Barbara e il suo eroe dei due mondi
03/03/09 04:20 Archiviato in:intervista
{di Manuela Minelli}
Barbara Minniti è una signora giornalista, che per anni ha lavorato allo storico quotidiano romano “Paese Sera” ed oggi, tra l’organizzazione di un evento culturale e l’altro, si diletta a scrivere romanzi con lo stile giornalistico e coinvolgente che da sempre contraddistingue la sua scrittura.
Perché scrivere? Come nasce questa esigenza?
Ho sempre scritto, sono una giornalista e quindi scrivere è davvero il mio mestiere. E anche da cronista mi è sempre piaciuto raccontare quel che vedevo intorno ad un fatto di cronaca. L’idea che il lettore possa vedere la realtà attraverso i miei occhi è ciò che dà il piacere di scrivere. Da tempo di fatto il mio lavoro non è però più quello di giornalista, e forse per questo la mia necessità di scrivere e comunicare si è trasformata e mi sono data alla vera narrativa.
Casa Collins. Le memorie della segretaria inglese di Garibaldi è l’ultimo, delizioso, romanzo di Barbara Minniti, un omaggio ad un eroe sempreverde, visto con gli occhi di Emma Collins, la sua segretaria e amica inglese che, per mezzo della penna di Barbara, rende l’eroe dei due mondi un uomo assolutamente umano. I grandi della storia sono pochi, ma migliaia sono le vite, spesso del tutto anonime, che il destino pone sul loro cammino. Se il postino di Neruda ha avuto il giusto epilogo romanzesco, perché non può avere la propria biografia romanzata anche la quasi sconosciuta Emma Claire Collins, vicina di casa e “segretaria” inglese del signor Giuseppe Garibaldi durante la sua permanenza all’Isola di Caprera? Casa Collins. Le memorie della segretaria inglese di Garibaldi (edizioni Polistampa) è l’omaggio della giornalista romana Barbara Minniti a una di quelle esistenze opache, sfiorate dalle ali della Storia, ma non tanto da esserne ricordate.
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L'autrice ricorre a un artificio letterario di manzoniana memoria, il ritrovamento da parte di Gavino Puddu, titolare dell'improbabile cattedra di Memorialistica risorgimentale all’Università di Sassari, di un diario autografo (1855-1868) della Collins. Questa, dal privilegiato punto d’osservazione della propria dimora - posta sull’Isola della Maddalena e separata dalla Casa Bianca di Garibaldi solo dal sottile Passo Moneta - descriverà vita pubblica e privata del “primo mito moderno” che, a poco a poco, assumerà le normali dimensioni dell’umanità universale, con i suoi acciacchi, le sue bizze, le sue malinconie. Con humour e con uno stile scorrevole che appassiona Emma racconta le vicende del Risorgimento italiano attraverso le storie di una miriade di personaggi che passano da Caprera: patrioti, rivoluzionari, camicie rosse, ufficiali sabaudi, inglesi o americani. Ma tra le sue memorie trovano spazio anche le vicende personali dell’eroe e i figli di Anita e di altre donne, con cui Emma intreccia la propria storia personale diventando anch’ella parte del romanzo e partecipando con la propria famiglia di un’atmosfera tipicamente inglese, alla Bronte.
Il racconto è introdotto da Annita Garibaldi Jallet, pronipote del Generale, e chiuso con un piccolo colpo di scena da una nota di Fanny Collins, nipote di Emma.
Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Certamente, l’ho letto a 14 anni e credo mi abbia segnato per il resto della vita. Era L’educazione sentimentale di Flaubert. Non a caso mio figlio si chiama Federico, come il suo protagonista, anche se me ne sono resa conto solo adesso!
Il libro più bello che hai letto e il più brutto?
Io leggo moltissimo e un po’ di tutto, passo da un genere all’altro e non ho una graduatoria. Genericamente posso dire che un libro bello è quello che ritrovi con piacere la sera, un libro brutto è quello che molli dopo le prime pagine.
Quali sono i libri che potremmo trovare sul tuo comodino?
Poca letteratura italiana contemporanea, molto classici e poi il mio amato Simenon del quale ho letto praticamente tutto. Non manca Sandor Marai e Mordecai Richler e qualche saggio di storia. La storia mi appassiona, soprattutto le biografie e quella dei paesi del mondo. Mi piacciono anche molto i romanzi di certe scrittrici inglesi contemporanee ambientati nell’800. Non a caso ho scritto un romanzo storico che riguarda proprio quel periodo...
Lavorando noi ad una RivistaInutile – nel senso che sarebbe assolutamente inutile se non addirittura gravissimo non leggerla – dobbiamo necessariamente chiederti cosa è inutile secondo te nella letteratura?
