La rosa corallo
29/10/08 22:13 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
La giornata è atroce, esattamente come me l’aspettavo.
Irrimediabilmente snob, questo è l’appellativo che mi hanno appiccicato e che mi tengo stretta. Anzi,Continua a leggere ->
La giornata è atroce, esattamente come me l’aspettavo.
Irrimediabilmente snob, questo è l’appellativo che mi hanno appiccicato e che mi tengo stretta. Anzi,Continua a leggere ->
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Novalis di Giorgio Fontana
29/10/08 21:56 Archiviato in:recensione
{di Alessandro
Romeo}
La prima pagina di un libro è la copertina.
Travis Smith, l’autore della copertina di Novalis, ci introduce alla lettura con un’immagine che a prima vista non sorprende. C’è un uomo con i capelli lunghi e la chitarra in mano che cammina sul ciglio della strada, una città con dei grattacieli, il deserto: elementi che portano a scenari già pensati, a storie già sentite, a personaggi già incontrati in qualche libro nemmeno troppo recente di letteratura americana, o in qualche film. Il punto è che, in quelle storie, i personaggi hanno la città alle spalle e il deserto davanti, con tutto il panorama di domande senza risposta e orizzonti infermi che li aspetta. Travis Smith invece ribalta lo schema: sulla strada, d'accordo, ma sulla strada verso qualcosa.Continua a leggere ->
La prima pagina di un libro è la copertina.
Travis Smith, l’autore della copertina di Novalis, ci introduce alla lettura con un’immagine che a prima vista non sorprende. C’è un uomo con i capelli lunghi e la chitarra in mano che cammina sul ciglio della strada, una città con dei grattacieli, il deserto: elementi che portano a scenari già pensati, a storie già sentite, a personaggi già incontrati in qualche libro nemmeno troppo recente di letteratura americana, o in qualche film. Il punto è che, in quelle storie, i personaggi hanno la città alle spalle e il deserto davanti, con tutto il panorama di domande senza risposta e orizzonti infermi che li aspetta. Travis Smith invece ribalta lo schema: sulla strada, d'accordo, ma sulla strada verso qualcosa.Continua a leggere ->
G.
21/10/08 04:34 Archiviato in:racconto
{di
Tommaso
Raimo}
G. veniva tutte le domeniche in mezzo alla piazza del paese
e i bambini erano tutti contenti
dicevano: «mamma! oggi non viene G.?
cosa gli sarà accaduto?»
ma poi G. alla fine arrivava e allora erano tutti contenti.Continua a leggere ->
G. veniva tutte le domeniche in mezzo alla piazza del paese
e i bambini erano tutti contenti
dicevano: «mamma! oggi non viene G.?
cosa gli sarà accaduto?»
ma poi G. alla fine arrivava e allora erano tutti contenti.Continua a leggere ->
Maracaibo
17/10/08 01:32 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
«Maracaibo, balla barracuda, sì ma balla nuda!»
Melissa ed io siamo entrate al VIP finalmente, sono le 3 credo, non lo so.
«Quanto abbiamo bevuto Mely? Che ore sono?»
«Mmmm?»
Melissa ha la palpebra in caduta libera e mi guarda incerta. Sventola il polso e sorride. Melissa non porta mai l’orologio.
Nel dubbio intanto strisciamo la carta di credito. A gennaio probabilmente non potremo concederci neppure una cena da Zero il nostro ristorante preferito.
Pazienza, è capodanno, siamo a Cortina, si vive una volta sola!
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«Maracaibo, balla barracuda, sì ma balla nuda!»
Melissa ed io siamo entrate al VIP finalmente, sono le 3 credo, non lo so.
«Quanto abbiamo bevuto Mely? Che ore sono?»
«Mmmm?»
Melissa ha la palpebra in caduta libera e mi guarda incerta. Sventola il polso e sorride. Melissa non porta mai l’orologio.
Nel dubbio intanto strisciamo la carta di credito. A gennaio probabilmente non potremo concederci neppure una cena da Zero il nostro ristorante preferito.
Pazienza, è capodanno, siamo a Cortina, si vive una volta sola!
