lug 2008

Dal loggione

{di Alessandro Milanese}

su, su dal loggione io ti osservo
bella, che tuo marito ne è superbo
Paolo Conte


Mai stato in un teatro in vita mia.
Lo giuro.
Forse un paio di volte, anni fa.
Per vedere tristi comici tv, prestati a teatri da 500 posti.
Quelli da sketch da 5 minuti, che dopo mezz’ora di teatro vorresti uccidere.
Una morte lenta.

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Charme sincopato [chiacchiere di musica/6]

{di Gabriele Naia}

«Per me cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, in un torrente di lava... io contro gli elementi.» L’ha detto una cantante molto famosa, con una voce veramente particolare e potente. Più che cantante, sarebbe meglio dire artista. Ma va be’, non è questo il punto, perché non voglio parlare di lei. Questa frase mi serviva per introdurre l’argomento di questa volta: il canto, appunto.Continua a leggere ->

3 poesie

{di Cronopio Cervellatore}


SOVRAESPOSTI


Sovraesposti
alle follie del vivere
Splendenti Luccicate
Nel mondo del Subito.

Sempre alla ricerca
del primo numero al Gran Premio,
di Margherite d’Oro e d’Argento,
di cugini nell’Album,
di Sexy-donne e possibili Domani.
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buona la prossima/6

A un certo punto non capisco più niente
{di Matteo Scandolin}

Ad un certo momento, piove. Di brutto. In piedi davanti alla finestra vedo una dozzina di persone rattrappite sotto a un portico e qualcuno che temerario attraversa la strada. Il traffico in strada rallenta un poco, ma neanche di tanto. Alvise scuote la testa, dice che è normale che piova col caldo che ha accumulato negli scorsi giorni, e siamo appena a maggio, e vedrai che estate fresca che ci ritroviamo.

Io odio l’estate.
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Intervista a Giorgio Vasta

{di Arturo Fabra}

Ammettiamolo, se un paio dei redattori di questa rivista non avessero conosciuto
Giorgio Vasta in qualità di docente di un corso sulla scrittura, forse inutile non ci sarebbe e/o sarebbe diversa. Visto che il signor Vasta si lascia raggiungere e intervistare con la sua solita amichevole disponibilità, perché non approfittarne?

È possibile, secondo te, guadagnarsi da vivere scrivendo in Italia oggi e, soprattutto, scrivendo cosa?

La scrittura è un’azione contemporaneamente privata e sociale e dunque, nella sua dimensione sociale, può essere considerata come qualcosa di fisiologicamente inscritto in un mercato. Quando - ne parla
Roland Barthes in un libro che si intitola La retorica antica - nel 485 a.C., a seguito di trasferimenti di popolazioni per popolare Siracusa e di dispute sulle proprietà, diventa necessario intentare dei processi, a determinare i loro differenti esiti è il linguaggio, l’“eloquenza”, la parola che riesce, o non riesce, a persuadere. L’organizzazione formale del linguaggio è quindi direttamente connessa a un’esigenza concreta, persino prosaica se si vuole essere molto idealisti, a una pura e semplice rivendicazione di proprietà e dunque a una dimensione commerciale. Il linguaggio “vende” se stesso, e questo vale in modo evidente se pensiamo, oggi, alle parole di uno spot pubblicitario, ma vale anche se prendiamo in considerazione un libro di narrativa, all’interno del quale ci sono tantissime parole combinate insieme a raccontare una storia e a persuadere, attraverso quell’ordigno linguistico, che i soldi spesi per acquistare quell’oggetto sono stati ben investiti.Continua a leggere ->

Charme sincopato [chiacchiere di musica/5]

{di Gabriele Naia}

L’ultima volta era venuta fuori la questione musica-immagini. A questo punto mi piacerebbe fare un piccolo discorso sulle colonne sonore, ma, visto che l’altra volta non ho mantenuto la promessa di leggerezza, cerco di farmi perdonare e dedico la puntata ad una cosa meno “impegnata”.

Jeff Buckley. Non voglio stare qui a raccontare la storia della sua vita, ché tanto ormai la conoscono tutti. Scelgo di parlare degli ultimi quindici secondi di Eternal Life, traccia 9 di Grace. Perché? Non c’è una ragione precisa. Trovo semplicemente che in questo finale ci sia una chicca in cui si può ascoltare tutta la potenza vocale di questo ragazzo californiano. Eternal Life non è chissà che canzone. Giro molto comune, banalmente rock, senza grandi variazioni o sviluppi. Di gran lunga inferiore rispetto ad altre tracce dell’album. Ma questo non fa che impreziosire la chicca anticipata.Continua a leggere ->

Facciamo che tu eri

{di Sara Dinardo}

La stanza è vasta e, nonostante l’attesa lo abbia trattenuto lì a lungo, Joe ancora non ha trovato un angolo, seppure angusto, in cui l’aria non sia pervasa di tensione. All’altro capo della sala, dietro una fila di banchi disposti orizzontalmente, siede chi giudica se chi affronta l’audizione abbia i requisiti necessari per ottenere una parte, che si presenta a molti come un’occasione unica. Deboli sussurrii di chi ripete tra sé uno stropicciato copione e un rumore di fogli,freneticamente ripassati, sono i suoni che accompagnano le speranze e le paure nella mente di tutti. La competizione si avverte e si osserva, in chi attende il proprio momento. Se non fosse per le sedie tutte occupate, ognuno potrebbe affermare di essere solo...Continua a leggere ->

Capitavo qui per caso

Porte aperte a tutte le chiavi (di ricerca)
{di Ferdinando Guadalupi}

Interessanti gli spunti offerti da questa puntata. Le “scarpe colorate” hanno lasciato il posto a delle “scarpe ridicole”, quindi il target è cambiato. Si prosegue con fratello premuroso: “apparecchio denti fratello” ed un immancabile “blog spinti”.

Meteorismo. Rispondo a te, caro amico, che cerchi “che problema ha uno che scorreggia troppo”. In inutile troverai le risposte alle tue domande, basta aspettare un po’. La prossima volta, però, meglio un dottore… Concludo con una menzione all’internazionalità raggiunta dal nostro opuscolo: “ich kann nicht italiano”, “ich weiß es nicht.”, “das war ein gutes essen”. Qualcuno che conosca il tedesco… ? Passo e chiudo.

buona la prossima/5

dovevamo essere in due
{di Matteo Scandolin}

Sento il campanello, appoggio il mestolo di legno e vado ad aprire la porta. C’è Giorgia, coi piedi ben piantati sul tappetino sgualcito. Mi guarda e dice dura: «Dobbiamo parlare».

Alè, via, che ben lunedì sera.

Torno in cucina e lascio che sia lei a chiudere la porta; vorrei tirar giù una sonora bestemmia ma riprendo soltanto il mestolo e torno a girare un poco il sugo. Sento che si toglie la giacca e che mi segue in cucina. «Come va?» Alzo le spalle. Non vorrei trattarla male, ma non vorrei neanche fosse qui.Continua a leggere ->

Ordinaria mania

{di Elena Borghi}

Hai un viso bellissimo, signorina dai capelli rossi.

Bello di una bellezza che piacerebbe a pochi, non da copertina. E che non si intona all’estate. Ma disturbata e sfuggente, una bellezza di cui tu di certo non ti accorgi, da film un po’ ansiogeno.

Dentro, un paio d’occhi a tratti inespressivi (anestetizzati, si direbbe) e poi subito inafferrabili: due occhi da animale braccato, che sembrano riconoscere in chiunque un carnefice. O forse a chiunque chiedono aiuto.Continua a leggere ->