Perché con la luna piena ti trasformi in un caprone boliviano?
30/06/09 00:59 Archiviato in:racconto
{di Francesco
Sparacino}
Mi hai regalato un maglione verde a strisce orizzontali. Abbiamo cenato in salone. Abbiamo fatto l’amore con le tende aperte e le candele accese. Io, intanto, guardavo fuori.
Quando ti ho detto di andare ti sei rifiutata. Hai detto di sapere già tutto.
«Tutto cosa?» ho chiesto.
«Della luna piena.»
Ti ho spinta verso la porta, hai insistito. Sapevi già tutto, non volevi andare.
Ti ho spinta ancora, hai resistito.
«Perché con la luna piena ti trasformi in un caprone boliviano?»
Ho fatto finta di non capire.
«So tutto, ti ho spiato.»
Ho mollato la presa. Ti sei allontanata dalla porta e ti sei seduta sul divano.
«Allora? Perché con la luna piena ti trasformi in un caprone boliviano?»
Ho nascosto il volto tra le mani, mi hai accarezzato i capelli, siamo rimasti in silenzio.
L’ultima cosa che hai detto è stata: «Non mi interessa, ti amo lo stesso».
Fuori, c’era già la luna piena.
Hai mangiato tutta l’erba intorno alla siepe. Era buffo osservarti vestito solo a metà: le zampe anteriori e il collo coperti da quello che era rimasto del mio regalo di compleanno, il resto del corpo nudo. Abbiamo camminato verso il mare. In spiaggia c’era una festa con i falò e una pedana di legno su cui dei gruppi suonavano a turno. Un vento leggero soffiava la sabbia sui nostri volti, mentre intorno la gente si era bloccata a guardarci ballare. Qualcuno rideva, un tizio è arrivato a darci fastidio: tu hai fatto finta di caricarlo, lui allora è scappato gridando.
Prima dell’alba ci siamo distesi. Ti ho osservato dormire, ho sorriso perché russavi anche così. Ho pensato che, a questo punto, avremmo dovuto assumere un buon giardiniere. Ho pensato che avrei dovuto comprarti un nuovo regalo.
Poi è sparita la luna piena ed è arrivato il mattino.
Mi hai regalato un maglione verde a strisce orizzontali. Abbiamo cenato in salone. Abbiamo fatto l’amore con le tende aperte e le candele accese. Io, intanto, guardavo fuori.
Quando ti ho detto di andare ti sei rifiutata. Hai detto di sapere già tutto.
«Tutto cosa?» ho chiesto.
«Della luna piena.»
Ti ho spinta verso la porta, hai insistito. Sapevi già tutto, non volevi andare.
Ti ho spinta ancora, hai resistito.
«Perché con la luna piena ti trasformi in un caprone boliviano?»
Ho fatto finta di non capire.
«So tutto, ti ho spiato.»
Ho mollato la presa. Ti sei allontanata dalla porta e ti sei seduta sul divano.
«Allora? Perché con la luna piena ti trasformi in un caprone boliviano?»
Ho nascosto il volto tra le mani, mi hai accarezzato i capelli, siamo rimasti in silenzio.
L’ultima cosa che hai detto è stata: «Non mi interessa, ti amo lo stesso».
Fuori, c’era già la luna piena.
Hai mangiato tutta l’erba intorno alla siepe. Era buffo osservarti vestito solo a metà: le zampe anteriori e il collo coperti da quello che era rimasto del mio regalo di compleanno, il resto del corpo nudo. Abbiamo camminato verso il mare. In spiaggia c’era una festa con i falò e una pedana di legno su cui dei gruppi suonavano a turno. Un vento leggero soffiava la sabbia sui nostri volti, mentre intorno la gente si era bloccata a guardarci ballare. Qualcuno rideva, un tizio è arrivato a darci fastidio: tu hai fatto finta di caricarlo, lui allora è scappato gridando.
Prima dell’alba ci siamo distesi. Ti ho osservato dormire, ho sorriso perché russavi anche così. Ho pensato che, a questo punto, avremmo dovuto assumere un buon giardiniere. Ho pensato che avrei dovuto comprarti un nuovo regalo.
Poi è sparita la luna piena ed è arrivato il mattino.



