intervista

Milano ultima fermata

{di Arturo Fabra}

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Ma esisterà ancora la fantascienza come genere? Probabilmente è una domanda inutile, ovvero degna di essere posta in questo contesto. Di sicuro utilizzare schemi narrativi che permettano di dispiegare maggiormente l'immaginazione sfuggendo alle pastoie del romanzo “mainstream” è uno degli espedienti che prima o poi tenta qualsiasi scrittore. Specialmente chi vuole puntualizzare la propria attenzione sui problemi reali della società in cui vive.Continua a leggere ->

Aldo Moscatelli, e i Sognatori

{di Matteo Scandolin}

{questa intervista è stata originariamente pubblicata su rivistainutile.it il 28 agosto 2007}

Domanda standard d’esordio: parlaci un poco di te.

Aldo Moscatelli è innanzitutto un divoratore di libri (all’incirca dall’età di 9 o 10 anni): onnivoro, come ogni bibliofilo che si rispetti.
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Intervista ad Adam Cohen

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{di Gabriele Naia}

Quando è perché hai iniziato a fotografare?

Ho iniziato a fotografare durante il mio ultimo anno di liceo. Direi che sono un collezionista o comunque qualcuno che cataloga. L’ho sempre fatto, più o meno da quando sono nato. La fotografia mi ha dato modo di fare questo, con i posti in cui sono stato, la gente che ho conosciuto, etc.Continua a leggere ->

Intervista a Francois Pedneault

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{di Gabriele Naia}

Quando e perché hai iniziato a fotografare?

La fotografia è comparsa per la prima volta nella mia vita quando stavo studiando per diventare un agente di polizia, mentre lavoravo part-time nell’esercito. Non sto scherzando. Un giorno ho preso in prestito da mia madre una Zenith, fatta in U.R.S.S., e ho iniziato a fotografare qua e là. Prima di allora non ero mai stato in grado di disegnare, di scrivere, di far nulla, ma in quel momento ho pensato per la prima volta che forse era solo una questione di trovare il
medium adatto.
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Barbara e il suo eroe dei due mondi

{di Manuela Minelli}

Barbara Minniti è una signora giornalista, che per anni ha lavorato allo storico quotidiano romano “
Paese Sera” ed oggi, tra l’organizzazione di un evento culturale e l’altro, si diletta a scrivere romanzi con lo stile giornalistico e coinvolgente che da sempre contraddistingue la sua scrittura.

Casa Collins. Le memorie della segretaria inglese di Garibaldi è l’ultimo, delizioso, romanzo di Barbara MinnitiContinua a leggere ->

Scrittore e gentiluomo

Intervista a Diego Galdino
{di Manuela Minelli}

Uno scrittore che sa raccontare passioni, intrighi e sentimenti, un padre esemplare e un ottimo barman: potrebbero essere tre persone diverse, invece no. Diego Galdino è tutte queste cose insieme. Scrittore romano, vincitore con uno dei suoi cinque romanzi del premio “Un libro per l’estate”, Diego è simpatico, cortese e disponibile al dialogo, quasi si commuove se gli si fanno i complimenti per i suoi romanzi. Lo si può incontrare tutti i giorni nel bar di mamma e papà, impegnato a servire cappuccini e aperitivi, mentre con la mente insegue la trama del suo prossimo romanzo.Continua a leggere ->

Tutti Pronti al Peggio

{di Alessandro Romeo}

Andrea Girolami è “quello che decide cosa si fa” in Pronti al Peggio, assieme ai Ragazzi della Prateria. L’abbiamo intervistato perché Pronti al Peggio è un sito che fa bene. Allo spirito.

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Dici che c’è bisogno di una presentazione?

