About a record (4)
Ok, questa non è
la posta del
cuore.
Non è una rubrica di consigli amorosi.
Però, caspiterina, quando a uno scappa di dare un
consiglio, vorrà ben dire qualcosa.
(Apro una parentesi e
mi rivolgo a chi mi conosce
personalmente.
Non sono impazzito, e
sono conscio che IO sono l'ultima persona sul globo
terrestre che può pontificare sulla questione. Non vi
preoccupate, è una cosa occasionale e non capiterà
mai più. Chiusa parentesi.)
Perchè non capita spesso che esca un nuovo disco dei
Built to spill (Pavement a parte, forse il migliore
gruppo Indie americano degli anni 90, per Pitchfork
due dischi nei primi 30 della decade). La cadenza è
uno ogni tre/quattro anni, o giù di lì.
Bene, a questo punto voi vi starete chiedendo: ma che
cazzo c’entra There is no
enemy con tutto il resto?
Eccola, la risposta: se per caso in vita vostra vi
capiterà di incontrare una persona che ascolta i
Built to spill, bè, il mio spassionato consiglio è:
sposatela!
O se avete dei problemi nel farlo rapitela,
imprigionatela, rinchiudetela, non fate avvicinare
nessun'altro. Marcate il territorio, anche a costo di
pisciare in tutti gli angoli del monolocale. Non fate
la mia fine, che a malapena riesco ad ascoltare i
loro vecchi dischi.
Prendo il secondo, per esempio: There's nothing wrong
with love, del 1994
(ok, era
il suo,
confesso). Lo metto su, tutto bene per il primo
pezzo, barcollo su Reasons,
mi riprendo col terzo e quando il lettore segna 4, e
sta per partire
Car,
abdico e
tolgo il cd.
Yes, we can't!
Riprovo con Keep it like a
secret (1999), a malapena arrivo
a
Carry the zero (terzo pezzo) che mi
ritrovo a cantare come uno scemo il ritornello senza
neanche sapere le parole (mai sapute).
E nel mentre sono già su Google, Facebook, e
qualsiasi altra cazzo di fonte attendibile, per
vedere (di nascosto, sia chiaro) se ci sono
sue
foto recenti,
se i suoi spettacoli teatrali sono stati recensiti
bene, se è ancora impegnata nel sociale ecc. ecc.
Va bene, insultatemi. Ma voi, al posto mio, non
fareste lo stesso per una che chiamò il proprio
uccellino (non fate battute stupide che arrivo sotto
casa vostra) Pedro,
in omaggio ad un misconosciuto gruppo indie dal
nome Pedro
the lion???
Secondo me sì.
Forse la verità è che ognuno di noi ha i propri Built
to spill.
Un gruppo da tenere nell'armadio in fianco agli
scheletri, ai cocci rotti. Un gruppo con melodie
strappaorgani e chitarre liquide e rumorose
(immaginate un Neil Young che si butta sul repertorio
dei Beatles o sui classici del soul) che ha sfornato
in questi sedici anni dei grandi dischi - oltre a
quelli già citati segnalo anche il bellissimo
Live
(in cui
casualmente trova spazio una versione di venti minuti
di Cortez the
killer del nostro Neil) ed il
progressivo (non pensate a tastiere ed elfi)
Perfect
from now on.
E arriviamo a oggi.
A fine 2009, in America, è uscito There is no
enemy.
Disco di cui bisogna parlare partendo quasi dalla
fine, dalla decima canzone: Things
fall apart. Una ballata classica
(forse fin troppo, per loro), ma che deraglia in un
trupudio di fiati e (per dio!) nella chitarra di Doug
Martsch. Un meraviglioso assolo tra il puro genio e
la pura casualità che esce dalle mani e dalla barba
della sola persona capace di scrivere canzoni del
genere.
Canzoni, quelle di There is no
enemy, che non sorprendono più
il sottoscritto ma che scaldano lo stesso e non poco,
in equilibrio tra ballate delicate
(Nowhere
lullaby, la luccicante
Done)
e chitarre
stelle & strisce (Oh yeah
e
la
punkeggiante Pat).
Un po' come quel vostro cugino che abita lontano e
non vedete quasi mai, quello dei soliti due o tre
aneddoti, che quando si presenta a casa vostra
(magari non annunciato) avete tanto ma tanto piacere
di vedere.



