charme sincopato

Charme sincopato [chiacchiere di musica/10]

{di Gabriele Naia}

Undicesima puntata. E ultima. Non lo sapevate? Nemmeno io. Prima di iniziare non mi sono dato una scadenza precisa. Ma arrivato fino a qui mi rendo conto che non so per quanto ancora potrei andare avanti ad improvvisare, tenendo l’attenzione bene o male viva. Come dissi alla prima puntata: ad improvvisare si impara. Aggiungo ora: l’importante è capire quando è ora di concludere l’assolo, tacere e lasciare la parola ad un altro. Quindi, con questa vi saluto. Non è detto che più avanti non ci sia un’altra jam-session, comunque. Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/9]

{di Gabriele Naia}

Buongiorno a tutti. Oggi propongo come tema la loop-music. Con questo termine si intende una musica costruita attraverso l’utilizzo di loops (traduzione: "cappi"), ovvero frammenti musicali riprodotti identici per via elettronica.

Vorrei portare come esempio di loop-music due dischi abbastanza recenti: El Camino Real (2007), di William Basinski e Delay (2007), di Julia Kent. Ma prima facciamo una piccola premessa: l’utilizzo del loop al fine della composizione viene, in realtà, da lontano. Risalgono alla fine degli anni Quaranta i primi esperimenti fatti su nastro da Pierre Schaeffer (è la nascita della “musica concreta”, o tape-music). I frutti più maturi di queste sperimentazioni li ritroviamo poi, una decina di anni dopo, negli Stati Uniti, ad opera di compositori come Steve Reich o Terry Riley. Sono gli inizi del “minimalismo”. A contraddistinguere le opere di artisti come Reich e Riley sono essenzialmente due elementi: 1) la diminuzione del materiale musicale, che viene ridotto all’osso e 2) l’idea di sviluppare nel tempo questo materiale, amplificandolo e gonfiandolo attraverso la progressiva articolazione di impercettibili variazioni. Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/8]

{di Gabriele Naia}

L’altra volta si è parlato di arte e moralità. Sono venuti fuori Baricco e Kubrick, con in mezzo Beethoven e Webern. Mi rendo conto che il discorso è stato superficiale e frettoloso, molto probabilmente non si è nemmeno capito quale sia il mio punto di vista in proposito. Ma va bene così, lo spazio era poco, e quel che volevo era abbozzare semplicemente uno spunto di riflessione, fermare per cinque minuti l’attenzione su questioni simili. Poi, ormai lo sapete, qui si chiacchiera.Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/7]

{di Gabriele Naia}

Qualche settimana fa ho riletto
L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, di Alessandro Baricco. Un libricino di un centinaio di pagine neanche, che affronta la rottura avvenuta nel XX secolo tra la musica cosiddetta “colta” e il grande pubblico, divenuto col tempo sempre meno vasto e sempre più di nicchia. La ragione, secondo Baricco, dovrebbe trovarsi nel fatto che questi consumatori, nonché i compositori stessi, si sono progressivamente arroccati nell’idea che la loro sia una musica di grado superiore. Colpa di una tradizione proveniente dal secolo precedente, che dovrebbe però essere adeguatamente rivista. Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/6]

{di Gabriele Naia}

«Per me cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, in un torrente di lava... io contro gli elementi.» L’ha detto una cantante molto famosa, con una voce veramente particolare e potente. Più che cantante, sarebbe meglio dire artista. Ma va be’, non è questo il punto, perché non voglio parlare di lei. Questa frase mi serviva per introdurre l’argomento di questa volta: il canto, appunto.Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/5]

{di Gabriele Naia}

L’ultima volta era venuta fuori la questione musica-immagini. A questo punto mi piacerebbe fare un piccolo discorso sulle colonne sonore, ma, visto che l’altra volta non ho mantenuto la promessa di leggerezza, cerco di farmi perdonare e dedico la puntata ad una cosa meno “impegnata”.