Come si fa a dirlo? Ciò che può essere inutile per me, può non esserlo per un altro. Nella letteratura però inutile può essere un libro che non aggiunge nulla al tuo modo di vedere la vita. A che serve ciò che può solo confermarti nelle tue convinzioni?
E nel giornalismo?
Il discorso è simile, anche se nel giornalismo c’è l’aspetto della correttezza nell’informazione. E’ ben altro dalla letteratura: il lettore sa che un romanzo propone la visione dalla parte dello scrittore, può piacergli o dissentire, ed è comunque attivo perché già la scelta di leggere un libro è un’azione che compie in modo consapevole. L’informazione arriva invece anche se non richiesta e per questo deve essere il più possibile corretta, senza la pretesa di rappresentare l’assoluta verità. In quanto ad inutilità, anche qui è difficile dirlo: per me, per esempio, le pagine dello sport sono assolutamente inutili, ma non per questo dovrebbero scomparire dai quotidiani!
Cos’è che distingue la scrittura femminile da quella maschile?
Non so se effettivamente esiste una letteratura di genere, esistono diverse scuole di pensiero a questo proposito e del resto non solo per la letteratura (per le arti figurative o il cinema, ad esempio), anche perché oggi ci sono molti uomini che sanno scrivere storie che potrebbero apparire “femminili”. La letteratura si è molto evoluta e la contaminazione non solo di genere, secondo me, non permette più molti distinguo. Ultimamente ho letto uno dei romanzi di Alexander McCall Smith, quello del Club dei filosofi dilettanti, e mi è sembrata una storia scritta da una donna. Al contrario, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery potrebbe essere un romanzo scritto da un uomo.
La più grande scrittrice di tutti i tempi secondo Barbara Minniti?
Se la battono Virginia Wolf ed Elsa Morante.
Il romanzo che vorresti aver scritto.
Non ho dubbi: La recita di Bolzano di Sandor Marai.
Immagina che la tua casa stia andando a fuoco e con lei tutta la tua biblioteca. Puoi salvare soltanto tre libri. Quali?
Gli ultimi tre che ho comprato e non ancora letto.
Altro esercizio di immaginazione: sei sulla macchina del tempo, e puoi andare a trovare uno scrittore del passato. Intervistalo per noi in tre domande.
Be’, andrei da Gustave Flaubert, naturalmente per fargli solo una domanda e cioè se mentre scriveva Madame Bovary sapeva già di creare un’icona letteraria.
Barbara Minniti è una signora giornalista, che per anni ha lavorato allo storico quotidiano romano “Paese Sera” ed oggi, tra l’organizzazione di un evento culturale e l’altro, si diletta a scrivere romanzi con lo stile giornalistico e coinvolgente che da sempre contraddistingue la sua scrittura.
Perché scrivere? Come nasce questa esigenza?
Ho sempre scritto, sono una giornalista e quindi scrivere è davvero il mio mestiere. E anche da cronista mi è sempre piaciuto raccontare quel che vedevo intorno ad un fatto di cronaca. L’idea che il lettore possa vedere la realtà attraverso i miei occhi è ciò che dà il piacere di scrivere. Da tempo di fatto il mio lavoro non è però più quello di giornalista, e forse per questo la mia necessità di scrivere e comunicare si è trasformata e mi sono data alla vera narrativa.
Casa Collins. Le memorie della segretaria inglese di Garibaldi è l’ultimo, delizioso, romanzo di Barbara Minniti, un omaggio ad un eroe sempreverde, visto con gli occhi di Emma Collins, la sua segretaria e amica inglese che, per mezzo della penna di Barbara, rende l’eroe dei due mondi un uomo assolutamente umano. I grandi della storia sono pochi, ma migliaia sono le vite, spesso del tutto anonime, che il destino pone sul loro cammino. Se il postino di Neruda ha avuto il giusto epilogo romanzesco, perché non può avere la propria biografia romanzata anche la quasi sconosciuta Emma Claire Collins, vicina di casa e “segretaria” inglese del signor Giuseppe Garibaldi durante la sua permanenza all’Isola di Caprera? Casa Collins. Le memorie della segretaria inglese di Garibaldi (edizioni Polistampa) è l’omaggio della giornalista romana Barbara Minniti a una di quelle esistenze opache, sfiorate dalle ali della Storia, ma non tanto da esserne ricordate.