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Capitavo qui per caso
12/10/08 10:52 Archiviato in:capitavo qui
per caso
Porte aperte a tutte le chiavi (di ricerca)
{di Ferdinando Guadalupi}
Se non siete ancora tutti tornati dalle vacanze, be’... allora ho un messaggio per chi è ancora in giro: «bastardo!» Io invece sono sempre qua, come pure i simpatici amici che, in un modo o - molto spesso – nell’altro, capitano dalle nostre parti (intendo telematiche).
Dalle nostre parti (ora intendo “fisiche”) non vorrei mai capitasse chi ha cercato su non so quale motore di ricerca “attacchi d’ira continui”.
“Collaborare online con un giornale a siracusa”? Ecco, hai presente dalla parte opposta...?
Vorrei in effetti sapere anch’io chi sia stato “il primo scrittore online”.
Sono infine contento di sapere che il nostro buon Arturo ha messo sù una nuova attività: “fabra calzature”. Mi prenoto un paio di Crocs...!
Saluti e baci!
{di Ferdinando Guadalupi}
Se non siete ancora tutti tornati dalle vacanze, be’... allora ho un messaggio per chi è ancora in giro: «bastardo!» Io invece sono sempre qua, come pure i simpatici amici che, in un modo o - molto spesso – nell’altro, capitano dalle nostre parti (intendo telematiche).
Dalle nostre parti (ora intendo “fisiche”) non vorrei mai capitasse chi ha cercato su non so quale motore di ricerca “attacchi d’ira continui”.
“Collaborare online con un giornale a siracusa”? Ecco, hai presente dalla parte opposta...?
Vorrei in effetti sapere anch’io chi sia stato “il primo scrittore online”.
Sono infine contento di sapere che il nostro buon Arturo ha messo sù una nuova attività: “fabra calzature”. Mi prenoto un paio di Crocs...!
Saluti e baci!
buona la prossima/12
10/10/08 04:01 Archiviato in:romanzo
Soap opera
{di Matteo Scandolin}
Poi ha aperto la finestra, e c’era tanta nebbia che l’ultima cosa comprensibile era il lampione davanti alla porta, e basta. Un’aureola di luce stantia, di quelle gialle che riverberano alle gocce di nebbia da un lampione vecchio: e poi
giusto poi
bianco.
Giorgia mi prende la mano e sorride che sembra tornare - per un attimo e un attimo soltanto - il sole e mi dice, in un bacio, che mi ama. Piccolo battito che manca, quello dal mio cuore, tra le labbra sue e più in là, in fondo alla gola, dove batte il suo.
Rincoglionito che peggio di così neanche a quattordici anni, e davvero io - sì lo dico e mai lo nego
davvero io di dieci anni più giovane mi ci sento, con Giorgia, ché le giornate sembrano non finire mai e mai incominciare: tutto un unico giorno, un unico miracolo che mi luccica d’intorno e mi appende la vita addosso e sì: è bello essere innamorati.
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{di Matteo Scandolin}
Poi ha aperto la finestra, e c’era tanta nebbia che l’ultima cosa comprensibile era il lampione davanti alla porta, e basta. Un’aureola di luce stantia, di quelle gialle che riverberano alle gocce di nebbia da un lampione vecchio: e poi
giusto poi
bianco.
Giorgia mi prende la mano e sorride che sembra tornare - per un attimo e un attimo soltanto - il sole e mi dice, in un bacio, che mi ama. Piccolo battito che manca, quello dal mio cuore, tra le labbra sue e più in là, in fondo alla gola, dove batte il suo.
Rincoglionito che peggio di così neanche a quattordici anni, e davvero io - sì lo dico e mai lo nego
davvero io di dieci anni più giovane mi ci sento, con Giorgia, ché le giornate sembrano non finire mai e mai incominciare: tutto un unico giorno, un unico miracolo che mi luccica d’intorno e mi appende la vita addosso e sì: è bello essere innamorati.
