Bar Nordest (tre)

{di Massimiliano Santarossa}

Entra l’artista del paese, si siede, mi guarda e dice:
«Mi piacciono le sfumature di colore. Cerco di mettere assieme quelle che tra loro si amano. Non mi interessa la tecnica, lo stile e nemmeno la perfezione. Mi piace quando le sfumature si abbracciano. Tutto qui. Così so che faranno l’amore, nella mia testa e negli occhi altrui».

Si tocca i capelli lunghi, mi sorride e continua:
«La scuola, l’università e i professori, i corsi master esami voti, e le regole, sono tutte cose che creano schemi e caricano pesi. L’artista deve abbattere gli schemi e buttare i pesi, meglio ancora sarebbe evitarli da subito. Arte come assenza».

Attende una mia parola, che non arriva, così conclude:
«La mia vita è un laboratorio. Rivoluzione, del pensiero. Rivoluzione, del messaggio. Rivoluzione, di me stesso».

Non so cosa dire. Sto zitto. Lui prende e se ne va.