensato una cosa.» Io zitto. «Riguarda Gianluca.» Bevo un sorsetto di caffè, e giuro che questa non me l’aspettavo. Alvise balbetta qualcosa e non capisco esattamente che cosa vuole dire, ma intuisco dove vuole andare a parare. Intuisco, però, soltanto: e la cosa mi fa incazzare parecchio.
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buona la prossima/6
18/07/08 02:25
A un certo punto non capisco più niente
{di Matteo Scandolin}
Ad un certo momento, piove. Di brutto. In piedi davanti alla finestra vedo una dozzina di persone rattrappite sotto a un portico e qualcuno che temerario attraversa la strada. Il traffico in strada rallenta un poco, ma neanche di tanto. Alvise scuote la testa, dice che è normale che piova col caldo che ha accumulato negli scorsi giorni, e siamo appena a maggio, e vedrai che estate fresca che ci ritroviamo.
Io odio l’estate.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Ad un certo momento, piove. Di brutto. In piedi davanti alla finestra vedo una dozzina di persone rattrappite sotto a un portico e qualcuno che temerario attraversa la strada. Il traffico in strada rallenta un poco, ma neanche di tanto. Alvise scuote la testa, dice che è normale che piova col caldo che ha accumulato negli scorsi giorni, e siamo appena a maggio, e vedrai che estate fresca che ci ritroviamo.
Io odio l’estate.Continua a leggere ->
buona la prossima/5
04/07/08 00:22
dovevamo essere in due
{di Matteo Scandolin}
Sento il campanello, appoggio il mestolo di legno e vado ad aprire la porta. C’è Giorgia, coi piedi ben piantati sul tappetino sgualcito. Mi guarda e dice dura: «Dobbiamo parlare».
Alè, via, che ben lunedì sera.
Torno in cucina e lascio che sia lei a chiudere la porta; vorrei tirar giù una sonora bestemmia ma riprendo soltanto il mestolo e torno a girare un poco il sugo. Sento che si toglie la giacca e che mi segue in cucina. «Come va?» Alzo le spalle. Non vorrei trattarla male, ma non vorrei neanche fosse qui.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Sento il campanello, appoggio il mestolo di legno e vado ad aprire la porta. C’è Giorgia, coi piedi ben piantati sul tappetino sgualcito. Mi guarda e dice dura: «Dobbiamo parlare».
Alè, via, che ben lunedì sera.
Torno in cucina e lascio che sia lei a chiudere la porta; vorrei tirar giù una sonora bestemmia ma riprendo soltanto il mestolo e torno a girare un poco il sugo. Sento che si toglie la giacca e che mi segue in cucina. «Come va?» Alzo le spalle. Non vorrei trattarla male, ma non vorrei neanche fosse qui.Continua a leggere ->
buona la prossima/4
20/06/08 04:41
più forte di tutto il resto
{di Matteo Scandolin}
Da lì va come deve andare. Cioè che Valentina e io iniziamo a vederci spesso, quasi a tutti i pranzi. Una settimana dopo andiamo al cinema. Neanche ricordo il film, ricordo che ho evitato accuratamente di sfiorarla più del lecito. Peggio d’un liceale. La sera dopo, cena. E di solito scatta la scopata. Ma ci fu solo un timido bacio sulle labbra il giorno dopo la cena, subito dopo pranzo. Un bacio di quelli che mi tennero incollati al monitor tutto il pomeriggio, pur senza concludere una madonna. Uno di quei baci che in terza media forse valeva qualcosa, sul mercato nero, ma che alla mia età dovrebbero essere solo il momento prima di una notte di fuoco.
E invece: un bacio sulle labbra, e un «Ci vediamo domani, eh» detto a mezza voce, con qualche foglia di rucola fra i denti. (Sarà per quello, che non c’è stato sesso.)Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Da lì va come deve andare. Cioè che Valentina e io iniziamo a vederci spesso, quasi a tutti i pranzi. Una settimana dopo andiamo al cinema. Neanche ricordo il film, ricordo che ho evitato accuratamente di sfiorarla più del lecito. Peggio d’un liceale. La sera dopo, cena. E di solito scatta la scopata. Ma ci fu solo un timido bacio sulle labbra il giorno dopo la cena, subito dopo pranzo. Un bacio di quelli che mi tennero incollati al monitor tutto il pomeriggio, pur senza concludere una madonna. Uno di quei baci che in terza media forse valeva qualcosa, sul mercato nero, ma che alla mia età dovrebbero essere solo il momento prima di una notte di fuoco.
E invece: un bacio sulle labbra, e un «Ci vediamo domani, eh» detto a mezza voce, con qualche foglia di rucola fra i denti. (Sarà per quello, che non c’è stato sesso.)Continua a leggere ->
buona la prossima/3
06/06/08 00:14
tempo immobile
{di Matteo Scandolin}
Un aprile grigio che anziché Martellago sembra Blackpool su quel mare sparuto e piatto, solo che qui non c’è il mare ma il cielo che copre il cimitero e il piccolo gruppo di persone che seguono la bara. Noi.