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ABCCXAB
07/10/08 04:09 Archiviato in:racconto
{di
Paolo
Zardi}
[Silenzio. Un tavolo di vetro sullo sfondo. Luci basse. Sedersi con le gambe incrociate. Blu. Odore di lavanda.]
Un condannato a morte, in Giappone, aspetta, nella sua cella molto asettica, l’arrivo dei secondini per l’ora di pranzo. Sta seduto per terra, su un tappetino. Guarda il muro davanti, come fa da circa trent’anni. Quanto mancherà? pensa. A differenza degli Stati Uniti, sulle cui esecuzioni sappiamo tutto, quasi nessuno è a conoscenza del fatto che in Giappone i condannati a morte possono rimanere nel braccio della morte per decine di anni; non solo: che l’esecuzione non è annunciata. Ad un certo punto, ad ora di pranzo, arrivano due persone che ti portano fuori dalla cella. Mentre insieme si cammina lungo un corridoio, ti dicono: ora ti impicchiamo. Dopo cinque minuti, il tuo corpo penzola, lieve. Le tue mutande sono bagnate di urina e sporche delle feci liberate nel momento in cui il midollo spinale si è spezzato. Per cui anche adesso, un condannato a morte, in Giappone, aspetta, nella sua cella molto asettica, l’arrivo dei secondini, che porteranno il pranzo o la morte.
[Alzarsi di colpo. Gesticolare. Andare avanti ed indietro per la stanza. Rosso. Resina.]
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[Silenzio. Un tavolo di vetro sullo sfondo. Luci basse. Sedersi con le gambe incrociate. Blu. Odore di lavanda.]
Un condannato a morte, in Giappone, aspetta, nella sua cella molto asettica, l’arrivo dei secondini per l’ora di pranzo. Sta seduto per terra, su un tappetino. Guarda il muro davanti, come fa da circa trent’anni. Quanto mancherà? pensa. A differenza degli Stati Uniti, sulle cui esecuzioni sappiamo tutto, quasi nessuno è a conoscenza del fatto che in Giappone i condannati a morte possono rimanere nel braccio della morte per decine di anni; non solo: che l’esecuzione non è annunciata. Ad un certo punto, ad ora di pranzo, arrivano due persone che ti portano fuori dalla cella. Mentre insieme si cammina lungo un corridoio, ti dicono: ora ti impicchiamo. Dopo cinque minuti, il tuo corpo penzola, lieve. Le tue mutande sono bagnate di urina e sporche delle feci liberate nel momento in cui il midollo spinale si è spezzato. Per cui anche adesso, un condannato a morte, in Giappone, aspetta, nella sua cella molto asettica, l’arrivo dei secondini, che porteranno il pranzo o la morte.
[Alzarsi di colpo. Gesticolare. Andare avanti ed indietro per la stanza. Rosso. Resina.]
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We got the city
03/10/08 00:00 Archiviato in:racconto
{di Viviana
Capurso}
Sul terrazzo di Melissa vedo i tetti di Brera che si illuminano.
Nibbler, detto affettuosamente “il Niuzzo” dialoga con Adam, guardandolo intensamente.
Adam è il suo amico immaginario.
Scaldo la mia Corona tenendola in mano e sgocciolo sulla moquette dell’appartamento di Melissa.
Lei, nella cucina-salotto-libreria-camera da letto litiga con la sua mini bag griffatissima.
Non c’è verso, o il portafogli o le sigarette. Insieme non possono coesistere.
Alla fine della lotta, con il pacchetto di Davidoff in mano, sospira.Continua a leggere ->
Sul terrazzo di Melissa vedo i tetti di Brera che si illuminano.
Nibbler, detto affettuosamente “il Niuzzo” dialoga con Adam, guardandolo intensamente.
Adam è il suo amico immaginario.
Scaldo la mia Corona tenendola in mano e sgocciolo sulla moquette dell’appartamento di Melissa.
Lei, nella cucina-salotto-libreria-camera da letto litiga con la sua mini bag griffatissima.
Non c’è verso, o il portafogli o le sigarette. Insieme non possono coesistere.
Alla fine della lotta, con il pacchetto di Davidoff in mano, sospira.Continua a leggere ->