Jeff Buckley. Non voglio stare qui a raccontare la storia della sua vita, ché tanto ormai la conoscono tutti. Scelgo di parlare degli ultimi quindici secondi di Eternal Life, traccia 9 di Grace. Perché? Non c’è una ragione precisa. Trovo semplicemente che in questo finale ci sia una chicca in cui si può ascoltare tutta la potenza vocale di questo ragazzo californiano. Eternal Life non è chissà che canzone. Giro molto comune, banalmente rock, senza grandi variazioni o sviluppi. Di gran lunga inferiore rispetto ad altre tracce dell’album. Ma questo non fa che impreziosire la chicca anticipata.Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/4]

{di Gabriele Naia}

Per un po’ niente musica d’avanguardia o cose intellettualoidi. Le ultime due puntate sono state monopolizzate da John Cage, per cui ora si può passare ad altro.

La sirena. Non mi riferisco a quella della polizia o dei vigili del fuoco, bensì alla figura antropologica che popola l’immaginario di tutti noi, con questa sua fisionomia per metà pesce e per metà donna. Mi ha sempre affascinato moltissimo l’episodio di Ulisse, in cui lui si fa legare e tappa con la cera le orecchie dei compagni, per poter ascoltare il canto melodioso che queste splendide creature intonano. Mi sono sempre chiesto cosa mai possa essere un canto talmente bello da essere assolutamente irresistibile.Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/3]

{di Gabriele Naia}

L'altra volta erano venuti fuori John Cage e il suo Imaginary Landscape n° 4. Ora mi viene in mente un altro brano di Cage molto famoso: 4’33”. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un “componimento” che dura effettivamente quattro minuti e trentatré secondi, in cui l’esecutore non fa assolutamente nulla. O meglio, sale sul palco, si siede davanti al pianoforte, apre lo spartito, inizia a leggerlo e seguirlo, ma non suona nulla. Qual’è lo scopo? Rovesciare l’idea di concerto ed esibizione. In questo modo, diventa materiale musicale tutto ciò che di sonoro accade in quei quattro minuti e trentatré secondi: colpi di tosse, commenti, il rumore dell’aria condizionata, starnuti, scricchiolii, le pagine dello spartito che vengono girate.
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charme sincopato [chiacchiere di musica/2]

{di Gabriele Naia}

L’altro giorno scendo a comprare le sigarette, e vedo una decina di persone ferme in mezzo alla strada, che guardano verso la curva su cui termina la mia via. Incuriosito mi volto anch’io, e vedo una macchina di quelle fiche, che corrono sfiorando praticamente l’asfalto, probabilmente una di quelle con le portiere che si aprono all’insù. Poteva essere una Lamborghini, o una Maserati; non so perché non me ne intendo di macchine. Fatto sta che c’era questa pantera della strada, color viola prugna, che faceva retromarcia nel bel mezzo della curva. Andava pianissimo, praticamente sembrava ferma, anche perché alla minima pressione dell’acceleratore si sentiva il motore rombare. Finché non ha ingranato la prima e si è allontanata ruggendo di potenza. Continua a leggere ->

charme sincopato [chiacchiere di musica/1]

{di Gabriele Naia}

L’altra volta, avevo iniziato parlando del rapporto tra musica e scrittura. Ma oggi, francamente, non ho voglia di questo. Piuttosto, riprenderei una questione diversa, se vogliamo già sfiorata: la musica come sottofondo.

Dicevo che personalmente non sono in grado di scrivere facendomi "guidare" da un disco o da una canzone. Questo, ovviamente, è un limite mio. Conosco un sacco di gente che fa il contrario. Hornby stesso, casualmente, dice che la musica è una delle sue fonti di ispirazione per eccellenza. Però: questa storia della canzone come sfondo perpetuo ha pure rotto, perché ormai non si può andare da nessuna parte senza avere un qualche tipo di melodia che ci accompagna.Continua a leggere ->

charme sincopato [chiacchiere di musica/0]

{di Gabriele Naia}

Che volevo tenere una rubrica di musica, era un pezzo. Per una questione semplice: amo la musica, ma altrettanto la scrittura, e vorrei una buona volta trovare un modo per tenere queste due passioni unite, fianco a fianco. Dal momento che sono stonato, non posso utilizzare lo stratagemma del cantautore. Dal momento che non riesco a fare due cose contemporaneamente, devo rinunciare anche a scrivere con un sottofondo musicale, e a farmi quindi guidare dalle note e dal ritmo. O ascolto una canzone, o mi concentro su quello che sto scrivendo. Tutte e due le cose assieme sono un buon modo per generare mostri sintattico-grammaticali.Continua a leggere ->