Bagagli
19/12/08 03:08 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
Nella stanza di Claudia il vento fa muovere le doppie tende. Bordeaux sotto, arancio in organza sopra. Si intonano perfettamente con quello strano colore delle pareti, una sorta di spatolato albicocca. Comunque era perfetto quando è entrata in casa e questo le basta. Questa casa le è già costata un botto.
Le tende le fanno il solletico mentre fa avanti e indietro tra il letto e l’armadio. Ha ancora mal di schiena per averlo spostato.
Il trolley nero e acciaio, terribilmente hi-tech , è buttato sul letto. Disfatto. Disfatto il letto perché Claudia non lo rifà mai. Disfatto il trolley perché Claudia continua a fare avanti e indietro senza riuscire a riempirlo.
I colori non si abbineranno mai. Quanti gradi c’erano a Londra? È sicura che Valeria le abbia mandato almeno una dozzina di messaggi per dirle che tempo c’è a Londra, che clima c’è, cosa dicono le previsioni, cosa portarsi.
Una dozzina di bip-bip del cellulare. Una dozzina di momenti in cui il cuore ha perso i battiti, in cui ha sperato che fosse Enrico a scriverle per invitarla a bere il famoso caffé e dirle che la vuole, che vuole uscire con lei, che vuole almeno provarci.
Invece no, era solo Valeria con la sua mania della precisione.
L’uomo senza cuore è svanito nuovamente nel nulla.
Ricominciamo.
Claudia riesamina per la centesima volta l’armadio: felpa nera col cappuccio, cardigan marrone, leggings neri, leggings marroni.
Chissà che cavolo di tempo c’è a Londra. Avrebbe dovuto conservare i messaggi di Vale.
Melissa è nella sua camera candida, pareti bianche, divano bianco, fouton in noce scurissimo con il copriletto candido e un baule etnico come comodino. Glielo abbiamo sempre detto tutte: casa sua sembra una vetrina di Armani casa.
Melissa però non sembra rendersene conto, osserva il trolley blu, bordato in pelle marrone, molto rétro, appoggiato sul letto disfatto. Disfatto il letto, perché la donna delle pulizie oggi non è venuta. Disfatto il trolley perché Melissa non ha la più pallida idea di cosa metterci dentro.
Nibbler, come impazzito, continua a saltare fuori e dentro dal trolley.
«Nibby piantala! Ho detto piantala!» Melissa alza il dito aperto sul letto minacciosa ma Nibby se ne infischia e la guarda con aria di sfida.
Melissa addolcisce i toni: «Dai patatino... sono solo pochi giorni...»
Ma Nibby non vuole sentire ragioni, le volge la schiena pelosa, scende dignitoso dal letto e si sposta davanti al televisore, indispettito. Dopo qualche secondo si sente il suo respiro pesante.
Melissa sospira. Valeria ha detto che a Londra farà fresco. Due cardigan nuovi, impalpabili, sono appoggiati sulla sedia dallo schienale in acciaio cromato.
Forse quelli, con sopra la sciarpa verde, la giacca sahariana che le ha prestato sua sorella e quel cappellino in tela... mioddio sembra un carnevale così. Ci sono almeno quattro colori mescolati a caso. Ricominciamo. Dolcevita nero, cardigan nero, dolcevita in microfibra bianca, cardigan bianco.
Melissa guarda un mucchietto di vestitini e magliette buttati accanto ai nuovi cardigan. Non ci staranno mai. L’uomo senza cervello, Fabrizio per gli amici, l’ha piantata per una praticante pallavolista che ama le moto e si porta solo uno zainetto quando partono. Viaggia leggera. Melissa sghignazza. Per schiantarsi sull’instabile trabiccolo blu elettrico non le serviranno molti vestiti.
Il mio trolley verde fluo è poggiato su una delle sedie accanto alla scrivania in noce. Noce la scrivania, noce l’armadio con lo specchio centrale fumé, noce il letto. L’unica nota diversa è la tappezzeria. Uno spatolato azzurro che ricorda quei leziosi cieli di montagna.
Sul letto, perfettamente rifatto come al solito, ci sono io. Seduta. La testa tra le mani.
Il trolley dal colore improbabile, riconoscibile dal finestrino mentre lo caricano sull’aereo, è aperto. Dentro si sono accumulati a caso un pullover rosa, uno beige, dei jeans neri, una polo blu.
Non c’entrano niente l’uno con l’altro. Chissenefrega.
Di Vittorio, l’uomo senza coraggio, nessuna notizia. Da giorni. Trenta interminabili giorni.
Continuo a fissare il trolley aperto. Un cardigan blu, ecco cosa mi serve. Classico ed elegante, si abbina con tutto, ti fa sentire adeguata ad ogni situazione.
Lo butto in valigia. Ironia della sorte mi ricorda lei.
