Bar NordEst (4)
29/01/10 00:28 Archiviato in:Bar NordEst
{di Massimiliano
Santarossa}
Entra il Vez, si siede, mi guarda e dice:
«Da dentro presi la rabbia a piene mani e la buttai nel palcoscenico della vita. Ma spesso siamo attori del vivere, e attorno ci creiamo dei castelli. E quando cadono le mura, rimane solo miseria».
Poi stringe il bicchiere, rabbioso, e continua:
«Oggi viviamo un teatro collettivo. Maschere indossate come vestiti. Atteggiamenti costruiti come castelli. Finzione come vivere, appesa alla pelle del viso. La vera vittoria è far crollare la maschera, buttar giù il castello, strappare la finzione dalla carne. Tornare animali».
Si prende un lungo silenzio, digrigna i denti e prosegue:
«Noi, gente di periferia, vogliamo evadere. Ma nell’esercizio continuo di sottovalutarci, restiamo legati alle nostre catene. E solo raramente, cadono da sole».
A quel punto io esco. Lui resta appeso al bicchiere.
Entra il Vez, si siede, mi guarda e dice:
«Da dentro presi la rabbia a piene mani e la buttai nel palcoscenico della vita. Ma spesso siamo attori del vivere, e attorno ci creiamo dei castelli. E quando cadono le mura, rimane solo miseria».
Poi stringe il bicchiere, rabbioso, e continua:
«Oggi viviamo un teatro collettivo. Maschere indossate come vestiti. Atteggiamenti costruiti come castelli. Finzione come vivere, appesa alla pelle del viso. La vera vittoria è far crollare la maschera, buttar giù il castello, strappare la finzione dalla carne. Tornare animali».
Si prende un lungo silenzio, digrigna i denti e prosegue:
«Noi, gente di periferia, vogliamo evadere. Ma nell’esercizio continuo di sottovalutarci, restiamo legati alle nostre catene. E solo raramente, cadono da sole».
A quel punto io esco. Lui resta appeso al bicchiere.