Pronti Al Peggio è un programma video-musicale su internet fatto da gente che si era rotta le palle di non trovare nulla di bello in tv.Continua a leggere ->

Intervista a Stefano Chiesi Mazzanti

{di Manuela Minelli}

Stefano Chiesi Mazzanti è uno scrittore bolognese oggi al suo terzo libro. Il primo Il mio nome è Giulio… Giuulio Cesare!, ma anche il secondo Alla ricerca di Nerone, sono divertentissime e avventurose storie per ragazzi che, con la scusa di stimolare la fantasia dei giovanissimi, senza farsene accorgere, insegnano pure un po’ di storia. Stefano non solo si è divertito a creare i personaggi, ma per completare l’opera, li ha anche disegnati, dandogli una fisionomia a metà tra un fumetto e una favola.
Oggi Stefano Chiesi Mazzanti è al suo terzo romanzo
L’ultima chiamata, una storia di stupro e di violenza, qualcosa di totalmente diverso dalle storie precedenti.

Ma chi è questo signore smilzo, con l’aria birbante da eterno ragazzino e il ciuffo ribelle?Continua a leggere ->

Intervista con Nathan Englander

{di Manuela Minelli}

Nathan Englander è quel che si dice un bel ragazzo, dall’aria trendy, i riccioli disobbedienti al gel e lo sguardo buono, appena velato di tristezza.

Spiega alla platea di fotografi e giornalisti che da quando è giunto nella capitale non ha fatto altro che gustare dell’ottima cucina e che, probabilmente, tornerà a Manhattan con diversi chili in più.

«Sono nato a New York, vivo a Manhattan e passo molto tempo a Gerusalemme» dice. «È profondamente significativo il fatto che sia Roma ad ospitare questo festival letterario: gli ebrei sono a Roma da 2200 anni, sono la più antica comunità ebraica d’Occidente, e oggi questa metropoli ha la grande opportunità di far conoscere al mondo cosa hanno rappresentato gli ebrei per Roma in tutto questo tempo.»
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Intervista a Marianna Martino

{di Manuela Minelli}

C’era una volta, soltanto un paio di anni fa, una ragazzina di nome Marianna Martino che sognava non il principe azzurro e neanche un castello incantato e neppure un ballo a corte. La nostra Marianna, dopo il master della Scuola Holden e alcuni corsi di editoria, a soli ventidue anni, sognava di aprire una casa editrice. E sogna che ti risogna, un po’ per magia, quella magia che nasce dalla certezza di amare i libri e la scrittura, un po’ dal gusto per le scommesse apparentemente impossibili da vincere, nasce Zandegù, la casa editrice che propone libri leggeri, ma non frivoli; libri allegri, ma non scemi; libri che danno voce ad una nuova generazione di scrittori pronti a stravolgere tutti gli schemi e a coinvolgere il lettore, facendogli tornare il piacere per la lettura. Qualche titolo? I sassi vanno matti per le sasse, romanzo da comodino, oppure Posa ‘sto libro e baciami, o anche Due cuori e una Playstation, manuale per ammaestrare il vostro Lui alla vita domestica.

In due anni di vita Zandegù ha all’attivo quattordici titoli e pubblica quattro collane: I fichissimi, romanzi surreali, I nati ieri, la collana di racconti, le Zandeguide, manuali buffi e divertenti che trattano temi surreali e i Fuori classe, libri meno surreali, ma dal linguaggio giovane e d’impatto.Continua a leggere ->

Intervista a Giorgio Vasta

{di Arturo Fabra}

Ammettiamolo, se un paio dei redattori di questa rivista non avessero conosciuto
Giorgio Vasta in qualità di docente di un corso sulla scrittura, forse inutile non ci sarebbe e/o sarebbe diversa. Visto che il signor Vasta si lascia raggiungere e intervistare con la sua solita amichevole disponibilità, perché non approfittarne?

È possibile, secondo te, guadagnarsi da vivere scrivendo in Italia oggi e, soprattutto, scrivendo cosa?