Un cardigan blu ha tutte le qualità della fidanzata di Vittorio. Io invece rassomiglio piuttosto al mio trolley. Vistoso, ingombrante, difficile da gestire e impegnativo.
Vittorio, infatti, non ha un trolley verde fluo. Ne ha uno anonimo nero.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac. Claudia mette in valigia la sua sveglia. Il ticchettio le ricorda il film Il mago di Oz. L’uomo di cui si è innamorata, Enrico, è l’uomo senza cuore.
Claudia sorride amara mentre guarda la sveglia. Ecco un cuore per l’uomo di latta.
Melissa svuota il portafogli dalle cose inutili. Le cade fuori il tesserino dell’ordine degli avvocati.
Fabrizio, l’uomo senza cervello, ha rischiato cento volte di non farcela, prima all’università, dove si è laureato in ritardo, poi mentre faceva pratica. Melissa c’era sempre, ad incoraggiarlo, a sostenerlo, a credere in lui.
Alla fine quando ha avuto il suo tesserino l’ha piantata per... basta, meglio non pensarci.
Raccoglie il tesserino e lo rimette nel portafogli. Sorride ripensando a quel vecchio film, Il mago di Oz. Ecco un diploma per lo spaventapasseri senza cervello.
Estraggo da un sacchettino turchese il bracciale di Tiffany che mi ha regalato Vittorio. «Per una fashion addict come te...» ha detto con uno dei suoi sorrisi che mi stordiscono.
È il bracciale con la medaglietta.
Vittorio. L’uomo senza coraggio, l’uomo che non lascerà mai la fidanzata.
Mi viene in mente Il mago di Oz. ecco una medaglia per il leone senza coraggio.
Tre trolley sono allineati sul nastro trasportatore all’aeroporto di Linate. Guardiamo il peso complessivo trattenendo il fiato.
Mi volto verso le ragazze: «Strano... sono leggeri...»
Claudia solleva un sopracciglio: »Certo. I nostri cuori pesanti come macigni viaggiano nel bagaglio a mano... per fortuna che non ce l’hanno pesato...»
Poi si blocca e guarda fuori.
«Oddio, non posso salire su quel trabiccolo con le ali!»
Melissa la guarda dritto negli occhi: «Se io sono salita su un bolide a due ruote e sono arrivata viva fino a Como, tu salirai su questo trabiccolo, chiaro?»
Claudia sorride. Anche a me viene da ridere.
«Okay ragazze» dico «ci faranno un Martini in questo aeroporto, che dite?»
Nella stanza di Claudia il vento fa muovere le doppie tende. Bordeaux sotto, arancio in organza sopra. Si intonano perfettamente con quello strano colore delle pareti, una sorta di spatolato albicocca. Comunque era perfetto quando è entrata in casa e questo le basta. Questa casa le è già costata un botto.
Le tende le fanno il solletico mentre fa avanti e indietro tra il letto e l’armadio. Ha ancora mal di schiena per averlo spostato.
Il trolley nero e acciaio, terribilmente hi-tech , è buttato sul letto. Disfatto. Disfatto il letto perché Claudia non lo rifà mai. Disfatto il trolley perché Claudia continua a fare avanti e indietro senza riuscire a riempirlo.
I colori non si abbineranno mai. Quanti gradi c’erano a Londra? È sicura che Valeria le abbia mandato almeno una dozzina di messaggi per dirle che tempo c’è a Londra, che clima c’è, cosa dicono le previsioni, cosa portarsi.
Una dozzina di bip-bip del cellulare. Una dozzina di momenti in cui il cuore ha perso i battiti, in cui ha sperato che fosse Enrico a scriverle per invitarla a bere il famoso caffé e dirle che la vuole, che vuole uscire con lei, che vuole almeno provarci.
Invece no, era solo Valeria con la sua mania della precisione.
L’uomo senza cuore è svanito nuovamente nel nulla.
Ricominciamo.
Claudia riesamina per la centesima volta l’armadio: felpa nera col cappuccio, cardigan marrone, leggings neri, leggings marroni.
Chissà che cavolo di tempo c’è a Londra. Avrebbe dovuto conservare i messaggi di Vale.
Melissa è nella sua camera candida, pareti bianche, divano bianco, fouton in noce scurissimo con il copriletto candido e un baule etnico come comodino. Glielo abbiamo sempre detto tutte: casa sua sembra una vetrina di Armani casa.
Melissa però non sembra rendersene conto, osserva il trolley blu, bordato in pelle marrone, molto rétro, appoggiato sul letto disfatto. Disfatto il letto, perché la donna delle pulizie oggi non è venuta. Disfatto il trolley perché Melissa non ha la più pallida idea di cosa metterci dentro.
Nibbler, come impazzito, continua a saltare fuori e dentro dal trolley.
«Nibby piantala! Ho detto piantala!» Melissa alza il dito aperto sul letto minacciosa ma Nibby se ne infischia e la guarda con aria di sfida.
