buona la prossima/11
26/09/08 06:52 Archiviato in:romanzo
The memory flows,
e scommetto che non sapresti trovare di chi è la
citazione
{di Matteo Scandolin}
Sabato pomeriggio. Una vita che non passo un sabato pomeriggio in ufficio, e però oggi ci sono. Sistemo mail che non dovrebbero stare nella mia casella di posta in entrata, ma nelle loro sottocartelle, ordinate per argomento o mittente o progetto o altro. Stamattina ho fatto una cosa che non facevo da una vita, anche qui: ho letto il giornale. Quello di carta. Sfogliato le pagine, non navigato tra le pagine. Letto gli articoli secondo il mio impulso, prima le pagine culturali, poi l’attualità politica, poi tutto il resto (e la nera, per variare, l’ho ignorata: tanto, peggio di così). Parrà strano, e parrà la solita tirata antitecnologica, però: erano davvero mesi.
Valentina mi guardava come se fossi un po’ imbecille. Come sempre, ha ragione. Mi guardava come se fossi un imbecille anche perché mi sono svegliato alle otto quando siamo andati a dormire alle tre, e mi sono vestito in fretta e giù a comprare cornetti e giornali. Non ho l’abitudine di fare colazione, lei sì: e allora faccio colazione. Immagino sia piuttosto melenso, ma funziono così, sulle cose piccole e romantiche.
Se con Valentina continua così, alla prossima doccia finirò per asciugarmi i capelli col phon, anche se ho i capelli molto corti.
Donne.
Sposto nella cartella “urgenze” un paio di email di Fabrizio di Milano e relative risposte di Gianluca (che stronzo, io: a inoltrare le email del nemico a Gianluca). È un po’ comica, perché Alvise misticamente è scomparso, e dal giorno di “Andrea-eroe-western” abbiamo sforato qualsiasi scadenza: la segreteria telefonica ha il nastro quasi pieno, i fornitori provano a rintracciarci sui cellulari che teniamo spenti, e: non sta andando proprio bene. Tanto per usare un eufemismo.
Però a me che mi frega, tra due ore vedrò Valentina e il mondo - lasciatemelo dire - sarà di nuovo colorato. Campane in lontananza, rondini che svolazzano e schittano lontano da noi, non addosso. Quasi un miracolo.
Poi mentre sistemo le mail me ne arriva una da Gianluca. Dice che dovrei ascoltare Jens Lekman. Non so chi sia: sarà una di quelle cose assurde che piacciono a lui. O magari una di quelle cose dolci che piacciono a Roberta. O magari un miscuglio di entrambe.
Mi piacciono i miscugli, mi sanno di vero.
Valentina mi scrive un messaggio, dice:
che ne dici di sushi stasera?
Mi vien già fame.
Da qualunque parte la si guardi, questo è un periodo fortunato, per me. Anche se mi rendo conto che qualcuno potrebbe obiettare («ti si sta sbriciolando la società che hai fondato! uno dei tuoi migliori amici è improvvisamente regredito al ruolo di stronzo da manuale!»), alla fine non va così male, finché hai Valentina vicino.
-- continua venerdì 10 ottobre --
{per l’elenco delle puntate precedenti: qui}
{di Matteo Scandolin}
Sabato pomeriggio. Una vita che non passo un sabato pomeriggio in ufficio, e però oggi ci sono. Sistemo mail che non dovrebbero stare nella mia casella di posta in entrata, ma nelle loro sottocartelle, ordinate per argomento o mittente o progetto o altro. Stamattina ho fatto una cosa che non facevo da una vita, anche qui: ho letto il giornale. Quello di carta. Sfogliato le pagine, non navigato tra le pagine. Letto gli articoli secondo il mio impulso, prima le pagine culturali, poi l’attualità politica, poi tutto il resto (e la nera, per variare, l’ho ignorata: tanto, peggio di così). Parrà strano, e parrà la solita tirata antitecnologica, però: erano davvero mesi.
Valentina mi guardava come se fossi un po’ imbecille. Come sempre, ha ragione. Mi guardava come se fossi un imbecille anche perché mi sono svegliato alle otto quando siamo andati a dormire alle tre, e mi sono vestito in fretta e giù a comprare cornetti e giornali. Non ho l’abitudine di fare colazione, lei sì: e allora faccio colazione. Immagino sia piuttosto melenso, ma funziono così, sulle cose piccole e romantiche.
Se con Valentina continua così, alla prossima doccia finirò per asciugarmi i capelli col phon, anche se ho i capelli molto corti.
Donne.
Sposto nella cartella “urgenze” un paio di email di Fabrizio di Milano e relative risposte di Gianluca (che stronzo, io: a inoltrare le email del nemico a Gianluca). È un po’ comica, perché Alvise misticamente è scomparso, e dal giorno di “Andrea-eroe-western” abbiamo sforato qualsiasi scadenza: la segreteria telefonica ha il nastro quasi pieno, i fornitori provano a rintracciarci sui cellulari che teniamo spenti, e: non sta andando proprio bene. Tanto per usare un eufemismo.
Però a me che mi frega, tra due ore vedrò Valentina e il mondo - lasciatemelo dire - sarà di nuovo colorato. Campane in lontananza, rondini che svolazzano e schittano lontano da noi, non addosso. Quasi un miracolo.
Poi mentre sistemo le mail me ne arriva una da Gianluca. Dice che dovrei ascoltare Jens Lekman. Non so chi sia: sarà una di quelle cose assurde che piacciono a lui. O magari una di quelle cose dolci che piacciono a Roberta. O magari un miscuglio di entrambe.
Mi piacciono i miscugli, mi sanno di vero.
Valentina mi scrive un messaggio, dice:
che ne dici di sushi stasera?
Mi vien già fame.
Da qualunque parte la si guardi, questo è un periodo fortunato, per me. Anche se mi rendo conto che qualcuno potrebbe obiettare («ti si sta sbriciolando la società che hai fondato! uno dei tuoi migliori amici è improvvisamente regredito al ruolo di stronzo da manuale!»), alla fine non va così male, finché hai Valentina vicino.
-- continua venerdì 10 ottobre --
{per l’elenco delle puntate precedenti: qui}



