Bar NordEst (due)

{di Massimiliano Santarossa}

Entra il poeta, si siede, mi guarda e dice:
«Ho sempre avuto qualcosa dentro. Ma da sempre tentavo di annegarlo con l’alcol. Però teneva duro, e appena ho messo giù il bicchiere, prendendo in pugno una penna, lui è uscito prepotente. Da quel giorno, non sono più io, perché comanda lui».

Sospira a lungo, poi asciuga gli occhi e riprende:
«Perché scrivo? Perché le parole vengono a trovarmi, e io le accolgo e poi le sputo fuori. Scrivo perché non so fare altro, ma se non fossi stonato, sarei una Rock ‘n’ roll Star. Lo giuro: una Rock ‘n’ roll Star!»

Sospira ancora, più forte, ma riattacca:
«Prendo le parole, le metto in fila, ne ripeto la sequanza ossessivamente, così all’infinito, e se non mi annoio, significa che funzionano. Ma solo per me. Sempre solo per me».

Ora non parla nemmeno più. Io mi alzo e me ne vado.