La scrittura è un’azione contemporaneamente privata e sociale e dunque, nella sua dimensione sociale, può essere considerata come qualcosa di fisiologicamente inscritto in un mercato. Quando - ne parla
Roland Barthes in un libro che si intitola La retorica antica - nel 485 a.C., a seguito di trasferimenti di popolazioni per popolare Siracusa e di dispute sulle proprietà, diventa necessario intentare dei processi, a determinare i loro differenti esiti è il linguaggio, l’“eloquenza”, la parola che riesce, o non riesce, a persuadere. L’organizzazione formale del linguaggio è quindi direttamente connessa a un’esigenza concreta, persino prosaica se si vuole essere molto idealisti, a una pura e semplice rivendicazione di proprietà e dunque a una dimensione commerciale. Il linguaggio “vende” se stesso, e questo vale in modo evidente se pensiamo, oggi, alle parole di uno spot pubblicitario, ma vale anche se prendiamo in considerazione un libro di narrativa, all’interno del quale ci sono tantissime parole combinate insieme a raccontare una storia e a persuadere, attraverso quell’ordigno linguistico, che i soldi spesi per acquistare quell’oggetto sono stati ben investiti.Continua a leggere ->

Che diavolo di scrittore!

{di Manuela Minelli}

Mauro Saracino ha la faccia da bravo ragazzo, davvero il garbato giovine di buona famiglia che tutte le mamme si auspicherebbero per le loro figliole e davvero non te lo immagini alle prese con demoni e personaggi malvagi. Parliamo un po’ con lui del mestiere di scrivere.

Iniziato per caso, per esigenza psicofisica o cos'altro?

Sono cresciuto con i film di
Carpenter e di Romero. Ho trascorso intere serate con gli amici a guardare e a riguardare le pellicole di Lamberto Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Non riuscirei neanche con l’aiuto di forze sovrannaturali ad enumerare tutte le volte che ho visto la trilogia di Evil Dead. Fondamentalmente scrivo per esigenza creativa. Ovviamente all’inizio non pensavo alla pubblicazione: era più un “mettere su carta quello che avevo in testa”. Mi riferisco ad intrecci ricchi di azione ed orrore, senza dimenticare una sana dose di ironia. Il problema è sorto quando le idee hanno cominciato a moltiplicarsi per conto loro. Da lì la necessità di dare ordine al tutto. Quale modo migliore di farlo se non con un romanzo alla volta?Continua a leggere ->

Intervista a Lucilla Galanti

{di Matteo Scandolin}

Altrova da me è un libro che al sottoscritto è piaciuto assai. Così il sottoscritto ha intervistato l’autrice (grazie alla gentile intercessione dell’editore), e sono venute fuori cosine interessanti. Se volete sapere che cosa c’entrino Sartre e le sigle dei cartoni giapponesi, prego: la lettura di quest’intervista potrebbe incuriosirvi parecchio.

Lucilla: parlaci di te. Chi è la Galanti scrittrice, chi è la Lucilla di casa, se sono due persone diverse o coincidono, e che fai di bello?

Direi che biologicamente sono la stessa persona, anche se la scrittura assorbe la parte più riflessiva e pessimista di me: in effetti quando faccio leggere ad amici e conoscenti quello che scrivo mi guardano un po’ stralunati. Quando non scrivo invece sono abbastanza allegra. Per il resto di bello non è che faccia molto: studio, giro, parlo (poco).
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Intervista a PopLife

{di Alessandro Romeo}

Come sei approdata all’idea di aprire un sito come tracciamenti? E come sei diventata poplife?
verso la fine degli anni novanta ho lavorato come grafico in un agenzia ed ho cominciato ad occuparmi della progettazione di siti web, che allora [almeno in italia] erano ancora una relativa novità / dopo qualche tempo, più per gioco che per reale necessità, ho deciso di realizzare uno spazio personale dove raccogliere come in un archivio alcuni dei miei lavori e dove sperimentare anche soluzioni grafiche e modalità espressive / inoltre, fino a pochi anni fa mi spostavo e cambiavo casa molto spesso e forse il fatto di avere un sito cui fare riferimento rappresentava in certa misura una forma di stabilità, che prescindeva dal non avere un luogo fisico di appartenenza /
il nome poplife nasce anch'esso nella spontaneità del gioco /
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Intervista a Chiara Cretella

{di Christian Donelli}

Controcultura e canone accademico, letteratura e arti visive, politica e femminismo: Chiara Cretella, scrittrice, critica letteraria, collabora alla cattedra di Letteratura Contemporanea del Dams di Bologna come Cultore della materia, è caporedattrice della rivista di poesia e studi di genere Le voci della Luna, scrive per riviste e quotidiani nazionali, ha pubblicato Gli insetti sono al di là della mia compassione (Pendragon) e Annunciazione in Metropolitana (Fazi), oltre ad una lunga serie di saggi, testi critici, prefazioni e traduzioni. A 31 non ci sta ad essere considerata una giovane autrice e critica e contesta l’immobilismo culturale italiano che porta a considerare i giovani artisti solo come una “patologia da curare”.