Melissa addolcisce i toni: «Dai patatino... sono solo pochi giorni...»
Ma Nibby non vuole sentire ragioni, le volge la schiena pelosa, scende dignitoso dal letto e si sposta davanti al televisore, indispettito. Dopo qualche secondo si sente il suo respiro pesante.
Melissa sospira. Valeria ha detto che a Londra farà fresco. Due cardigan nuovi, impalpabili, sono appoggiati sulla sedia dallo schienale in acciaio cromato.
Forse quelli, con sopra la sciarpa verde, la giacca sahariana che le ha prestato sua sorella e quel cappellino in tela... mioddio sembra un carnevale così. Ci sono almeno quattro colori mescolati a caso. Ricominciamo. Dolcevita nero, cardigan nero, dolcevita in microfibra bianca, cardigan bianco.
Melissa guarda un mucchietto di vestitini e magliette buttati accanto ai nuovi cardigan. Non ci staranno mai. L’uomo senza cervello, Fabrizio per gli amici, l’ha piantata per una praticante pallavolista che ama le moto e si porta solo uno zainetto quando partono. Viaggia leggera. Melissa sghignazza. Per schiantarsi sull’instabile trabiccolo blu elettrico non le serviranno molti vestiti.
Il mio trolley verde fluo è poggiato su una delle sedie accanto alla scrivania in noce. Noce la scrivania, noce l’armadio con lo specchio centrale fumé, noce il letto. L’unica nota diversa è la tappezzeria. Uno spatolato azzurro che ricorda quei leziosi cieli di montagna.
Sul letto, perfettamente rifatto come al solito, ci sono io. Seduta. La testa tra le mani.
Il trolley dal colore improbabile, riconoscibile dal finestrino mentre lo caricano sull’aereo, è aperto. Dentro si sono accumulati a caso un pullover rosa, uno beige, dei jeans neri, una polo blu.
Non c’entrano niente l’uno con l’altro. Chissenefrega.
Di Vittorio, l’uomo senza coraggio, nessuna notizia. Da giorni. Trenta interminabili giorni.
Continuo a fissare il trolley aperto. Un cardigan blu, ecco cosa mi serve. Classico ed elegante, si abbina con tutto, ti fa sentire adeguata ad ogni situazione.
Lo butto in valigia. Ironia della sorte mi ricorda lei.
Un cardigan blu ha tutte le qualità della fidanzata di Vittorio. Io invece rassomiglio piuttosto al mio trolley. Vistoso, ingombrante, difficile da gestire e impegnativo.
Vittorio, infatti, non ha un trolley verde fluo. Ne ha uno anonimo nero.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac. Claudia mette in valigia la sua sveglia. Il ticchettio le ricorda il film Il mago di Oz. L’uomo di cui si è innamorata, Enrico, è l’uomo senza cuore.
Claudia sorride amara mentre guarda la sveglia. Ecco un cuore per l’uomo di latta.
Melissa svuota il portafogli dalle cose inutili. Le cade fuori il tesserino dell’ordine degli avvocati.
Fabrizio, l’uomo senza cervello, ha rischiato cento volte di non farcela, prima all’università, dove si è laureato in ritardo, poi mentre faceva pratica. Melissa c’era sempre, ad incoraggiarlo, a sostenerlo, a credere in lui.
Alla fine quando ha avuto il suo tesserino l’ha piantata per... basta, meglio non pensarci.
Raccoglie il tesserino e lo rimette nel portafogli. Sorride ripensando a quel vecchio film, Il mago di Oz. Ecco un diploma per lo spaventapasseri senza cervello.
Estraggo da un sacchettino turchese il bracciale di Tiffany che mi ha regalato Vittorio. «Per una fashion addict come te...» ha detto con uno dei suoi sorrisi che mi stordiscono.
È il bracciale con la medaglietta.
Vittorio. L’uomo senza coraggio, l’uomo che non lascerà mai la fidanzata.
Mi viene in mente Il mago di Oz. ecco una medaglia per il leone senza coraggio.
Tre trolley sono allineati sul nastro trasportatore all’aeroporto di Linate. Guardiamo il peso complessivo trattenendo il fiato.
Mi volto verso le ragazze: «Strano... sono leggeri...»
Claudia solleva un sopracciglio: »Certo. I nostri cuori pesanti come macigni viaggiano nel bagaglio a mano... per fortuna che non ce l’hanno pesato...»
Poi si blocca e guarda fuori.
«Oddio, non posso salire su quel trabiccolo con le ali!»
Melissa la guarda dritto negli occhi: «Se io sono salita su un bolide a due ruote e sono arrivata viva fino a Como, tu salirai su questo trabiccolo, chiaro?»
Claudia sorride. Anche a me viene da ridere.
«Okay ragazze» dico «ci faranno un Martini in questo aeroporto, che dite?»



