recensione

Ritorno a Bassavilla

{di Livia Di Pasquale}

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Leggendo il titolo Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona non ho potuto fare a meno di pensare a un altro Ritorno, quello al mondo nuovo scritto da Huxley a completamento della sua opera. A voler ben guardare, poi, le analogie non si fermano al solo titolo.Continua a leggere ->

Frankenstein

{di Livia Di Pasquale}

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Ci sono storie che tutti conoscono. O forse no. Frankenstein appartiene al limbo di queste narrazioni così famose da essere ai più in realtà sconosciute. Libri di cui tutti parlano, citati in centinaia di altre opere, ma che in pochi hanno letto davvero.
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Death Note

{di Livia Di Pasquale}

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Tempo fa scrissi per Liblog una recensione dei primi volumi del manga Death Note, che avevo iniziato a leggere da un paio di mesi, scatenando tra l’altro un troll che voleva a tutti i costi darmi lezioni e indicarmi come sarebbe andata a finire (ahimè, guastandomi uno dei colpi di scena di metà serie).Continua a leggere ->

A Guide To Love, Loss & Desperation

{di Livia Di Pasquale}

The Wombats – A guide to love, loss & desperation

The_Wombats_-_A_Guide_to_Love,_Loss_and_DesperationContinua a leggere ->

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

{di Livia Di Pasquale}

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Questo mese non parlerò di un libro; o meglio, parlerò di un film tratto da un libro che sto cercando di procurarmi, Monsieur Ibrahim e i fiori del corano; nel 2003, infatti, il regista Francois Dupeyron ha portato su grande schermo il delicatissimo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, conquistandomi.Continua a leggere ->

Sabato

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{di Matteo Scandolin}

Non è che capita spesso che un romanzo sia ambientato a Mestre. A parte il mio, ovviamente: ma il romanzo di Emanuele Pettener è molto, molto più bello del mio. E per questo medito di raccogliere, in un lungo e meticoloso viaggio per l’Italia, tutte le copie di È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo (Corbo editore) e seppellirle in un campo, penso a Scaltenigo, o magari Ballò. Sì. Si può fare.Continua a leggere ->

Manuale degli oggetti ribelli

{di Livia Di Pasquale}

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Tempo di mare e di vacanze, tempo di dedicarsi alle letture familiari e riscoprire la bellezza di raccontare una storia ai propri figli. Quale occasione migliore, allora, della pubblicazione del Manuale degli oggetti ribelli per ricominciare le fiabe serali – o magari mattutine?Continua a leggere ->

Balera metropolitana

{di Alessandro Romeo}

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Mi verrebbe da iniziare questa recensione con le parole “i Maisie ce l’hanno fatta”, ma preferisco prenderla alla lontana. E allora inizio con Luigi Tenco. Nel ‘66 Tenco diceva questo: «quando un Paese riesce a esprimere in chiave moderna una sua musica tipica, per un certo periodo di tempo il mondo intero impazzisce. In Italia, purtroppo, il grosso sbaglio è quello di guardare al mercato mondiale e imitarlo, quando ci sarebbe da noi un patrimonio musicale vastissimo e pieno di folklore». Quindi folklore e modernità.Continua a leggere ->

Novalis di Giorgio Fontana

{di Alessandro Romeo}

La prima pagina di un libro è la copertina.

Travis Smith, l’autore della copertina di Novalis, ci introduce alla lettura con un’immagine che a prima vista non sorprende. C’è un uomo con i capelli lunghi e la chitarra in mano che cammina sul ciglio della strada, una città con dei grattacieli, il deserto: elementi che portano a scenari già pensati, a storie già sentite, a personaggi già incontrati in qualche libro nemmeno troppo recente di letteratura americana, o in qualche film. Il punto è che, in quelle storie, i personaggi hanno la città alle spalle e il deserto davanti, con tutto il panorama di domande senza risposta e orizzonti infermi che li aspetta. Travis Smith invece ribalta lo schema: sulla strada, d'accordo, ma sulla strada verso qualcosa.Continua a leggere ->

Persepolis

{di Elena Borghi}

Persepolis è una donna.
Leggera nell’aspetto e grande e greve nei pensieri, da donna che già bambina sognava d’essere un profeta e inscenava un corteo militante nel salotto di casa, con tanto di pugno sinistro alzato e slogan scanditi: “abbasso lo Shah!”.
Lo Shah è
Reza Pahlavi; l’epoca, quella degli ultimi anni ’70.
La Rivoluzione Islamica sostituisce al regime un nuovo regime. Il furor di popolo acclama l’Ayatollah
Khomeini, che tuona il nome di Allah dietro la barba imponente, sotto il turbante nero. Le strade si riempiono di cortei, milizie, informatori, sinistri messaggi. E donne che paiono fantasmi, gli occhi unico resto di umanità. Nel 1980 scoppia il conflitto con l’Iraq, e cominciano a piovere le bombe. In breve, il Paese viene ad assomigliare allo scenario di un incubo.Continua a leggere ->