Università e cultura underground: può esistere un legame solido tra le due realtà? Quali suggestioni (artistiche e professionali) sviluppi collaborando come Cultore della materia al Dams? Continua a leggere ->

Intervista a Claudio Fabretti

{di Alessandro Romeo}

Claudio Fabretti è il fondatore di
Ondarock, sito che se non conosci hai qualche problema e sei pure poco rock. Punto.

1) Quando e come è nato Ondarock?

All'inizio fu poco più di un gioco. Mi dilettavo a costruire (brutte) pagine web per impratichirmi con internet (circa 1999), dopo aver fatto un rapido corso aziendale. Usavo addirittura il preistorico "Geobuilder", un programma smisuratamente lento, che
Geocities offriva gratuitamente online per creare siti web.
Ne nacque un mio rudimentale sito personale, dove pubblicai alcuni articoli che avevo scritto per l'ormai agonizzante settimanale
Avvenimenti, che avrebbe chiuso i battenti poco più di un anno dopo. David Bowie, Neil Young, Led Zeppelin, Rem ma anche Dirty Three, Portishead, Tortoise furono i primissimi nomi apparsi in quella che, all'inizio, era solo una lista di articoli.Continua a leggere ->

Intervista a Gaja Cenciarelli

{Arturo Fabra intervista Gaja Cenciarelli}

Immagina di essere l'avvocato accusatore "del traduttore", cosa diresti?

In effetti non ho molto da rimproverare ai traduttori, e non è per difendere la categoria. Certo, ci sono alcuni che firmano traduzioni sciatte, ma la responsabilità non è quasi mai dei traduttori, bensì di un'editoria che ci considera l'ultima ruota del carro, e che pensa di poterci pagare di conseguenza. E che, quindi, si accontenta anche dei principianti. C'è da dire che alcune case editrici non fanno nemmeno una revisione delle traduzioni, e che forse non hanno nemmeno i redattori adatti. Per non parlare di quelli che non sottopongono le bozze ai traduttori.
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Intervista a Francesco Falconi

{Arturo Fabra intervista Francesco Falconi}

Mi dai una definizione personale di Narratore?

Il Narratore è la"veste" dello scrittore durante la stesura dell'opera. È la maschera che l'autore decide di indossare per raccontare la sua storia. Può essere un narratore onnisciente, oppure coincidere con il punto di vista di uno dei personaggi. Non è mai una scelta banale, in quanto implica una coerenza che spesso l'autore tende a dimenticare durante la narrazione, preso dallo svolgimento dei fatti e dà un taglio particolare a tutta l'opera. Narrare in prima persona, per esempio, può sembrare più facile, ma questo comporta un'identificazione totale nel personaggio, in ogni movimento o dialogo. Lo scrittore si deve calare nel teatro del suo romanzo e recitare il ruolo di narratore alla perfezione.
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Intervista a Manuela Minelli

{Arturo Fabra intervista Manuela Minelli}

Se ti dico "potere del giornalista" tu a cosa pensi? E come definiresti Manuela come giornalista?

Il potere del giornalista, ovviamente se il giornalista non è attaccato a carri politici e/o è veramente libero di poter dire ciò che vuole, è quello di poter rendere pubblici vizi, virtù e misfatti di personaggi noti. E anche di svelare inciuci e imbrogli di vario genere e tipo. Purtroppo questo tipo di giornalisti sono sempre più una specie in via di estinzione. Se sono dipendenti, e quindi stipendiati da un giornale, hanno sempre meno possibilità di essere sinceri, e quindi sempre meno potere.
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