About a record (4)

{di Alessandro Milanese}

there_is_no_enemy

Ok, questa non è la posta del cuore.
Non è una rubrica di consigli amorosi.
Però, caspiterina, quando a uno scappa di dare un consiglio, vorrà ben dire qualcosa.

(Apro una parentesi e mi rivolgo a chi mi conosce personalmente.
Non sono impazzito, e sono conscio che IO sono l'ultima persona sul globo terrestre che può pontificare sulla questione. Non vi preoccupate, è una cosa occasionale e non capiterà mai più. Chiusa parentesi.)

Perchè non capita spesso che esca un nuovo disco dei Built to spill (Pavement a parte, forse il migliore gruppo Indie americano degli anni 90, per Pitchfork due dischi nei primi 30 della decade). La cadenza è uno ogni tre/quattro anni, o giù di lì.
Bene, a questo punto voi vi starete chiedendo: ma che cazzo c’entra
There is no enemy con tutto il resto?
Eccola, la risposta: se per caso in vita vostra vi capiterà di incontrare una persona che ascolta i Built to spill, bè, il mio spassionato consiglio è: sposatela!
O se avete dei problemi nel farlo rapitela, imprigionatela, rinchiudetela, non fate avvicinare nessun'altro. Marcate il territorio, anche a costo di pisciare in tutti gli angoli del monolocale. Non fate la mia fine, che a malapena riesco ad ascoltare i loro vecchi dischi.
Prendo il secondo, per esempio:
There's nothing wrong with love, del 1994 (ok, era il suo, confesso). Lo metto su, tutto bene per il primo pezzo, barcollo su Reasons, mi riprendo col terzo e quando il lettore segna 4, e sta per partire Car, abdico e tolgo il cd.
Yes, we can't!
Riprovo con
Keep it like a secret (1999), a malapena arrivo a Carry the zero (terzo pezzo) che mi ritrovo a cantare come uno scemo il ritornello senza neanche sapere le parole (mai sapute).
E nel mentre sono già su Google, Facebook, e qualsiasi altra cazzo di fonte attendibile, per vedere (di nascosto, sia chiaro) se ci sono
sue foto recenti, se i suoi spettacoli teatrali sono stati recensiti bene, se è ancora impegnata nel sociale ecc. ecc.
Va bene, insultatemi. Ma voi, al posto mio, non fareste lo stesso per una che chiamò il proprio uccellino (non fate battute stupide che arrivo sotto casa vostra)
Pedro, in omaggio ad un misconosciuto gruppo indie dal nome Pedro the lion???
Secondo me sì.
Forse la verità è che ognuno di noi ha i propri Built to spill.
Un gruppo da tenere nell'armadio in fianco agli scheletri, ai cocci rotti. Un gruppo con melodie strappaorgani e chitarre liquide e rumorose (immaginate un Neil Young che si butta sul repertorio dei Beatles o sui classici del soul) che ha sfornato in questi sedici anni dei grandi dischi - oltre a quelli già citati segnalo anche il bellissimo
Live (in cui casualmente trova spazio una versione di venti minuti di Cortez the killer del nostro Neil) ed il progressivo (non pensate a tastiere ed elfi) Perfect from now on.

E arriviamo a oggi.
A fine 2009, in America, è uscito
There is no enemy.
Disco di cui bisogna parlare partendo quasi dalla fine, dalla decima canzone:
Things fall apart. Una ballata classica (forse fin troppo, per loro), ma che deraglia in un trupudio di fiati e (per dio!) nella chitarra di Doug Martsch. Un meraviglioso assolo tra il puro genio e la pura casualità che esce dalle mani e dalla barba della sola persona capace di scrivere canzoni del genere.
Canzoni, quelle di
There is no enemy, che non sorprendono più il sottoscritto ma che scaldano lo stesso e non poco, in equilibrio tra ballate delicate (Nowhere lullaby, la luccicante Done) e chitarre stelle & strisce (Oh yeah e la punkeggiante Pat).
Un po' come quel vostro cugino che abita lontano e non vedete quasi mai, quello dei soliti due o tre aneddoti, che quando si presenta a casa vostra (magari non annunciato) avete tanto ma tanto piacere di vedere.