Mi sento molto a disagio a stare in mezzo alla famiglia di Giorgia, tenendo conto di com’è andata a finire, ma lo devo al vecchio e in fin dei conti esser considerato un estraneo da questa gente mi dà fastidio. Però non me ne frega niente. Però mi dà fastidio che stiano pensando che mia madre è una stronza perché non è venuta - capirai, non li ha neanche mai incontrati, i miei “suoceri”. Però il prete dice due parole a bassa voce, sul fatto che Andrea era una persona buona e mite, e al di là delle parole da chiesa: lo dice col tono di chi l’ha conosciuto, di chi sa di che parla. E anche se Andrea tirava certi bestemmioni che c’era solo da imparare, da lui, penso che per una volta il Padreterno abbia fatto un’eccezione e l’abbia ammesso tra le sue schiere.
L’odore d’incenso mi dà il voltastomaco. Tutta questa situazione mi dà il voltastomaco.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Un aprile grigio che anziché Martellago sembra Blackpool su quel mare sparuto e piatto, solo che qui non c’è il mare ma il cielo che copre il cimitero e il piccolo gruppo di persone che seguono la bara. Noi.
Mi sento molto a disagio a stare in mezzo alla famiglia di Giorgia, tenendo conto di com’è andata a finire, ma lo devo al vecchio e in fin dei conti esser considerato un estraneo da questa gente mi dà fastidio. Però non me ne frega niente. Però mi dà fastidio che stiano pensando che mia madre è una stronza perché non è venuta - capirai, non li ha neanche mai incontrati, i miei “suoceri”. Però il prete dice due parole a bassa voce, sul fatto che Andrea era una persona buona e mite, e al di là delle parole da chiesa: lo dice col tono di chi l’ha conosciuto, di chi sa di che parla. E anche se Andrea tirava certi bestemmioni che c’era solo da imparare, da lui, penso che per una volta il Padreterno abbia fatto un’eccezione e l’abbia ammesso tra le sue schiere.
L’odore d’incenso mi dà il voltastomaco. Tutta questa situazione mi dà il voltastomaco.Continua a leggere ->
buona la prossima/2
23/05/08 08:21
rincorse
{di Matteo Scandolin}
Quando accendo il computer è tutto un “Brutta notizia”, “L’hai saputo?”, qualcuno che mi inoltra un’email ricevuta da un amico del cugino del nipote del morto. Non le leggo nemmeno, cancello tutto e non mi pento nemmeno quando vuoto il cestino. Mi metto su un caffè. Come al solito la macchinetta consuma una cialda senza produrre una goccia; come al solito mi dico che devo chiamare l’assistenza e farla sostituire. Gianluca è a casa, anche oggi: da quando è diventato papà (di nuovo) lavora da casa, quando può, e va bene così.Continua a leggere ->
{di Matteo Scandolin}
Quando accendo il computer è tutto un “Brutta notizia”, “L’hai saputo?”, qualcuno che mi inoltra un’email ricevuta da un amico del cugino del nipote del morto. Non le leggo nemmeno, cancello tutto e non mi pento nemmeno quando vuoto il cestino. Mi metto su un caffè. Come al solito la macchinetta consuma una cialda senza produrre una goccia; come al solito mi dico che devo chiamare l’assistenza e farla sostituire. Gianluca è a casa, anche oggi: da quando è diventato papà (di nuovo) lavora da casa, quando può, e va bene così.Continua a leggere ->
buona la prossima/1
09/05/08 06:45
{di Matteo
Scandolin}
Arriva lo sgroppino, mia madre sta ancora parlando. Aspetto che finisca la frase prima di bere il primo sorso. Stiamo discutendo di me e Giorgia da almeno un’ora, seduti nella pizzeria scomoda e fredda. È il primo d’aprile e appena accendo il cellulare trovo sei messaggi, sei tentativi di chiamata di Giorgia.
«È morto mio papà» mi dice quando la chiamo: sigaretta, passi lenti dopo la cena, giacca ben chiusa ché a sera tira aria fresca. Mia madre si chiude bene il cappotto mentre cammina verso la fermata dell’autobus, io mi fermo e la prima cosa che mi viene da dire è: Stai scherzando, ma riesco a non dirlo. La seconda cosa che mi viene in mente è: Amore, mi dispiace tanto, ma riesco a non dire pure questo.Continua a leggere ->
Arriva lo sgroppino, mia madre sta ancora parlando. Aspetto che finisca la frase prima di bere il primo sorso. Stiamo discutendo di me e Giorgia da almeno un’ora, seduti nella pizzeria scomoda e fredda. È il primo d’aprile e appena accendo il cellulare trovo sei messaggi, sei tentativi di chiamata di Giorgia.
«È morto mio papà» mi dice quando la chiamo: sigaretta, passi lenti dopo la cena, giacca ben chiusa ché a sera tira aria fresca. Mia madre si chiude bene il cappotto mentre cammina verso la fermata dell’autobus, io mi fermo e la prima cosa che mi viene da dire è: Stai scherzando, ma riesco a non dirlo. La seconda cosa che mi viene in mente è: Amore, mi dispiace tanto, ma riesco a non dire pure questo.Continua a leggere ->