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L'autrice ricorre a un artificio letterario di manzoniana memoria, il ritrovamento da parte di Gavino Puddu, titolare dell'improbabile cattedra di Memorialistica risorgimentale all’Università di Sassari, di un diario autografo (1855-1868) della Collins. Questa, dal privilegiato punto d’osservazione della propria dimora - posta sull’Isola della Maddalena e separata dalla Casa Bianca di Garibaldi solo dal sottile Passo Moneta - descriverà vita pubblica e privata del “primo mito moderno” che, a poco a poco, assumerà le normali dimensioni dell’umanità universale, con i suoi acciacchi, le sue bizze, le sue malinconie. Con humour e con uno stile scorrevole che appassiona Emma racconta le vicende del Risorgimento italiano attraverso le storie di una miriade di personaggi che passano da Caprera: patrioti, rivoluzionari, camicie rosse, ufficiali sabaudi, inglesi o americani. Ma tra le sue memorie trovano spazio anche le vicende personali dell’eroe e i figli di Anita e di altre donne, con cui Emma intreccia la propria storia personale diventando anch’ella parte del romanzo e partecipando con la propria famiglia di un’atmosfera tipicamente inglese, alla Bronte.
Il racconto è introdotto da Annita Garibaldi Jallet, pronipote del Generale, e chiuso con un piccolo colpo di scena da una nota di Fanny Collins, nipote di Emma.
Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
Certamente, l’ho letto a 14 anni e credo mi abbia segnato per il resto della vita. Era L’educazione sentimentale di Flaubert. Non a caso mio figlio si chiama Federico, come il suo protagonista, anche se me ne sono resa conto solo adesso!
Il libro più bello che hai letto e il più brutto?
Io leggo moltissimo e un po’ di tutto, passo da un genere all’altro e non ho una graduatoria. Genericamente posso dire che un libro bello è quello che ritrovi con piacere la sera, un libro brutto è quello che molli dopo le prime pagine.
Quali sono i libri che potremmo trovare sul tuo comodino?
Poca letteratura italiana contemporanea, molto classici e poi il mio amato Simenon del quale ho letto praticamente tutto. Non manca Sandor Marai e Mordecai Richler e qualche saggio di storia. La storia mi appassiona, soprattutto le biografie e quella dei paesi del mondo. Mi piacciono anche molto i romanzi di certe scrittrici inglesi contemporanee ambientati nell’800. Non a caso ho scritto un romanzo storico che riguarda proprio quel periodo...
Lavorando noi ad una RivistaInutile – nel senso che sarebbe assolutamente inutile se non addirittura gravissimo non leggerla – dobbiamo necessariamente chiederti cosa è inutile secondo te nella letteratura?
Come si fa a dirlo? Ciò che può essere inutile per me, può non esserlo per un altro. Nella letteratura però inutile può essere un libro che non aggiunge nulla al tuo modo di vedere la vita. A che serve ciò che può solo confermarti nelle tue convinzioni?
E nel giornalismo?
Il discorso è simile, anche se nel giornalismo c’è l’aspetto della correttezza nell’informazione. E’ ben altro dalla letteratura: il lettore sa che un romanzo propone la visione dalla parte dello scrittore, può piacergli o dissentire, ed è comunque attivo perché già la scelta di leggere un libro è un’azione che compie in modo consapevole. L’informazione arriva invece anche se non richiesta e per questo deve essere il più possibile corretta, senza la pretesa di rappresentare l’assoluta verità. In quanto ad inutilità, anche qui è difficile dirlo: per me, per esempio, le pagine dello sport sono assolutamente inutili, ma non per questo dovrebbero scomparire dai quotidiani!
Cos’è che distingue la scrittura femminile da quella maschile?
Non so se effettivamente esiste una letteratura di genere, esistono diverse scuole di pensiero a questo proposito e del resto non solo per la letteratura (per le arti figurative o il cinema, ad esempio), anche perché oggi ci sono molti uomini che sanno scrivere storie che potrebbero apparire “femminili”. La letteratura si è molto evoluta e la contaminazione non solo di genere, secondo me, non permette più molti distinguo. Ultimamente ho letto uno dei romanzi di Alexander McCall Smith, quello del Club dei filosofi dilettanti, e mi è sembrata una storia scritta da una donna. Al contrario, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery potrebbe essere un romanzo scritto da un uomo.
La più grande scrittrice di tutti i tempi secondo Barbara Minniti?
Se la battono Virginia Wolf ed Elsa Morante.
Il romanzo che vorresti aver scritto.
Non ho dubbi: La recita di Bolzano di Sandor Marai.
Immagina che la tua casa stia andando a fuoco e con lei tutta la tua biblioteca. Puoi salvare soltanto tre libri. Quali?
Gli ultimi tre che ho comprato e non ancora letto.
Altro esercizio di immaginazione: sei sulla macchina del tempo, e puoi andare a trovare uno scrittore del passato. Intervistalo per noi in tre domande.
Be’, andrei da Gustave Flaubert, naturalmente per fargli solo una domanda e cioè se mentre scriveva Madame Bovary sapeva già di creare un’icona letteraria.



