buona la prossima/15

And so we end the chapter
{di Matteo Scandolin}


Che dio, se mai esistesse, mi strafulmini se quello non assomiglia a Mauro Repetto. Lo fisso mentre sorseggio un costosissimo caffè, tra l’altro piuttosto cattivo, mentre fuori Liverpool si abbandona a una pioggia da poco, che durerà poco e mi lascerà in bocca un sapore da poco.

«Com’è?» mi chiede Valentina. Alzo le spalle. «Fa schifo» le dico e la bacio sulla guancia. «Davvero?» Annuisco, la bacio ancora. «Ma non importa.» «Scusami, è che volevo provare ‘sto maledetto Starbucks.» «Non ti preoccupare, non importa.» La bacio di nuovo e per un paio di minuti siamo troppo impegnati a farci il solletico, soffiarci sul collo, baciarci sul naso e quelle cose cretine che fanno i turisti in viaggio di nozze.

Ora, non ci siamo sposati. Questo da solo fa fuori metà della magia della frase di poco fa. È che sembra di essere in luna di miele, giuro. Una luna di miele un po’ strana, di quelle a Cortina negli anni ‘80 e Jerry Calà che canta Maracaibo. Tra un po’ entrerà pure De Sica e mi chiederà se voglio un dolcetto assieme al caffè.

Tre giorni fa Valentina è arrivata da me, mi ha dato una busta e un bacio. Io ero in ciabatte, barba da fare - da quattro o cinque giorni, temo - e la casa ridotta a un accampamento. (Stare senza lavoro per tre settimane non fa bene alla mia autostima, diciamo così.) Ho aperto la busta e c’era una mappa, stampata da Google. Partiva da Liverpool e arrivava a Edimburgo, facendosi entrambe le coste, qualche brandello di Midlands, il Kent, e ovviamente cinque giorni a Londra. In ogni città due giorni, il resto in auto. «Ma non so guidare all’inglese» ho obiettato, da scemo. Lei ha sorriso e m’ha dato un bacio. «Impareremo.»

Luna di miele, proprio. Adesso siamo in uno Starbucks vicino al porto, fuori pioviggina, mentre a Venezia c’è l’afa piena di fine luglio. Ogni tanto mi arriva un sms di Gianluca, che fa le foto ai bambini con l’iPhone nuovo. È stato il primo a comprarlo, in città: ci sono (purtroppo) delle foto che lo provano. Credo invece che Alvise sia in vacanza da qualche parte in Sardegna, con amici: una casa in affitto, il mare cristallino e la sabbia pura. Cose così.

Viaggiare con la donna di cui sei innamorato è strano: faticoso e interessante assieme. Azzerato qualsiasi orizzonte cui sei abituato, torni in fretta a fare i conti coi tuoi limiti. Se conosci la donna con cui viaggi da relativamente poco (come il caso nostro, qualche mese appena), i limiti suoi li conosci già e te li ricordi. I tuoi, puoi averli dimenticati. Viaggiare per il mondo t’aiuta a riscoprirli, e a farti schifo un’altra volta. Cose stupide come i piedi che puzzano, oppure il tempo che sprechi sotto la doccia, o cose più serie come, per dire, russare la notte e tenerla sveglia (ma non è il mio caso, eh), o evitare per principio certe zone della città. Ascrivendo le tue scelte a puro buonsenso («Che gusto c’è a farsi rapinare?»), ma venendo tacciato di vigliaccheria e razzismo: che se puoi tollerare il vigliacco, razzista è un qualcosa che solitamente nessun maschio del duemila vuole vestirsi addosso. Per non parlare dei razzismi culturali: «Di che cosa vuoi che sappia il caffè di Starbucks? Acqua sporca.» «Ma dai, non l’hai mai bevuto.» «In realtà sì. A Londra, a Dublino e a New York.» «Ok, signor viaggiatore, sono io che non l’ho mai bevuto: ti secca?» «Certo che no, anzi: t’invidio.» E via, a perdere una mezz’ora.

Però si sta bene, le sedie sono comode e i camerieri sorridono. Anche quello che assomiglia a Mauro Repetto. Ma avevo trovato da qualche parte un sito che diceva che stava a Parigi, o comunque in Francia, non a Liverpool da Starbucks. «Credo che mangerò un dolcetto» dico, sorridendole. «Tu vuoi niente?» Mi alzo e vado al banco; Mauro mi sorride ancora e mi chiede come può servirmi. Io gl dico che voglio un dolcetto, quello là: e Mauro me lo passa. Pago e non mi trattengo: «Ma sei Mauro?» No, vien fuori che si chiama Tom, ed è inglese purosangue. Sai che figo se avessi incontrato Mauro Repetto?

Mi avrebbe aiutato, adesso che i prossimi giorni sono giorni che non so come saranno, e tutto quello che mi rimane è Valentina e un biglietto di ritorno per l’Italia, e chissà - già - se voglio tornare.

Non è questione di voler voltare pagina. È proprio voglia di cambiare libro.


-- continua venerdì 26 dicembre --

{per l’elenco delle puntate:
qui}